Macron, Le Pen, Mélenchon: attenti che a scimmiottarli in Italia si va a sbattere

Chi è la Marine Le Pen italiana? Chi il Macron e il Mélenchon? Capita che anche in queste elezioni d’oltralpe si sia sviluppato da noi il giochino dei media e della stessa politica alla ricerca di affinità e paragoni con i protagonisti e con i partiti francesi. Lasciamo da parte la superficialità e il conformismo di certi giudizi e tralasciamo pure il fatto che un analogo gioco non venga mai praticato dalle parti di Parigi quando si vota nel nostro Paese. Prendiamo insomma tutto sul serio – le interviste, le dichiarazioni, gli editoriali – e proviamo a stare al gioco.

La destra…

La partita più semplice riguarda la destra. È noto che sullo spazio del Rassemblement lepenista intende mettere le mani Matteo Salvini. In modo legittimo, vista la comune battaglia contro l’Europa e la feroce campagna contro l’immigrazione, condotte a Roma, Parigi e Bruxelles. Recentemente entrambi hanno inoltre cercato di darsi un’aria più moderata per apparire presentabili agli occhi dell’elettorato.

I candidati al primo turno delle elezioni francesi

Non sappiamo se il tentativo riuscirà a Marine Le Pen (speriamo di no), ma alla leader dell’estrema destra francese va riconosciuta una certa scaltrezza del tutto assente nel leader leghista: si guardi ad esempio al modo in cui ha cercato di cancellare la sua amicizia e vicinanza politica con Putin, all’indomani dell’invasione dell’Ucraina, quando ha mandato al macero decine di migliaia di manifesti che ritraevano la coppia russo-francese d’amore e d’accordo; mentre al povero Salvini veniva inflitta l’umiliazione della maglietta putiniana al confine tra Polonia e Ucraina, per di più da un sindaco della destra nazionalista e anti-europeista polacca… È auspicabile ovviamente che la “presentabilità” della sfidante di Macron – che ora prende forti distanze anche dall’altro candidato di estrema destra, Zemmour – non faccia breccia nell’elettorato francese, ma qui qualche spiraglio lo ha aperto, almeno a leggere certi commenti e certe ricostruzioni che esaltano persino la sobrietà del look della leader xenofoba e anti-europea.

…la sinistra…

Il gioco si fa però più surreale a sinistra, attorno al cosiddetto fenomeno Mélenchon. Dalla sinistra più radicale ai 5 Stelle, ai giornali e ai commentatori che vengono da tutt’altra tradizione, è tutto un inneggiare all’uomo attualmente più popolare della sinistra francese e non solo. Nessuno può certo mettere in dubbio le sue capacità di intercettare il malessere e persino la sofferenza nella società francese, dai ceti popolari alla nuove generazioni istruite eppure senza futuro che la sinistra riformista e di governo non riesce più a rappresentare. Ma possibile che il “modo” in cui questa leadership viene esercitata lasci così indifferente il mondo della sinistra? Senza addentrarsi in analisi complesse e fuori luogo, basterà ricordare che Mélenchon è da alcuni anni alla guida dell’ennesimo partito personale e populista, “France Insoumise”, che al pari di Le Pen rivendica la battaglia contro le elites, pur avendone fatto parte per oltre 30 anni, ai vertici o comunque nel gruppo dirigente del Partito Socialista, in Parlamento e nelle istituzioni, e anche al governo come ministro dell’Educazione di Lionel Jospin. Anche tralasciando alcune posizioni anti-europee e filo-Maduro, la sostanziale equidistanza nella tragedia ucraina, le accuse di antisemitismo, ce ne sarebbe abbastanza per esercitare almeno un briciolo di autonomia di giudizio e di critica politica. Invece la rincorsa è inarrestabile: Bertinotti, Conte, Di Battista… Può essere l’ex premier giallorosso il Mélenchon italiano? Forse lo potevano essere i 5 Stelle degli inizi, ma è ormai evidente che la prova del governo li ha resi poco credibili, per non dire molto peggio. Dunque: spazio vuoto a Roma, almeno per ora.

…e il centro

E vuoto resterà anche lo spazio italiano di Emmanuel Macron, nonostante le ambizioni renziane e centriste. È noto che l’ex rottamatore avesse provocato qualche anno fa l’ennesima scissione a sinistra proprio per imitare il presidente francese che nel corso delle due ultime elezioni ha praticamente risucchiato il suo ex partito, il Ps. Ma l’operazione a Renzi non è riuscita, tutt’altro: è la sua Italia Viva ad avere oggi le stesse percentuali infinitesimali dei socialisti francesi. Probabilmente la vanità ha impedito di leggere a fondo le differenze tra le sinistra di governo nei due Paesi, per non parlare dei sistemi istituzionali ed elettorali addirittura agli antipodi In fondo è la conferma che una cosa è giocare sui giornali, un’altra fare politica. A meno che, proprio Renzi non voglia dar vita assieme a Giorgia Meloni e magari a Salvini, a uno schieramento che imponga il presidenzialismo anche al nostro Paese: allora sì, tutto si rovescerebbe, e dalla farsa si finirebbe alla tragedia.