Meloni, esordio all’insegna del linguaggio di destra con la coalizione che scalpita

Autoritaria ma non autorevole. Radicalmente di destra. Figlia, negli sguardi, negli atteggiamenti e nel linguaggio, della sua parte politica di cui non rinuncia ad usare il lessico. In quel “non arretreremo”, “non indietreggeremo”, “non tradiremo”, pronunciati anche nel giorno in cui ha strizzato l’occhio all’altra parte sottolineando la sua poca simpatia per i regimi antidemocratici, fascismo compreso, c’è tutta la storia politica e umana di Giorgia Meloni. La storia di una “sfavorita” che ama stravolgere i pronostici. E questo conferma di essere intenzionata a fare, almeno ascoltando tutto il suo discorso e la successiva replica, pronunciati per ottenere la fiducia alla Camera, ottenuta con 235 voto in attesa del Senato.

E’ lungo l’elenco degli impegni  illustrati dalla premier per cercare di condurre in porto la nave più bella del mondo, la nazione Italia, che sta conoscendo difficoltà enormi nel pieno di una tempesta. Ma le cui prospettive positive sembrano migliori di altri Paesi poiché sulla plancia c’è lei, la prima donna alla guida del governo, colei che ha rotto il soffitto di cristallo, facilitando in teoria le prospettive di tutte le altre che ha voluto rassicurare sui possibili diritti in discussione. Colei che ha salito i gradini costruiti negli anni dalle tante che l’hanno preceduta in impegni diversi. Donne di ispirazioni diverse. C’è posto per Nilde Iotti e Tina Anselmi e per giornaliste come Oriana Fallaci, Ilaria Alpi e Maria Grazia Cutuli. Marta Cartabia, prima presidente della Corte Costituzionale ed Elisabetta Casellati, prima donna alla guida del Senato, ma una citazione quasi obbligata anche per gli equilibri interni alla coalizione. Un omaggio anche alle tante vittime della criminalità organizzata, da Falcone a Borsellino a Pio La Torre, con l’impegno a contrastarla meglio di come è stato fatto finora. Con le inchieste, gli arresti, la gestione dei beni confiscati.

Ma nella coalizione c’è chi scalpita

dal sito www.governo.it

Una coalizione che scalpita e che al momento le sta dando più problemi di una opposizione che non riesce a trovare una strada comune per riuscire organizzare un percorso tale da contrastare le iniziative prossime venture di un governo, forte nei numeri, ma con un livello di conflittualità imprevedibile alla chiusura delle urne. A testimoniarla l’iperattivismo di Matteo Salvini, seduto alla destra della premier, che in tempo record ha già anticipato un progetto di governo che stride con quello di Meloni che, per esempio, la riforma delle pensioni l’ha rinviata a data da destinarsi. E l’atteggiamento sotto tono di Antonio Tajani, alla sinistra, che la sua poltrona l’ha salvata per un soffio ma ora deve battersi per quelle di seconda fascia che dovranno essere molte di più per pareggiare i conti di poltrone con gli alleati. Almeno la pensa così Berlusconi che deve tenere buoni i suoi, pena un altro esodo anche più sostanzioso di quello che c’è stato.

Andando per punti, un lungo elenco di impegni di cui non è stata data alcuna spiegazione sul dove e come saranno trovato i fondi per poterli realizzare. Dichiarazioni programmatiche in cui non sono mancati i ringraziamenti al presidente della repubblica, al Papa, al predecessore anche se le critiche al governo di Mario Draghi  non sono mancate su certi punti specifici come, ad esempio, la gestione della pandemia. Non rifarà mai gli stessi errori. Parole dure che hanno autorizzato il ritorno dell’ipotesi di una possibile Commissione d’inchiesta sul Covid. O quella dell’immigrazione che, accantonato il blocco navale, potrebbe, dice lei, essere arginata intervenendo nel paese d’origine. Sotto gli occhi perplessi di Salvini che, come si sa, non disdegna ma auspica soluzioni più radicali.

L’attacco al reddito di cittadinanza

Sintonia con l’Europa, ma che nessuno si permetta di intervenire o giudicare l’Italia che non ha bisogno di vigilanti.  E che è e sarà un partner affidabile dell’alleanza atlantica. Sostegno totale all’Ucraina nella risposta eroica all’invasione russa e la conferma che la libertà di Zelensky e dei suoi non sarà barattata con la nostra tranquillità. In tema economico l’impegno a gestire al meglio il Pnrr. La riforma presidenzialista è stata illustrata come indispensabile. Nuovi meccanismi fiscali ma non subito. Lotta all’evasione. E un attacco duro, sulla scia degli impegni presi in campagna elettorale, al reddito di cittadinanza che dovrebbe essere erogato a categorie molto più ristrette rispetto a quelle attuali. Sostegno solo ai soggetti fragili, agli anziani in difficoltà, agli invalidi. Chi è in grado di lavorare deve farlo. Giusta osservazione. Ma se il lavoro non c’è? Se non ci sono strumenti di formazione e accompagnamento al lavoro? Si vedrà.