Majorino si presenta e sfida Fontana con un programma riformatore

Pierfrancesco Majorino, candidato del Pd alla prossime regionali lombarde, parlamentare europeo, si è presentato ai milanesi. Cominciamo dalla cronaca. Una giornata di pioggia e di cielo grigio. Una giornata di autunno milanese. Appuntamento in un cinema, il Puccini, diventato un teatro, Elfo Puccini, in corso Buenos Aires, via del commercio. Tanta gente molto prima dell’avvio annunciato, ore 11, per conquistare le prime fila o almeno qualche posto a sedere. Presto “tutto esaurito” e, in pochi minuti esaurita anche la seconda sala, aperta nell’emergenza. Chi non ce la fa, torna a casa: c’è la diretta streaming… Se si comincia, così, c’è da sperare, dopo ventotto anni di governo delle destre, Formigoni, Maroni, Fontana, Fontana che si ricandida dopo il covid , la tragedia e le sue personalissime disavventure, tra i camici del cognato tessitore e la lettera svelata dal “Domani”: “Un’email partita alle 16.59 del 28 febbraio 2020 dalla casella postale del presidente lombardo Attilio Fontana. Un documento finora inedito, letto da Domani, che certifica non solo che la regione più colpita dal Covid-19 nella prima ondata pandemica non chiese mai formalmente una zona rossa per la provincia di Bergamo, e soprattutto per la Val Seriana dove sono morte oltre seimila persone in poco meno di due mesi, ma dimostra anche che al contrario i vertici regionali chiesero ufficialmente al governo di restare in zona gialla, ovvero di mantenere le misure blande dei giorni precedenti…”. Lo si immaginava: troppe pressioni da parte di imprenditori grandi e piccoli, molti probabili elettori. Tanto basterebbe per mettersi da parte. Ma Fontana non molla, si ricandida contro la signora Moratti, che fu con lui alla sanità nei mesi della pandemia, vicepresidente della Regione, a caccia adesso di una presidenza per concludere la carriera, circondata da calendiani, ex leghisti, centristi, ex di Forza Italia, ex comunisti, e mi scusino se mi richiamo al Circo Barnum.

Sala: al Pirellone una amministrazione pessima

Pierfrancesco Majorino, candidato presidente della Regione Lombardia, sfida il leghista Attilio Fontana
Pierfrancesco Majorino, candidato presidente della Regione Lombardia

Parla il sindaco Sala (Majorino fu assessore al welfare nella sua prima giunta), che accusa la regione di amministrazione pessima a proposito di sanità, trasporti, case… Parlano testimoni meno noti delle vicende lombarde e fanno capire che il problema più grosso, più sentito è sempre la sanità, la decantata sanità lombarda, la sanità delle eccellenze, la sanità prestata ai privati, organizzata o disorganizzata in modo tale che se paghi hai l’esame dopo un giorno, se non paghi dopo sei mesi o un anno.

Tanti nomi celebri nel pubblico. Ricordiamo solo Giuseppe Guzzetti, che si avvia ai novant’anni, già democristiano, ora nel Pd, grande banchiere e presidente della Fondazione Cariplo, uomo saggio e colto.

Tocca a Majorino. Che saluta: “Amici e compagni”… Si può dire ancora “compagni” ?

Tre parole all’inizio potrebbero sintetizzare una cultura politica: “prima le persone”. Dopo l’indecente salviniamo “prima gli italiani”, qualcuno finalmente sa indicare il soggetto e l’oggetto di qualsiasi impegno, di qualsiasi battaglia di civiltà, di qualsiasi strategia democratica, le persone nella loro concretezza, nei loro bisogni, nelle loro aspirazioni, persino nei loro “desideri”.

Il nodo sanità: ridare forza a quella pubblica

Poi l’elenco che ne discende (e un elenco non può essere anche il nostro): in primo luogo la sanità, per ridare forza a quella pubblica senza comprimere le eccellenze del privato, per cancellare le scandalose liste d’attesa, per ripristinare i fondamentali presidi della medicina di base, poi i trasporti, la scuola, la salvaguardia dell’ambiente (la “bellezza dei nostri territori”), la difesa del suolo pubblico (e quindi un nuovo piano urbanistico regionale), l’abitare per tutti, il lavoro contro la miseria dei salari… Majorino non si è dimenticato degli incidenti sul lavoro, un altro primato lombardo, e per questo ha parlato di prevenzione, controlli, di verifica degli appalti, di medicina ancora.

Giuseppe Guzzetti, presidente di Fondazione Cariplo

Il candidato non ha quasi fatto cenno ad alleanze, schieramenti, patti elettorali. Per fortuna, nostro commento. Un solo riferimento ai cinquestelle, quando ha ringraziato il “Conte2”, per quanto operato in Europa per la conquista dei fondi del Pnrr.

La necessità delle alleanze

Vincere per cambiare. Siamo in campo per portare aria fresca e nuova. Mi candido e lo faccio con passione e con riconoscenza”. Ma può vincere Majorino? I sondaggi lo danno sconfitto, giustamente lui definisce i sondaggi “surreali”. Può vincere se si realizza davvero unità attorno al suo nome. Anche con i cinquestelle, che valgono quel sei o sette per cento che avvicinerebbe Majorino a Fontana.

Mi pare che Majorino non abbia mai usato la parola “sinistra”, anche se ha presentato un programma profondamente di sinistra, ma non identitario, costruito invece su temi e conseguenti proposte molto concreti. Si è presentato da autentico “riformatore”, esente da inclinazioni ideologiche. E’ stato bello quando una signora, attiva volontaria nelle associazioni di un quartiere di periferia, ha ricordato la sua presenza costante, all’epoca dell’assessorato ai servizi sociali, nelle strade, nelle comunità, nei centri di assistenza, ha ricordato i chilometri percorsi per vedere, capire e magari rispondere. “Ci è stato vicino”, ha concluso. Vicinanza ha promesso Majorino e vicinanza sarebbe il passo obbligato per ridare senso ad una Regione divenuta negli anni un elefante burocratico, dispensatore di mance, di favori, gestore di clientele (la sanità pubblica, come ha ricordato Majorino, lottizzata dalle cordate imposte dai gruppi di maggioranza). I grattacieli di Formigoni esemplificano la mediocre quanto mastodontica realtà regionale. Majorino ha promesso il suo ufficio di presidente in uno dei tanti locali in abbandono nelle case Aler (case di edilizia popolare gestite pessimamente dalla Regione). In periferia: giusto per parlare subito una lingua diversa rispetto a quella dei suoi predecessori.