Macron al ballottaggio con Le Pen. Sorpresa Mélenchon a un soffio dal secondo turno

A poche ore dalla chiusura dei seggi è possibile cercare di delineare un primo quadro dei risultati del primo turno delle elezioni presidenziali francesi. La prima cosa importante da ricordare è che il voto del 10 aprile costituisce la prima tappa di un percorso elettorale composto dalle presidenziali e dalle successive legislative ( che si svolgeranno il 10 e il 17 giugno). Legislative con cui si eleggono i 575 deputati dell’Assemblea Nazionale, con un sistema maggioritario a doppio turno per ciascun collegio. È importante ricordarlo perché di fronte a un sistema politico terremotato non è scontato che il futuro Presidente abbia una maggioranza parlamentare certa. Senza la quale è difficile governare o, nel caso estremo, essere costretti a una coabitazione con un esecutivo di segno politico opposto.

Così com’era previsto da tutti i sondaggi, l’astensione è stata molto alta: 26,2% , nettamente superiore a quello del 2017 (22.23 %), la peggiore degli ultimi dieci anni, inferiore solo al record negativo del 2002 (28,4%). Sarà necessario, naturalmente, analizzare questo dato con precisione, ma è evidente che si tratta dell’ennesimo segnale della crisi del sistema rappresentativo. Soprattutto sarà importante conoscere il dato del voto dei giovani e delle classi popolari.

Al secondo turno passano Emmanuel Macron e Marine Le Pen. Si tratta dello scenario previsto da quasi tutti i sondaggi, ma anche quello considerato il più deludente dalla maggioranza dei francesi e quindi anche in questo caso occorrerà capire come questa contraddizione peserà sull’astensionismo al secondo turno.

Emmanuel Macron, secondo la terza proiezione un’ora e mezza dopo la chiusura dei seggi, ha ottenuto intorno al 28,0%, un risultato migliore di quello del 2017 (24,01%), anche se bisognerà attendere il dato dei voti reali per fare un vero confronto tenendo conto della partecipazione più bassa. Un risultato migliore da quello previsto negli ultimi giorni e che indica chiaramente quella che sarà la sfida del presidente uscente nei prossimi 15 giorni: come allargare il proprio “serbatoio” di voti, per riprendere un’espressione molto usata nelle tribune politiche televisive dove si commentavano i risultati elettorali. Anne Hidalgo ( socialista), Valerie Pecresse (destra repubblicana), Yannick Jadot (ecologisti) e Fabien Roussel (comunisti) hanno chiaramente chiesto ai loro elettori di votarlo al secondo turno per impedire la vittoria di Marine Le Pen. Tutti però criticando severamente l’’attitudine del Presidente uscente verso le opposizioni democratiche di destra e di sinistra e soprattutto verso i segnali di malcontento e fatica di larghi settori della società, troppo spesso interpretati in modo sbrigativo come movimenti di protesta estremisti e irrazionali.

In effetti, la strategia di Macron è sempre stata chiara: non considerando più come un contendente elettorale credibile l’insieme dei partiti di sinistra, il suo obiettivo era conquistare i voti dell’elettorato di centro-destra, contando su un ballottaggio contro l’estrema-destra da vincere sulla base della contrapposizione tra europeismo e nazionalismo.

Estrema destra forte

Ora, però, si ritrova a dovere affrontare un’estrema destra forte come non mai prima. Infatti, Eric Zemmour, che ha ottenuto il 7% dei voti, ha invitato i suoi elettori a mobilitarsi in favore di Marine Le Pen, per consolidare il ”risultato storico già ottenuto di aver formato il primo partito di Francia”. Un partito del 30,2%, contando il 23% dei voti attribuiti a Marine Le Pen. Anch’essa ha migliorato il risultato del primo turno del 2017 (21,3%), anche se questa volta il distacco da Macron è del 5% contro il 2%% di cinque anni fa. Il risultato della candidata del Rassemblement National conferma la dinamica delle ultime settimane: la sua capacità di unire il voto convinto, ma anche “utile”, della Francia di destra e più conservatrice; ma anche la sua abilità a sembrare più moderata malgrado il suo programma elettorale contenga proposte che trasformerebbero il paese in senso reazionario.

Mélenchon confida nel sorpasso

Nel suo discorso di ieri sera, Macron si è rivolto all’elettorato progressista e di sinistra che deve assolutamente convincere nei prossimi 15 giorni, ribadendo al contempo la sua distanza culturale dall’estrema destra. “Nulla è fatto” ha gridato Macron e gli sguardi di molti si rivolgono ora a Jean Luc Mélenchon, arrivato in terza posizione, con un ottimo risultato,  il 22%. Mélenchon, con il suo Polo popolare, il suo progetto di una VI Repubblica fondato su una maggiore partecipazione dal basso, s’installa nel nuovo panorama politico francese come il terzo polo. Nel corso della serata il suo risultato è costantemente migliorato. Mancando ancora i dati di alcune grandi città, ma soprattutto quello di Parigi dove sicuramente Mélenchon prenderà più voti di Le Pen, non si può escludere un risultato clamoroso che lo eleggerebbe al secondo turno. Nel 2017 si era presentato con i comunisti; i quali questa volta hanno scelto di avere un loro candidato, Roussel, che ha preso più del 2%. Voti che avrebbero potuto consentire alla sinistra di arrivare al secondo turno.

Mélenchon ha comunque chiaramente chiesto ai suoi elettori di opporsi all’estrema destra senza però dare chiaramente l’indicazione di voto per Macron. Nei prossimi giorni all’interno del suo movimento si svolgerà un referendum per decidere se prendere una presa di posizione più netta a favore del presidente uscente.

Nei prossimi giorni bisognerà anche riflettere con calma sulla sconfitta storica delle forze tradizionali, a cominciare dal partito socialista. Macron ha detto “di volere cambiare di metodo, di aprirsi a nuove forze” e quindi non possiamo oggi anticipare con chiarezza quello che accadrà per le legislative e come il sistema e l’offerta politica si riorganizzerà.

Verso le 22.00 di ieri sera sono state rese pubbliche anche le prime previsioni di voto per il ballottaggio: Macron vincerebbe con il 54% contro il 46% per Marine Le Pen. Cinque anni fa alla stessa ora erano il 66% contro 44% sempre a favore di Macron. Nulla è deciso quindi ed è evidente che molto si giocherà sulla capacità di Macron di correggere l’immagine di un candidato lontano dai problemi quotidiani dei francesi , a cominciare dal potere di acquisto. Sembra una banalità talvolta, ma in politica è sempre importante ricordare che non si vince soltanto parlando alla testa delle persone, ma anche sapendo comprendere le loro inquietudini e le loro paure, prima che sentendosi abbandonati e traditi decidano di far sentire la loro voce anche con un voto di protesta e identitario.