Ma come si possono convincere i no vax?

Quaranta, cinquanta, settanta. Quanti oggi? Dovrebbe bastare la notizia di un solo morto di Covid per convincere anche il no vax più accanito a rassegnarsi, a ricorrere al vaccino. Per difendere se stesso, per rispettare gli altri. Non è così. Neppure centotrentamila morti sono stati sufficienti. Il motivo è semplice: i camion militari carichi di bare in fila sono un’invenzione della televisione o una messinscena del governo, quei numeri sono diffusi ad arte dai giornali, con la siringa iniettano veleni che nel giro di una decina di anni provocheranno danni irreversibili. La verità allora: il Covid è un’influenza come tante altre, i morti sono stati in Italia si e no tremila e per di più vecchi e malati, siamo le vittime di una congiura internazionale orchestrata da chi vuole annientarci o, nella migliore delle ipotesi assoggettarci ad oscuri poteri (come se i big data non sapessero già tutto di noi e della nostra vita e, quel che conta, non guidassero ogni nostro acquisto). Dove sta scritto? Basta – risponderanno – andare in Internet, ovviamente, e leggere. Corollario: non fidatevi dei giornalisti, perché mentono, perché sono servi…

L’avallo di illustri filosofi

Nello sciagurato sciocchezzaio no vax ci starebbe molto altro, dai microchip che navigano lungo l’ago fino al cervello risalendo ad astruse ed elevate argomentazioni in nome della libertà e della democrazia (con l’avallo di illustri filosofi) e del diritto di minoranze dissenzienti, che si vorrebbe segregare a colpi di green card, “segregare” alla maniera dei nazisti, come hanno preteso di ricordare i no pass novaresi sfilando in corteo con indosso pettorine che raffiguravano gli stracci a righe che vestivano gli internati di Auschwitz, secondando peraltro il filo di una citazione assai condivisa: quante green card rivestite di svastiche o contrassegnate da stelle di David si sono viste durante i cortei.

Non dimentichiamo l’indimenticabile consigliere provinciale leghista (provincia Monza Brianza), Fabio Meroni, che ha pensato di dedicare un post a Liliana Segre, colpevole di aver sostenuto la necessità della vaccinazione, apostrofandola così: “Ci mancava lei… 75190…”. Il numero impresso sul braccio dagli aguzzini di Auschwitz… Segnali orrendi, ma forse marginali in una strategia che ha visto e che ancora probabilmente vedrà neofascisti e neonazisti cavalcare, indirizzare, adoprare, muovere con quelle improvvisate e incattivite truppe all’assalto della Cgil a Roma.

Intanto bisognerebbe convincere i no vax, i no pass, i no no, a non lasciarsi manomettere: separare le loro strade, abbandonare neofascisti e neonazisti ai loro destini… Potrebbero riuscirci? Forse no, perché il legame non è solo l’occasione pandemica, ma pure la scoperta di un imprenditore politico che alimenta e accoglie la loro rabbia antisistema, la loro sfiducia nelle istituzioni, le loro delusioni, e che non svillaneggia la loro ignoranza, le loro sgangherate teorie, le loro irragionevoli pretese…. A loro modo usano le varie “forze nuove” presenti nelle piazze: da soli non saprebbero dove andare.

Con spirito di carità e con intensa vocazione pedagogica, si potrebbe, al tempo stesso e in parallelo, convincerli a leggere la Costituzione, che sventolano spesso come bandiera a salvaguardia della licenza di fare quel che vogliono infischiandosene degli altri, convincerli a leggerla magari arrivando fino all’articolo 32 (dove si dice tra l’altro: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività…”).

