Ecco come l’Italia
diventa piccola piccola

Non era mai successo, prima. Non dai tempi dell’unità, almeno. Non era mai successo che in Italia nascessero così pochi bambini: appena 473.438 nel 2016, con un tasso di natalità di appena il 7,8 per mille. Così, spiega il CENSIS nel suo ultimo rapporto su La società italiana al 2017, il paese rimpicciolisce. Non in termini geografici, ma in termini demografici.

Non è un grido di allarme. È una constatazione. Gli italiani residenti nel 1991 erano infatti 56.417.000, Nel 2016 erano 55.542.000: insomma, negli ultimi 25 anni siamo diminuiti, in termini assoluti, di 875.000 unità. La causa del declino demografico è, soprattutto il basso indice di fertilità: appena 1,26 figli per donna. Ben al di sotto della soglia di riproducibilità (2,1 figli per donna). Insomma, gli italiani fanno pochi figli.

Il declino assoluto della popolazione italiana residente è stato tuttavia compensato largamente dall’arrivo di migranti: se nel 1991 gli stranieri regolarmente residenti nel nostro paese erano 356.000, nel 2016 sono saliti a 5.047.000. Risultato netto, tra il 1991 e il 2016 la popolazione totale residente in Italia è aumentata di più di 4 milioni di persone.

Ma se per molti anni i migranti hanno largamente compensato il declino demografico del nostro paese, ora – avverte il CENSIS – non succede più. Intanto, a causa della crisi economica e delle politiche non proprio di apertura del paese, arrivano meno migranti. Inoltre il tasso di fertilità delle donne straniere residenti in Italia è diminuito, da 2,43 figli del 2010 a 1,97 figli del 2016. Certo la fertilità delle straniere è maggiore di quella delle italiane, ma anche loro fanno sempre meno figli e per la prima volta anche il loro tasso di fertilità è sceso al di sotto del tasso di riproducibilità.

Il risultato è che la popolazione complessiva residente in Italia inizia a decrescere in termini assoluti. Nel 2016 è diminuita, infatti, di 76.106 persone. Ed è il secondo anno consecutivo che succede, perché già nel 2015 la popolazione si era ridotta di 130.061 unità.

Tutto questo ha già comportato un cambiamento senza precedenti della struttura demografica del nostro paese. Non solo siamo sempre meno, ma siamo sempre più vecchi. Negli ultimi 25 anni il numero di giovani (di età compresa tra 0 e 34 anni) è passato dai 26,7 milioni del 1991, pari al 47,1% dell’intera popolazione, ad appena 20,8 milioni nel 2016, pari al 34,3% della popolazione totale. Detto in altri termini, nell’ultimo quarto di secolo l’Italia ha perduto 5,9 milioni di giovani. In particolare, i giovani di età compresa tra i 19 e i 34 anni sono passati dal 24,7 al 17,0% dell’intera popolazione.

In compenso sono cresciuti gli anziani. I residenti di età superiore ai 65 anni sono, ormai, il 22,3% della popolazione. Erano il 15,5% nel 1991. In particolare si è ribaltato il rapporto anziani/giovani. Nel 1982 c’erano 62 anziani (di età superiore ai 65 anni) ogni 100 ragazzi (di età compresa tra 0 e 14 anni); nel 1991 si era già raggiunta l’eguaglianza, tanti anziani quanti ragazzi; nel 2017 ci sono 165 anziani ogni 100 giovani. Le previsioni dicono che saliranno a 240 nel 2032 e a 277 nel 2042.

In definitiva, la popolazione italiana non solo diminuisce (lentamente), ma invecchia (rapidamente). Questo processo demografico ha conseguenze sociali enormi. Ed estremamente complesse. Niente affatto lineari. Basti pensare che pur avendone sempre meno, l’Italia riesce a dare un lavoro solo a tre giovani su cinque. La mancanza di giovani e la presenza sui luoghi di lavoro di persone sempre più anziane non favorisce certo la capacità di innovazione del paese.

L’Italia rimpicciolisce non solo in termini demografici. Ma anche di creatività. La presenza crescente di anziani comporta nello stesso tempo sia un aumento della domanda di sanità sia una domanda di ruolo sociale attivo. Così, il fatto che la società diventi sempre più anziana implica la necessità di una riflessione profonda per trovare un nuovo e ottimale equilibrio tra le diverse fasce di età. Riflessione di cui, nel nostro paese, non c’è gran traccia.

Dobbiamo chiederci: il declino demografico può essere bloccato?

Ritorneremo sul tema dal punto di vista ecologico. Ma intanto bisogna considerare che non c’è dubbio che una decrescita demografica non regolata crei gravi squilibri, i quali vanno governati. E, dunque, il decino demografico italiano può essere contrastato solo in due modi, non necessariamente alternativi: 1) aiutando i residenti a fare più figli e creando le premesse per un aumento del numero di figli per donna; 2) aumentando il flusso netto dei migranti (la differenza tra coloro che vanno via e coloro che vengono in Italia). Sono ormai di più gli italiani, per lo più giovani qualificati, che vanno via dal nostro paese che non gli stranieri, per lo più giovani ma, dice il CENSIS, scarsamente qualificati, che vengono a risiedere in Italia.