Meno precarietà e più diritti ai lavoratori, per la Cgil il confronto con il governo parte da qui

La Ministra Calderone è stata la prima del Governo Meloni a incontrare le Parti Sociali. Già dal mese di gennaio sono previsti alcuni incontri su tematiche importanti, la salute e la sicurezza sul lavoro e le pensioni.

La Ministra non manca quasi mai di richiamare al necessario dialogo sociale e di valorizzare il ruolo della contrattazione collettiva. Tutto bene si potrebbe quindi pensare.

La ministra Calderone

In realtà i primi atti del Governo e la presentazione alle Commissioni di Camera e Senato delle linee di azione prioritarie del Ministero non possono che preoccupare.
Nel nostro Paese coesistono due grandi emergenze, la questione occupazionale e quella salariale. Insieme possiamo dire costituiscono una vera emergenza democratica. Per questo la generazione di nuove opportunità di lavoro, stabile e di qualità, il contrasto alla precarietà e l’ampliamento dei diritti del lavoro ai lavoratori che oggi ne sono privi dovrebbe costituire la prima ossessione di ogni Governo.

Più lavoro precario

I dati pubblicati ieri della Fondazione Di Vittorio confermano questo scenario: la crescita dell’occupazione degli ultimi mesi è qualitativamente debolissima. Continuiamo ad avere uno fra i tassi di occupazione più bassi d’Europa, crescono il lavoro precario e i part time involontario, giovani e donne risultano ancora fra i più penalizzati. La popolazione lavorativa invecchia e avremo nei prossimi anni una drastica diminuzione della popolazione in età da lavoro. Tanti, troppi giovani, laureati ma non solo cercano il loro futuro fuori dall’Italia e non sempre per scelta.

Come si affronta una situazione così ? Certo non esistono le bacchette magiche e certo la prima condizione per la qualità del lavoro deriva dalla qualità degli investimenti, dalle scelte di sviluppo economico e produttivo, dal ruolo che si decide ( o ahimè non si decide ) di dare al welfare e allo Stato anche come datore di lavoro di ultima istanza, dalle politiche pre-distributive prima anche che quelle redistributive. Analisi, interventi, riflessioni che non abbiamo visto nelle scelte fatte con la legge di bilancio e nei progetti dell’esecutivo.

Tania Scacchetti, segretaria confederale Cgil

Le parole della Ministra Calderone e le azioni prioritarie da lei indicate non sembrano tutte andare nella giusta direzione. La prima questione attiene alla condizione di crescente precarizzazione del mercato del lavoro, che determina non solo una fragilità soggettiva dei lavoratori e delle lavoratrici ma anche un freno alla crescita economica e al benessere diffuso. Intervenire sulla regolazione del mercato del lavoro, riducendo la precarietà e abolendo alcune tipologie contrattuali è necessario e non più rinviabile se è vero come ed vero che esiste tanto troppo lavoro sottopagato, sfruttato, ricattato, privo delle più elementari tutele.

Invece si rimette mano al lavoro occasionale, ai voucher, per ampliarne la possibilità di utilizzo e si promette una nuova liberalizzazione dei contratti a termine. Non si guarda agli esempi virtuosi, come quello spagnolo, ma si continua a perseguire una logica di competitività tutta giocata sulla pelle dei lavoratori.

Da tempo proponiamo alla discussione pubblica di ragionare sulla necessità di investire su un unico contratto di inserimento lavorativo con finalità formative, ma non appare all’orizzonte la volontà di aprire su questo seriamente un confronto.

Voucher e ammortizzatori sociali

La seconda questione attiene alla spinta alla semplificazione ed alla sburocratizzazione che non può essere un processo che esclude le parti sociali e soprattutto non può diventare l’alibi per deregolare, ridurre, minimizzare diritti individuali e collettivi. Allo stesso tempo non possiamo permetterci arretramenti in tema di ammortizzatori sociali e non possiamo far passare come un processo orientato alla maggiore equità e alla maggiore giustizia sociale il previsto smantellamento del reddito di cittadinanza, che può certamente essere migliorato ma che non può essere dipinto come la causa della mancata occupabilità delle persone, specie in un mercato del lavoro che spinge su una domanda di basse qualifiche e per mansioni a basso valore aggiunto.

Infine anche sulla questione salariale gli impegni, sulla riduzione del cuneo fiscale oltre che sul recepimento della direttiva sul salario minimo e la contrattazione, sembrano essere vaghi, dilatati nel tempo e insufficienti mentre l’urgenza di dare risposte è immediata. La Ministra ha dichiarato di voler aprire un confronto aperto e sincero su questo e su altri temi su cui però alcune decisioni, penso ai temi legati all’immigrazione, sono state assunte e non vanno nella direzione giusta.
Con altrettanta sincerità ci porremo al confronto: il mercato del lavoro ha bisogno di scelte radicali, forti e in controtendenza con politiche che hanno compresso diritti e svalorizzato il lavoro.