Sempre nella meritoria opera di convincimento di questa folla esagitata e policroma, si dovrebbe accogliere l’invito degli studiosi ad una informazione rigorosa, attenta, onesta: raccontare, spiegare, documentare per provare a persuadere. Esercitare l’egemonia culturale, si sarebbe detto un tempo. Ma si può immaginare ascolto da chi si abbevera alle fonti dei social ? Da chi considera anche i più qualificati scienziati come dei complici dei complottisti? Da chi pensa all’ennesimo imbroglio mediatico quando legge che “tra i non vaccinati i contagi sono quattro volte più alti” (secondo l’ultima rilevazione dell’Istituto superiore di Sanità). Da chi risponde alzando le spalle “se devo morire di Covid, morirò di Covid”, quando gli racconti del cinquantenne imprenditore morto appunto così perché si voleva curare a modo suo o della famiglia tutta intera no vax contagiata (e la madre, in attesa di un figlio, contagiata più degli altri familiari è gravissima).

E’ giusto tentare tutto. Ma servirà?

Tutto si dovrà tentare: dialogare, discutere, informare, con responsabilità, verificando passo dopo passo ciò che si vuol comunicare. Il compito dei media sarebbe decisivo, anche scegliendo di dar voce e spazio a chi rappresenta qualcosa, a chi ha qualcosa da dire. Lo abbiamo scritto: perché la televisione deve propinarci comizi di personaggi privi di qualsiasi conoscenza e di qualsiasi credibilità, praticanti di Internet, all’oscuro di qualsiasi nozione scientifica, con una sola capacità poco invidiabile: quella di non ascoltare.

Vorrei aggiungere, sempre per immaginare una generosa azione di convincimento, il compito del governo, che dovrebbe presentarsi al pubblico degli italiani, almeno in faccende di Covid, unito e risoluto, lineare nelle decisioni. Non fa un bell’effetto vedere i propri amministratori saltabeccare da una ipotesi all’altra. Dovrebbe capirlo anche Salvini. Discutano, ma alla luce del sole si presentino con un verdetto e uno solo.

Alcuni giorni fa, dopo le nuove aggressioni dei no vax nei confronti dei giornalisti, in un post su Facebook proponevo il silenzio stampa sulle loro manifestazioni, salvo interromperlo per riferire di aggressioni, violenze, incidenti. Semplice: loro odiano i giornalisti, li minacciano, li insultano, passano alle mani (vedi quanto accaduto alla Lucarelli), i giornalisti li lascino perdere. Senza titoli in prima pagina (l’aborrita stampa) le loro rivoltose fiammelle si spegnerebbero presto. Il direttore del Corriere della Sera, rispondendo ad un lettore che gli proponeva la stessa cosa, ha tirato in ballo il dovere della cronaca. Sacrosanto. Ma non si può esagerare. Un conto è la cronaca, altro è regalare la tribuna a chi somministra barzellette e falsità a proposito di una questione di tanta gravità. Lo pretenderebbe persino la deontologia professionale. Ma pesa poco la deontologia. Pesa la considerazione del danno, quando in ballo c’è la salute di una intera comunità, di un intero paese.

Si potrebbe dire altro, perché ciò che accade tra i no vax e con i no vax è il risultato di una crisi profonda, che riguarda l’Italia come altri, spesso insospettabili, luoghi. C’è di mezzo un degrado della cultura e della politica che ha eroso quanto dovrebbe reggere una società, principi di solidarietà, senso di appartenenza a una comunità, rispetto dei ruoli…

Ricordo sempre che mi capitò di essere tra i primi a venire vaccinato contro la poliomelite. Ricordo le conversazioni di mia madre con altri madri sul pianerottolo di casa. Si conoscevano tanti bambini storpiati da quel morbo e la speranza viveva in quel vaccino appena arrivato dall’America, garantito dagli scienziati e garantito pure dal medico di casa (il “medico della mutua”): non c’era motivo per tirarsi indietro.
Quei bambini malati, che ci lasciavamo alle spalle, erano per noi la realtà. I nostri no vax cominciano negando la realtà: come convincerli che centotrentamila morti e più non sono fumo negli occhi?