Ma quale “promozione”: tutte le critiche dell’Europa alla manovra del governo

E se il nostro governo smettesse di fare propaganda e dicesse al paese le cose come stanno veramente? Ieri era atteso il parere della Commissione europea sulla Finanziaria 2023 in laboriosissima confezione in vista della scadenza di fine anno. Nel parere c’è il riconoscimento di un adempimento importante, che è poi quello che sta davvero a cuore alle istituzioni di Bruxelles: “L’Italia limita la crescita della spesa corrente primaria finanziata a livello nazionale”. Cioè, detto in altro modo, la Finanziaria non prevede sfondamenti di bilancio. Se avesse compromesso i conti, la Commissione l’avrebbe respinta, ma la circostanza che non lo abbia fatto non è automaticamente una “promozione”. Anzi, come vedremo, sono molte le riserve e le critiche aperte che sia il documento della Commissione che il commento che ne ha fatto il commissario all’Economia Gentiloni rivolgono a molti e decisivi aspetti della manovra.

Paolo Gentiloni

Eppure la presidente del Consiglio e il suo ministro Giorgetti non hanno avuto alcuna esitazione a parlare di “promozione”. “Abbiamo smentito i gufi” – ha detto il ministro e la sua capa si è detta soddisfattissima per “una valutazione positiva che conferma la bontà del lavoro del governo italiano…e ribadisce la visione di sviluppo e di crescita che la orienta”.

Giubilo improprio

A ruota, sui giornali on line, nelle tv e nelle radio, sui siti è stato tutto un susseguirsi di espressioni di giubilo: “OK dell’Europa”, “Bruxelles promuove la manovra” e via cantando. Aspettiamo il seguito con i giornali di carta stamani. A dire il vero, un poco più prudenti sono stati i media che si occupano più profondamente di cose economiche, i cui redattori hanno fatto la fatica di andarsi a leggere il comunicato della Commissione, disponibile in internet, per farsi un’idea di quale sia il vero giudizio sulla manovra italiana. Che non è affatto così lusinghiero.

Vediamo. L’esecutivo di Bruxelles riconosce, oltre al fatto fondamentale del contenimento nei limiti di bilancio, l’intenzione – ma siamo nel campo dei “faremo” senza dettagli – di “finanziare gli investimenti pubblici per la transizione verde e digitale e per la sicurezza energetica”, pur se invita “a rendere più mirate le misure di sostegno all’economia incentivando in particolare il risparmio energetico”. Poi è una sequela di critiche su quasi tutti gli aspetti della manovra. Vediamole in sintesi: sul fisco, la Commissione ritiene che “l’Italia non abbia ancora compiuto progressi in merito alla parte strutturale delle raccomandazioni di bilancio contenute nelle raccomandazioni del Consiglio del luglio 2022, che tra le altre cose richiedevano all’Italia di adottare e attuare in modo appropriato la legge di riforma del fisco in modo da ridurre ulteriormente le imposte sul lavoro e aumentare l’efficienza del sistema tributario”.

Inoltre, la Finanziaria 2023 “include misure che non sono coerenti con la parte strutturale delle precedenti raccomandazioni di bilancio per quanto riguarda il sistema pensionistico e l’evasione fiscale, anche per quanto riguarda l’uso obbligatorio dei pagamenti elettronici e le soglie legali per i pagamenti in contanti”.

Duro scontro

I pagamenti elettronici e le soglie del contante sono, com’è noto, oggetti di un duro scontro politico in Italia. A dispetto dei tentativi di minimizzare il dissenso con Bruxelles e di mostrarsi a Roma disponibili a compromessi (almeno Giorgia Meloni, i suoi alleati chissà) il parere dei commissari è tranchant: quelle misure sono sbagliate e andrebbero cancellate. E allora come rispondono Meloni e Giorgetti? Isolano le due questioni e fanno finta che in esse si esaurisca tutta la polemica dei responsabili dell’Unione. Ci “promuovono” su tutto eccetto che su questi due capitoli, sui quali peraltro siamo disposti a venire a compromessi: questa è la linea Maginot per salvare la manovra dalle cannonate dei critici.

Giancarlo Giorgetti

È lo stesso gioco che è stato tentato quando si è dovuto far fronte alla bocciatura della Banca d’Italia (e va detto che presso una parte consistente del mondo dei media ha funzionato), ma, tanto in quel caso che in questo del parere della Commissione su chiunque abbia la voglia, la capacità e l’onestà intellettuale di non farsi abbindolare i fatti sono chiarissimi. Le riserve di Bankitalia erano ben più ampie e più profonde. Come lo sono quelle che si possono leggere nel documento della Commissione europea che in parte le ricalcano e in parte le adeguano al contesto della politica economica europea.

Comune nel giudizio negativo di Bankitalia (e per quanto riguarda il nostro paese la Corte dei Conti e l’ufficio parlamentare di bilancio) e Commissione europea è il condono fiscale, ovvero la cancellazione dei debiti fiscali pregressi relativi agli anni dal 2000 al 2015 non superiori a mille euro prevista in un capitolo della manovra che viene giudicata, anche in altri passaggi, assai inadeguata all’obiettivo fissato rigidamente nelle raccomandazioni-paese del luglio 2022, di una decisa lotta all’evasione fiscale.

Sarebbe bene smetterla quindi con questo giochetto per cui se la manovra non viene rimandata al mittente, essa è “promossa” e santificata. Accanto a quelle dei sindacati, delle associazioni di categoria, degli economisti e dei partiti di opposizione che contestano duramente il carattere regressivo e discriminatorio dei propositi del governo Meloni ci sono critiche profonde anche dei responsabili della politica europea. E anche di queste bisognerà tener conto.