Medicane, il nuovo mostro che il riscaldamento globale ci porta in casa

Gli ultimi giorni di un ottobre che presto verrà registrato fra i più caldi del secolo si connotano anche con una novità. Una novità meteorologica che si è presentata col nome abbastanza nuovo di ciclone mediterraneo. Un fenomeno meteorologico che per le caratteristiche (un ciclone) e per l’area interessata (il Mediterraneo) viene indicato con una parola che va ad arricchire il nostro vocabolario: medicane. Nome che deriva da MEDIterranean hurriCANE, cioè uragano del Mediterraneo. E questo è un altro regalo del mutamento climatico, dal momento che eventi di questo tipo sono propri dei tropici, sulle coste americane e su quelle dell’Asia orientale, e molto rari da queste parti. Quindi la loro sempre più frequente presenza nel Mediterraneo sta anche ad indicare la progressiva tropicalizzazione del bacino del Mediterraneo: sponda sud soprattutto.

Dobbiamo non solo prenderne atto, ma anche rassegnarci a fare i conti con quest’altro “evento estremo”. E dobbiamo chiederci: questo uragano e le conseguenti alluvioni abbattutesi su Calabria e Sicilia devastando d’acqua Catania da che cosa hanno origine? Che cosa si può fare per ridurre il danno?

Una risposta chiara chiara è quella che ha dato Salvatore Pascale ricercatore di Fisica dell’atmosfera all’Università di Bologna, a Giacomo Talignani che glielo chiedeva su “Repubblica” il 27 ottobre: “Il riscaldamento globale incide sugli eventi estremi precipitativi. Ne fa aumentare la frequenza e, soprattutto, l’intensità. In particolare a causa del surriscaldamento il nostro mare Mediterraneo è sempre più caldo: significa che l’atmosfera trattiene sempre più vapore acqueo e poi lo scarica con piogge e intensità maggiori, anche mai viste prima. Se le previsioni per i prossimi giorni sono decisamente brutte, quelle per i prossimi decenni sono tragiche: in scenari di +2 gradi e oltre, eventi come questi saranno drammaticamente più intensi”.

La Cop 26 a Glasgow

Anche di questo dovranno parlare alla Cop 26 di Glasgow dal 31 ottobre al 12 di novembre. Ma intanto siamo a Catania. Che si può fare? Cominciamo a vedere che cosa si poteva/doveva fare prima. Prima ancora che si potesse parlare di medicane, negli ultimi 40 anni vi sono stati a Catania diversi  morti provocati dalla violenza delle acque. Tanto che nel 1985 fu decisa la costruzione di un “canale di gronda”. Cioè di una grande tubatura lunga nove chilometri capace di raccogliere le acque piovane su Catania e sul suo sempre più urbanizzato hinterland. Più urbanizzato significa con un suolo più impermeabilizzato, sul quale quindi le acque scorrono e acquistano violenza ulteriore lungo la “discesa”. Dopo 37 anni quel canale attende ancora di essere costruito o, comunque, totalmente terminato e il grave ritardo dipende da motivi burocratici ed economici. Se fosse stato funzionante in questi giorni ben altre, meno drammatiche, conseguenze vi sarebbero state a Catania. Ora sotto la spinta della tragedia di fine ottobre è verosimile che si rimetterà mano ai lavori. Il che significa che, secondo le previsioni, se non vi saranno altri intoppi, fra tre anni il canale di gronda entrerà in funzione.

Catania non è nuova a disastri con danni materiali e vittime umane. Quello certamente più drammatico è stato il terremoto che distrusse la Val di Noto nel 1693. Ne risentì fortemente anche la città etnea: «L’orribilissimo terremoto dell’anno 1693 – si legge in una cronaca del tempo – è stato, senza alcun dubbio, il maggiore il più pernicioso che tra tanti avesse danneggiato la Sicilia, e sarà sempre l’infaustissima sua memoria luttuosa negli annali dell’isola, tanto per la sua durazione, quanto per la rovina portata dappertutto… fu sconquassata tutta la Sicilia con violentissimo terremoto, con la strage e danno non accaduti maggiori ne’ secoli scorsi.» (A. Mongitore, Istoria cronologica de’ terremoti di Sicilia 1743)

Sempre più eventi estremi

Che cosa si fece dopo? Si ricostruì la città non solo in tempi meno biblici di quelli occorrenti per il completamento del canale di gronda, ma anche con una vera e propria architettura (non ancora ingegneria) antisismica realizzata con strade abbastanza larghe in relazione all’altezza dei palazzi. E fu così che la città si poté fregiare di una lapide con questa frase: “Melior de cinere surgo”, (rinasco migliore dalle ceneri).

Non riesco ad immaginare analoga resurrezione dalle acque di ottobre, ma bisogna realisticamente prendere atto di una previsione come quella di Salvatore Pascale e, cioè, che se non si riuscirà a contenere a livello globale l’incremento delle temperature, “in scenari di +2 gradi e oltre, eventi come questi saranno drammaticamente più intensi”. La conclusione è che per arrivare a rimedi definitivi i tempi sono medio-lunghi; pertanto nell’immediato e nel breve periodo bisognerà attrezzarsi per affrontare la ricorrenza di eventi estremi come quello che la Sicilia, la Calabria, il bacino del Mediterraneo potranno dover affrontare.