Il vecchio-nuovo presidente e la forza della dignità

 

“Non posso sottrarmi alla nuova chiamata, dobbiamo costruire l’Italia del dopo emergenza”. Dopo aver ribadito il concetto della prima ora, che lo ha portato ad accettare l’imprevisto secondo mandato nato dalle difficoltà apparse insormontabili ai rappresentanti di una politica prigioniera delle proprie incapacità, Sergio Mattarella, nell’aula di Montecitorio ha rivolto ai suoi grandi elettori un intenso discorso (qui il testo integrale). Ha spiegato con puntualità come intende il rinnovato incarico, parlando in realtà direttamente ai cittadini per rassicurarli  A quegli italiani che in lui hanno una fiducia massima e i cui interessi concreti e ideali sono troppo spesso sacrificati in un contraddittorio scontro tra le parti che dimenticano la realtà del Paese. “Giorni travagliati” anche per il presidente uscente e non solo per il Parlamento bloccato, vissuti dalla politica dimenticando l’obbligo di salvaguardare “la dignità della persona” che deve essere il vero obbiettivo di essa.

Sergio Mattarella
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella davanti al Parlamento in seduta comune per la cerimonia di giuramento
(foto di Francesco Ammendola – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

I presenti in aula hanno dispensato al presidente più di una cinquantina di applausi, quasi liberatori per l’apparentemente evitata strigliata. Ma dentro il discorso di insediamento ci sono molti compiti da fare per il Parlamento, per il governo, per i partiti. Gli italiani si saranno sentiti certamente rassicurati dalle parole di Mattarella che non ha dimenticato nessuno.

A tutti ha garantito il suo impegno in un settennato – perché tale è la durata del suo impegno ed è apparso subito chiaro che nessuna scorciatoia ha intenzione di intraprendere – che si preannuncia di svolta. Durante il quale il Paese dovrà misurarsi con la fine della pandemia, e non è mancato il ringraziamento a quanti, medici, infermieri, personale sanitario, forze dell’ordine sono stati in prima linea nella guerra contro un nemico sconosciuto venuto da lontano.

 

Ha richiamato il presidente le riforme indispensabili per un’Italia più moderna a cominciare da quella della giustizia, con i rapporti con l’Europa che ha dispensato molti fondi ma che si attende un impegno altrettanto forte, con possibili conflitti che possono arrivare troppo vicini ma da fronteggiare con fermezza e unità. Con la necessità di superare le diseguaglianze che “frenano ogni crescita” ed un particolare sguardo all’ambiente per fronteggiare le conseguenze drammatiche di questi anni con prospettive ancora peggiori. Con il rispetto delle donne sia nel mondo del lavoro, in cui persiste una inaccettabile discriminazione, che nei rapporti familiari, affettivi, di consuetudini tradite.

La violenza sulle donne è inaccettabile.  Un crimine. E lo è la mancanza della difesa del diritto alla vita, come accade ai migranti che arrivano in cerca di una vita dignitosa come deve essere quella di chi ha sbagliato ma che il carcere deve aiutare a ritrovare una umanità troppe volte umiliata dietro le sbarre. Non ha dimenticato gli studenti un presidente da sempre sensibile alle necessità, ai bisogni, ai sogni dei giovani che hanno vissuto anni difficili e che temono un futuro all’insegna di un precariato senza futuro.  “Costruire un’Italia più moderna è il nostro compito ma affinché la modernità sorregga la qualità della vita e un modello sociale aperto è necessario assumere la lotta alle diseguaglianze e alle povertà come asse portante delle politiche pubbliche”.

Impegni su cui il governo dovrà misurarsi senza dimenticare la centralità del Parlamento e su cui i partiti dovranno dare una prova di maturità che per ora, mettendosi alcuni di traverso come hanno finora fatto, non sembrano pronti a superare. “Non spetta a me indicare i percorsi riformatori da seguire” ha detto il presidente ma è apparso chiaro che l’indicazione a coloro cui spetta tracciare la strada, e percorrerla,  è quella di tenere al centro dell’azione l’interesse degli italiani. Attraverso le indicazioni chiare emerse nell’intervento.

Dignità. Questo è stato il filo rosso del discorso di Mattarella. Da ricercare in ogni rapporto civile, in una società inclusiva che non escluda nessuno, nell’accettazione dell’altro, nel rispetto di genere, in una informazione libera. Dignità “è un Paese libero dalle mafie, dal ricatto della criminalità, dalla complicità di chi fa finta di non vedere”. La dignità si raggiunge con la capacità di dialogo con gli altri schierati anche su fronti avversi, nel rispetto delle istituzioni cui tocca la responsabilità di essere esempio su questo percorso. Una speranza che speriamo si avveri. “La speranza siamo noi, auguri alla nostra speranza”. Con le parole di David Sassoli, uomo dell’inclusione e delle istituzioni, scomparso troppo presto, il presidente Mattarella ha dato il via ad un settennato difficile ma affascinante.