Hanno perso tutti:
il governo, Renzi
e anche l’opposizione

Abbiamo perso tutti, anche se qualcuno sorride sotto i baffi ed altri masticano amaro per un’occasione persa. Abbiamo perso tutti guardando il rito parlamentare di una fiducia al governo Conte due, che ha riaperto antichi balletti, accuse, sotterfugi, promesse e qualche insulto, secondo la peggiore tradizione della brutta politica italiana.

Il presidente Conte, chiamato sprezzantemente “avvocato” dall’opposizione, è stato promosso con il minimo dei voti, ma ha perso la maggioranza assoluta che dovrebbe garantire un po’ di stabilità e prospettiva al suo governo, bis o ter che sia. Ha perso Matteo Renzi, anche se si è accomodato sui banchi dell’opposizione, dove è più suo agio quando non è lui a comandare. Ma Renzi ha perso soprattutto la sua residua credibilità ed è soltanto una illusione ottica –si spera- che i suoi 16 astenuti possano sommarsi al centrodestra per fare un pareggio con i 156 voti ottenuti dal suo nemico (personale) Giuseppe Conte. Ha perso il suo gruppo di fedelissimi, quasi tutti eletti nelle file del Partito democratico, che nessuno –chissà perché- chiama “voltagabbana”, anche se, dopo aver abbandonato il loro vecchio partito, ora vogliono schiacciare il Pd ai minimi termini. Ha perso il vecchio Silvio Berlusconi -al quale non hanno fatto vedere la puntata di Report, che ricostruiva i suoi antichi ed oscuri rapporti con la mafia- tentato dagli appelli alla responsabilità, mentre rischia una progressiva erosione, anche tra i suoi fedelissimi.

Hanno perso le destre, perché non sono riuscite a scalzare “l’abusivo” che guida il governo, ma ha perso soprattutto Matteo Salvini, perché, al contrario di quanto continua a ripetere contro ogni evidenza, il centrodestra non ha i voti sufficienti per governare, almeno in questo Parlamento. Ma il capo della Lega ha perso soprattutto per aver citato e rilanciato la spregevole battuta di Beppe Grillo contro i senatori a vita: “non morite mai”. E questo sarà lo stile della classe dirigente che presto o tardi –finalmente per molti- ci governerà. Alla fine abbiamo perso tutti noi, anche se non ce ne siamo accorti, quando l’avvocato-tentatore ha rilanciato l’ipotesi, sempre più in auge, di un sistema elettorale proporzionale, che ci farà piombare nella peggiore prima Repubblica, fatta di promesse, di voti di scambio, di governi balneari e di eterni rimpasti. Il sistema elettorale proporzionale, lo dimostra la nostra storia, è fonte di instabilità, moltiplica il debito pubblico, i poteri di ricatto per dare o togliere voti per garantire maggioranze precarie, come e peggio di adesso. La soluzione è il modello elettorale per l’elezione del sindaco. Funziona bene da anni, ma ha un difetto: non diverte chi vuole fare i dispetti …agli italiani.