Maturità 2022: finalmente una sessione “normale” e al passo coi tempi

“Durata massima sei ore”. Così il Ministero dell’Istruzione conclude il documento ufficialissimo (dopo la consueta sarabanda d’ipotesi) con le sette tracce per la prova scritta d’italiano della maturità 2022. E comunque, nessuno dell’oltre mezzo milione di studenti potrà “lasciare l’Istituto prima che siano trascorse 3 ore dalla consegna delle tracce”. Tracce, non svolgimenti, quasi a rassicurare ancor di più il pueblo maturando, operazione cui si è dedicato nelle ultime settimane il ministro Bianchi, una volta presa la decisione – sacrosanta – di riproporre dopo due anni il tema d’italiano nonostante le proteste di non pochi studenti. “Tracce” sulla base di tracce ministeriali, dunque, e mica poi tanto evanescenti, come vedremo, ma ben solcate nel terreno, per un ammaraggio guidato al minimo di righe consentito dalla decenza, la verve, la preparazione e la voglia dei ragazzi e delle ragazze. Tu quanto hai scritto? E che tema hai fatto?

Giovanni Pascoli

Dall’antico al moderno: Pascoli, Verga, Segre

“C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d’antico”. E l’antico non è solo la presa d’atto che nella nostra italica scuola, alla faccia del Pnrr, della rivoluzione digitale e delle meravigliose sorti e progressive auspicate e oliate da trenta miliardi di fondi destinati, il booster principale per la carriera dei docenti era, è e sarà il criterio dell’anzianità: scuola nuova tra cloud e informatizzazione da una parte, sclerosi buro-corporative intangibili dall’altra. L’antico è anche il buon Giovanni Pascoli, chiamato ad aprire il corteo delle tracce coi versi de “La via ferrata”, dalla raccolta Myricae”. Un prova di analisi e interpretazione di un testo letterario con qualche insidia, al di là degli “argini su cui delle mucche tranquillamente pascono”. Qual è la struttura metrica? qual è l’elemento lessicale ricorrente? E infine caro studente, un po’ di Pascoli te lo sei masticato o no?

Giovanni Verga

In quest’ultimo caso, sempre restando sull’analisi di un testo letterario, c’è, come seconda traccia, l’opzione Verga, meno ostica. Degnissima e nodale figura il gran Giovanni delle patrie lettere e però qualcosina un po’ brada e contemporanea mai? Un autore non consacratissimo, una provocazione? (poi viene pure il dubbio che siano gli studenti stessi, in questi anni molto allineati e coperti, a temere sortite fuori dal recinto, a cercare sicurezze). Non scherziamo neppure, ecco Verga con “Nedda. Bozzetto siciliano”, una storia di povera gente, di “ultimi”, perfetta per un sunto agevole – come da richiesta ministeriale – e qualche considerazione sul Verismo.

Con la terza traccia, che chiama gli studenti ad argomentare e dar prova d’intelligenza del cuore e della mente, si entra nel fuoco perenne e mai domato una volta per tutte del razzismo infame. Il brano di Liliana Segre, tratto dal libro “La sola colpa di essere nati” , scritto con Gherardo Colombo, spiega pacatamente ma inesorabilmente, il graffio non rimarginabile della persecuzione antisemita sull’anima di una piccola innocente, prima additata e poi espulsa da scuola: “È proprio come in quel terribile gioco tra bambini, in cui si decide, senza dirglielo, che uno di loro è invisibile. L’ho sempre trovato uno dei giochi più crudeli. Di solito lo si fa con il bambino più piccolo: il gruppo decide che non lo vede più, e lui inizia a piangere gridando: «Ma io sono qui!». Ecco, è quello che è successo a noi, ciascuno di noi era il bambino invisibile”. Pure qui, l’assetto del tema da svolgere è ben definito e guidato come pure per la traccia che prende spunto dal volume “Musicofilia” di Oliver Sacks: l’uomo e la sua “necessità” di musica, che ci invade fin dall’infanzia. Ottima scelta, ben calibrata per un’età studentile in cui davvero note e testi sono vita e linguaggio.

Liliana Segre

Spazio al Nobel Parisi e alla cultura digitale

Si passa, in seguito, alle preoccupate parole del fisico premio Nobel 2021 Giorgio Parisi sull’equilibrio compromesso dell’ecosistema e l’àncora della scienza, una traccia affine a quella ispirata dal testo di Luigi Ferrajoli “Perché una Costituzione della Terra?”. Tra pandemia e destino dell’uomo: “Colpendo tutto il genere umano senza distinzioni di nazionalità e di ricchezze, mettendo in ginocchio l’economia, alterando la vita di tutti i popoli della Terra e mostrando l’interazione tra emergenza sanitaria ed emergenza ecologica e l’interdipendenza planetaria tra tutti gli esseri umani, questa pandemia sta forse generando la consapevolezza della nostra comune fragilità e del nostro comune destino. Essa costringe perciò a ripensare la politica e l’economia e a riflettere sul nostro passato e sul nostro futuro”. Attualità e libri appena pubblicati, buonissima cosa, anche se su problematiche così epocali e planetarie si corre il rischio della genericità, del pathos a buon prezzo, delle – scriveva Umberto Eco – “considerazioni in malafede sulla sofferenza dei passerotti”. Non meno stuzzicante l’ultima traccia proposta: la rete, internet, i rischi del mondo nuovo digitale, ispirata dal volume di Vera Gheno e Bruno Mastroianni “Tienilo acceso. Posta, commenta, condividi senza spegnere il cervello”.

Chissà se i diciottenni d’oggi si sogneranno, tra incubo e nostalgia, la maturità, come succede a tanti. Che materiale prezioso, delicato e degno d’amore sono le giovani menti. Meritevoli di studi non mortalmente ammorbiditi dallo svacco contemporaneo, ma all’altezza di un nuovo umanesimo. Di una istruzione che ormai in molti rivogliono qualificata, di una scuola viva e cooperante con le altre istituzioni nodali della società. Per non rassegnarsi, come diceva il poeta russo Mandel’stam, in nome di “una malintesa idea di democrazia e di egualitarismo a render deboli i saperi anziché forti gli allievi”. Se non investiamo lì, la ruzzola dell’Italia verso gli ultimi posti in Europa non sarà solo garantita, com’è adesso, ma duratura.