Mafia a Foggia, un libro ne scava le radici:
“La città ideale” di Antonio Fortarezza

Qualche settimana fa, il 5 agosto, il comune di Foggia è stato sciolto per infiltrazioni mafiose e affidato a una commissione straordinaria. Esito annunciato dallo scandalo che ha costretto alle dimissioni il sindaco della Lega Franco Landella dopo l’arresto di alcuni funzionari del comune e consiglieri comunali di maggioranza per corruzione. Anche l’ex sindaco è stato arrestato il 21 maggio, e poi messo ai domiciliari, per corruzione e tentata concussione.
Perché la mafia a Foggia? A camminare per le sue strade la città, massacrata come tante dalla speculazione edilizia e dall’abusivismo, non se ne capisce la ragione. Molto si capisce invece se si legge “La città ideale. Fra delitti e riscatto civile” di Antonio Fortarezza (pgg. 283, 21.50 euro, Cacucci editore). Un’analisi fitta di testimonianze che segue un documentario (Fortarezza è un filmaker) uscito qualche tempo fa.

La bellezza nascosta

Foggiano immigrato a Milano, alla sua città, alla sua terra è rimasto profondamente legato. Si ribella a chi dice: “quanto è brutta questa città”, “qui non c’è niente”, oppure “Fuggi da Foggia”, come ha scritto un writer sul muro dello stadio.

C’è molto a Foggia, invece. E’ stata una delle capitali d’Italia, al tempo dell’imperatore Federico II. E se gli sfregi e l’incuria hanno cancellato molte tracce imperiali, resterebbero da studiare e scavare molti luoghi ora dimenticati da tutti – ma non dagli speculatori – come Masseria Pantano, dove l’assedio delle palazzine sta invadendo il luogo della reggia d’estate dell’imperatore.
C’è un’archeologia meravigliosa, anche se spesso abbandonata nelle campagne. Ci sono palazzi nobili in decadenza, il Duomo, chiese medievali come san Lorenzo in Carmignano e intere città romane come l’antica Ordona, scavata e studiata solo parzialmente.
C’è una società civile attiva, combattiva. Che non si limita a fare quel che si può, ma cerca di capire e combattere le radici della sofferenza. Ci sono le associazioni antimafia (forte è la presenza di Libera) che tengono viva la denuncia e la sorveglianza.

La pervasiva Società foggiana

Nel Gran Ghetto di Rignano. Foto di Ella Baffoni

C’è, è vero, anche la mafia, la criminalità organizzata. La Società foggiana, (o l’Onorata Società), in stretto collegamento con le camorre campane, pervasiva, di cui si parla poco. Ecco, il lavoro di Fortarezza invece ne parla.

Il suo lavoro è un coltello che taglia a metà una melagrana, ne mostra le camere segrete, la vischiosità del succo, le relazioni. E la pervasività.
Che si parli dei fatti della cronaca nera, le bombe ai negozi per il pizzo, l’assassinio di Francesco Marcone, dirigente dell’Agenzia delle entrate nel 1995, o quello di Giovanni Panunzio, imprenditore edile perbene, nel 1992. Che si parli dell’humus in cui quel potere prospera, il piccolo interesse, la sopraffazione, l’usura, l’inquinamento ambientale.

Che si parli delle grandi fonti di denaro, il traffico della droga e lo sfruttamento massivo della prostituzione. E dell’intreccio perverso e ancora più nascosto nel sistema dell’agricoltura, i braccianti africani o arabi o dell’est che sputano sangue nelle terre della Capitanata ammassati in ghetti indecenti, le aziende di produzione e di trasformazione e, sempre più potente, la grande distribuzione organizzata.
Così Fortarezza dà la parola ai rappresentanti delle associazioni antimafia e a un collaboratore di giustizia ma anche a un archeologo appassionato, a ragazzi di strada, agli ospiti di un progetto di accoglienza, a quelli del dormitorio… da quelle vite, da quei percorsi di sofferenza e privazione molto si può capire.

Lo sfruttamento delle prostitute

Tra i testimoni più lucidi, la responsabile di un centro antiviolenza e anti tratta. Perché è anche lì, nel privato, il brodo di coltura della sopraffazione e della mafia. Le duecento ragazze che si prostituiscono sono costrette fare dieci prestazioni al giorno ciascuna, 60.000 prestazioni sessuali al mese. E se si calcola che in provincia di Foggia ci sono 280.000 adulti maschi, almeno un uomo su quattro va a prostitute. E dall’altro lato della filiera, la tratta viene agita in collaborazione dalle mafie nigeriane e da quelle italiane.

Braccianti e Caporali, come ai tempi di Di Vittorio

E le aziende colluse e sicure di non essere controllate, le grandi marche di supermercati (la Gdo, grande distruzione organizzata) che abbassano il prezzo per le “offerte al ribasso” che poi pubblicizzeranno, rendendo quasi impossibile una retribuzione del lavoro secondo contratto. Un’economia più nera che grigia che prospera sotto il benevolo sguardo della criminalità organizzata.

Se gli uomini della mafia, e quelli che le si vendono, sono i colpevoli diretti, la responsabilità della situazione è molto più vasta e diffusa. E’ nell’indifferenza diffusa, nel fatalismo rassegnato, nella subordinazione al potente di turno, nella ricerca di scorciatoie per procurarsi privilegi ad personam a cui le associazioni antimafia cercano di far argine. Una malattia sociale di cui non soffre solo Foggia, ma molte altre città, nel centro e nel nord d’Italia.