Ma senza Pink Pass
chi vi farebbe
circolare?

C’è un documento personale, di validità nazionale e anche internazionale, che certifica il possesso delle caratteristiche psicofisiche, delle conoscenze teoriche, delle capacità pratiche che consentono al portatore di non recare danno a se stesso o agli altri in particolari circostanze. È la patente di guida, che qui chiameremo Pink Pass. Si ottiene – a pagamento! –dopo aver superato certe prove, ha una scadenza, è rinnovabile ma anche revocabile. Per averla (averlo) è necessario fornire anche dati personali “sensibili” (ad esempio, una certificazione anamnestica rilasciata dal medico curante), che restano a disposizione dell’autorità emittente; c’è perfino una foto. Il Pink Pass può essere richiesto da agenti di polizia in servizio (“favorisca patente e libretto!”), che possono anche condurre indagini istantanee sull’autenticità del documento, esigendo a supporto un documento di identità; ma può anche essere richiesto da comuni cittadini, nell’esercizio del loro lavoro. Non ci riferiamo al classico “ma chi ti ha dato la patente?”, ma alle verifiche necessarie nelle attività di noleggio di automobili o moto.

Chiunque può provare a noleggiare un’auto fornendo (a richiesta dell’addetto) un Pink Pass scaduto, o non valido per una certa categoria di veicolo, o dimenticato, o fasullo. Con che risultato? E, a quest’ultimo proposito, guidare con una patente falsa è stato da sempre considerato non solo un reato, ma una pratica oggetto di forte riprovazione sociale. Se i media dessero notizia di numerosi casi di falsificazione di Pink Pass, specialmente da parte di giovani, con l’offerta di Pink Pass fasulli che possono essere ricevuti a mezzo di WhatsApp, l’allarme sarebbe alto; la falsificazione di Pass di un altro colore, ampiamente segnalata in queste settimane, quasi mai viene commentata come un sintomo di pericolosissimo allentamento della legalità. Ma sì, una marachella.

E c’è di più: se il Pink Pass di un guidatore/guidatrice non è in regola, in caso di incidente la copertura assicurativa viene a mancare: immaginiamoci quali discussioni scaturirebbero se una misura simile – che tutti accettiamo pacificamente quando firmiamo un contratto di assicurazione – venisse presa per altri tipi di Pass.

Certamente è possibile non prendere il Pink Pass, e alcune categorie di persone proprio non possono farlo: finora, però, non è mai accaduto che filosofi o bluesmen bianchi, maschi, ultrasettantenni e scarsamente sorridenti (e con un evidente altissimo grado di autostima) esprimessero riserve sul Pink Pass, come limitazione della democrazia e/o strumento di discriminazione, e comunque di discutibile costituzionalità. Certo al Pink Pass siamo abituati da sempre: non ci sono mai stati tentennamenti ministeriali o speculazioni di parti politiche; le patenti rilasciate durante il Ventennio rimasero valide dopo il 25 aprile e anche nel Sessantotto i diciottenni aspiravano a prendere la patente, che allora era un foglietto ripiegato di carta telata, naturalmente rosa.