Prima gli italiani?
Meno lavoratori stranieri, meno crescita per tutti

Chiudere tutto, senza criterio. Porte, porti e confini. In un raptus, neanche troppo improvviso, di insana disumanità. E di stupidità, fatemelo dire. Perché volendo essere cinici e mettersi per un attimo nei panni di chi ci governa, la politica del buttafuori proprio non giova all’economia di qualsiasi paese, il nostro in primis. A ricordarcelo, quasi ogni giorno, insigni professori ed economisti. Ad ignorarlo, quasi ogni giorno, insigni esponenti di questo approssimato governo. Senza scomodare i premi Nobel, partiamo da un assunto semplice semplice, da primo anno di ragioneria. Quando in Italia il lavoro aumenta, aumenta per tutti: italiani e migranti. Quando diminuisce, diminuisce per tutti: italiani e migranti.

pomodori, lavoro
Raccolta dei pomodori, Puglia. Foto di Ella Baffoni

Altra banalità: il lavoro crea lavoro. Una badante in più permette a una donna italiana in più di lavorare e viceversa. Ultima ovvietà: chiudere le frontiere in modo indiscriminato mentre gli italiani espatriano, vuol dire condannarci ad un destino funesto. L’allarme arriva dalla Fondazione Leone Moressa che ha appena ridisegnato la geografia dei Paesi Ue che più attraggono manodopera straniera. State comodi, per trovare l’Italia bisogna abbassare lo sguardo. E di parecchio. Ancora più giù, finché non arriviamo al punto. Relegati all’ultimo posto del vecchio continente. Dopo di noi nessuno.

Porti chiusi, economia a picco

Impegnati a fare la guerra alle ong e a criminalizzare la solidarietà, abbiamo da tempo chiuso le porte a doppia mandata a migliaia di lavoratori regolari e, di fatto, al nostro futuro. Persone fondamentali per sostenere la vita reale, le casse previdenziali e il welfare di un Paese sempre più vecchio ed economicamente sfilacciato. Dagli oltre 350mila permessi di lavoro concessi nel 2010, siamo crollati a meno di 14mila l’anno scorso. La maggior parte vengono accordati per ricongiungimento familiare. Rispetto alla popolazione residente, registriamo il tasso più basso di tutta l’Unione: i 13.877 permessi del 2018 equivalgono ad appena 0,23 ingressi ogni mille abitanti, contro una media Ue di 2,24.

ceramica lavoroMa c’è un’altra anomalia, tutta italiana, che ci fa guadagnare l’ennesima maglia nera. La nostra forza lavoro è per lo più stagionale, il 40,5%, mentre appena il 10,6% è dato da lavoratori altamente qualificati. Senza girarci troppo intorno: da noi arrivano per lo più braccianti agricoli, manovali, colf. In Germania ingegneri, in Polonia medici, in Ungheria docenti e avvocati.

Orban più progressista di Salvini

Di tutt’altra pasta è fatta l’Europa. Il risiko socio-economico comunitario ha ben altri obiettivi e le prospettive sono decisamente migliori. Nel 2018 sono stati rilasciati complessivamente 3,2 milioni di permessi di soggiorno: record in Polonia, con 683mila, seguono Germania (544mila) e Regno Unito (451mila). E l’incremento maggiore è proprio alla voce “permessi per lavoro”, mezzo milione in più rispetto a dieci anni fa. Anche l’Ungheria ultrasovranista di Orban lo scorso anno ha concesso 31mila permessi per lavoratori stranieri: 26mila in più rispetto al 2009.

Vecchio rancoroso Belpaese

agricoltura, nabi niasse
Lavoro nei campi. Dipinto da Nabi Niasse

Enrico Di Pasquale, ricercatore della Fondazione Leone Moressa, parte da un assunto incontrovertibile: “L’Italia vive una drammatica situazione demografica. Da una parte l’allarme natalità, dall’altro l’invecchiamento della popolazione. Per questo motivo il nostro Paese è destinato a fare i conti con la necessità di nuova manodopera perché una nazione che invecchia ha bisogno di lavoratori che mantengano i sempre più numerosi anziani”.

Lo hanno capito tutti, tranne noi. “Gli altri Paesi europei, compreso il gruppo di Visegrad, continuano a far entrare migranti economici, evidentemente funzionali allo sviluppo dell’economia locale”. Da noi accade l’esatto contrario. “Il fatto che negli ultimi anni abbiamo visto un calo degli ingressi per lavoro e un aumento degli ingressi irregolari, possiamo ipotizzare che ci sia un legame tra i due canali. Ovvero che la chiusura delle entrate legali abbia portato l’aumento di quelle illegali. Chi cerca lavoro e non scappa dalla guerra è costretto comunque a salire su un barcone”. Quindi? “Quindi potremmo ipotizzare – conclude Di Pasquale – che un’apertura di canali regolari, sicuri e controllati sarebbe funzionale alla nostra economia e avrebbe anche un effetto di riduzione dei flussi irregolari”.

Nel frattempo i ragazzi italiani scappano

 

mani lavoro
Altro paradosso di una politica ostile allo straniero-lavoratore coinvolge il delicato tema della previdenza. In un sistema pensionistico a ripartizione come il nostro, i contributi di chi lavora servono ogni anno a pagare le pensioni di chi si è ritirato dalla vita attiva. Oggi abbiamo circa due pensionati per ogni tre lavoratori. Il rapporto è destinato a salire nei prossimi anni, fino ad arrivare, secondo alcuni scenari, a un solo lavoratore per pensionato. Anche per questo i nostri giovani scappano dal Belpaese.

Per Tito Boeri, ex presidente dell’Inps e ora tornato ad essere la punta di diamante della Voce.info, “puntare sull’integrazione degli immigrati vuol dire rendere più appetibile il nostro mercato del lavoro per tutti i giovani perché vuol dire spalmare su più teste gli oneri di pagare le pensioni, versare al fisco una quota minore della retribuzione e rendere così più facile la ricerca di lavoro. Vuol dire anche assicurare ai pensionati che gli assegni che ricevono non verranno un domani ritoccati per fare cassa”.

Il dato è drammatico. Ogni anno perdiamo circa 150mila giovani, tra i 25 e i 44 anni, molti dei quali altamente qualificati, e questa emorragia di capitale umano è aumentata proprio negli anni in cui diminuiva l’immigrazione. “Invece di pensare a rendere il nostro Paese sempre meno ospitale per scoraggiare chi vuole venire da noi a lavorare – continua Boeri – dovremmo fare esattamente l’opposto: rendere l’Italia un bel paese, non solo per i turisti, ma anche e soprattutto per chi vuole investire su se stesso e sulle persone che gli stanno attorno”. Ricetta facile facile, che potrebbe capire perfino Salvini.

Stefano Milani, RadioArticolo1
https://www.radioarticolo1.it/audio/2019/07/31/41550/porti-chiusi-economia-a-picco