Macron sconfitto e costretto a trattare Successo per la sinistra di Mélenchon

Crisi energetica e aumento vertiginoso del costo delle bollette con aumento relativo del costo della vita e riduzione del potere d’acquisto, ovvero la prima preoccupazione dei francesi da molti mesi; l’annuncio del comando della Nato che la guerra in Ucraina è destinata a durare ancora a lungo; crisi ambientale, con la maggioranza delle regioni francesi soffocate da temperature insolitamente alte per un mese di giugno e primi segnali di una crisi idrica in varie zone del paese. Insomma, domenica 19 giugno, non mancavano, purtroppo, le grandi questioni sulle quali confrontare diverse proposte politiche e scegliere i candidati del proprio collegio elettorale più credibili per affrontarli.

Astensione alta, sistema diviso in tre

Malgrado ciò, ancora una volta, la maggioranza degli iscritti al voto ha preferito astenersi, il 54% per la precisione. Nei prossimi giorni bisognerà studiare con attenzione la loro composizione sociale, ma sembra certo che l’astensionismo riguardi soprattutto i giovani, ovvero coloro che più di altri dimostrano un’attenzione particolare alla crisi ambientale. La loro scelta esprime, dunque, un giudizio severo sulla classe politica e non vi è dubbio che il dibattito elettorale tra i due turni sia stato alquanto deludente: nessuna delle grandi questioni di attualità è stata discussa e analizzata in maniera seria e credibile.

nupesI risultati del voto confermano la ricomposizione del sistema dei partiti in tre aree principali e il doppio turno maggioritario non ha impedito, questa volta, un risultato finale capace di riflettere abbastanza fedelmente la realtà politica della società francese. L’alleanza composta dal partito del presidente della Repubblica Emanuel Macron e da varie forze di centro (Ensemble) ha ottenuto 246 seggi, ovvero 60 in meno rispetto al 2017, non raggiungendo la maggioranza assoluta in parlamento. Si tratta di una sconfitta pesante per Macron, il quale sarà costretto a negoziare con altre forze politiche i propri provvedimenti. L’interlocutore privilegiato, al momento, sembra poter essere il gruppo parlamentare della destra repubblicana (LR-UDI), uscito malconcio dalle elezioni presidenziali ma che, grazie al radicamento territoriale dei propri deputati, è riuscito a conquistare 64 seggi. I dirigenti dei LR-UDI hanno confermato la loro scelta di opposizione, ma all’interno del partito non mancano le voci di coloro che propongono un patto di governo con i “macronisti”. Certo, per chi come Macron nel 2017 si era presentato come “il nuovo” contro la vecchia classe dirigente in nome del superamento della divisione tra destra e sinistra, si tratterebbe di accettare la riproposizione di una classica alleanza di centro-destra e di dovere adeguare ad essa il contenuto e il segno politico delle leggi proposte.

Una delle ragioni principali della sconfitta di Ensemble deriva dalla grave sottovalutazione da parte di Macron della necessità di rafforzare la presenza sul territorio del proprio movimento e dei suoi rappresentanti. Un segnale di allarme era provenuto dai risultati delle elezioni comunali e regionali, ma non è stato ascoltato e il presidente della Repubblica ha continuato a pensare che al momento decisivo i francesi lo avrebbero comunque premiato come alternativa all’estrema destra, anche a causa alla crisi e dispersione della sinistra.

Così non è stato: l’altra novità significativa di queste legislature è il successo dell’unione tra il movimento di Jean-Luc Mélenchon, i comunisti, la maggioranza dei socialisti e gli ecologisti (Nupes). Con 142 eletti la sinistra unita diventa la seconda forza parlamentare. Un successo che avrebbe potuto essere ancora più significativo se si fosse riusciti a far breccia tra gli astensionisti. Adesso comincia il difficile: i fondatori di Nupes devono riuscire a consolidare la spinta unitaria, formare a partire da essa una nuova classe dirigente, radicare questa esperienza nel territorio. Un compito impegnativo nel pieno di una crisi politica nazionale e internazionale. Quello che è certo è che se invece, malauguratamente, dovessero emergere istinti identitari e antiche divisioni, allora il contraccolpo sarebbe durissimo e gran parte dell’opinione pubblica di sinistra ripiegherebbe verso una sfiducia definitiva verso le diverse forze politiche.

Prospettive incerte sul futuro

Le reazioni dei rappresentanti di Nupes non sono state di eccessivo entusiasmo: in effetti, l’analisi del voto, deve necessariamente tenere conto anche dell’altra grande novità: il netto successo del Rassemblement National di Marine Le Pen, che ottiene 89 seggi, circa 80 in più rispetto al 2017. Un successo arrivato dopo una campagna elettorale senza clamori a livello nazionale, ma estremamente curata collegio per collegio. Nei prossimi giorni bisognerà studiare come si sono risolti i ballottaggi che vedevano contrapposti i candidati di estrema destra con quelli di Ensemble e di Nupes. Di sicuro, una delle pagine più brutte di queste legislative, è stata l’incertezza dei dirigenti “macronisti” a invitare i loro elettori a votare per i candidati della Nupes nei collegi in cui sfidavano al secondo turno quelli di Marine Le Pen. Mentre, poche settimane prima, si era invece chiesto agli elettori di sinistra di votare per Macron in nome del fronte repubblicano.

La sera della sua seconda elezione alla carica di presidente, Macron aveva ammesso che il voto a suo favore era stato più un voto di barrage (sbarramento) a Marine Le Pen che di convinzione. Il risultato delle legislative conferma quell’analisi. Cosa farà adesso Macron? Come cambierà il suo metodo di governo e quale sarà il suo programma di riforme? Tutti interrogativi ancora senza risposta, anche se all’interno di Ensemble non mancano coloro che preferirebbero l’opzione più radicale: quella di utilizzare il potere del presidente di sciogliere l’Assemblea Nazionale di fronte alla paralisi del parlamento. Macron, per il momento, non ha commentato il voto e per prima cosa dovrà scegliere i nuovi ministri che devono sostituire quelli sconfitti nei ballottaggi e che si sono dimessi. Di sicuro, non occorreranno molte settimane, per capire le conseguenze del voto sulla politica e la società francese e in quale direzione intenderà muoversi il presidente della Repubblica.