L’uomo nuovo dell’ultradestra francese e il Grand Remplacement

Nei giorni scorsi  Eric Zemmour ha annunciato ufficialmente la sua candidatura alle prossime elezioni presidenziali in Francia, che si terranno nella primavera del 2022. Lungamente attesa, la dichiarazione è stata diffusa con un video sul quale sembrano però pesare dei problemi di diritti d’autore; inoltre la prima apparizione pubblica come candidato si è conclusa con un vivace battibecco con un giornalista terminato con un insulto. Insomma, colui che negli ultimi mesi è stato al centro del dibattito politico e giornalistico francese sembra arrivare al momento decisivo affaticato e in difficoltà anche nei sondaggi.

Le prossime settimane permetteranno di capire meglio il suo ruolo nella campagna elettorale, ma non vi è dubbio che Zemmour sia comunque riuscito a influenzare in senso negativo il dibattito pubblico nel paese. Il suo discorso è fondato su alcuni  temi centrali,  a cominciare da quello del “grand remplacement” : la grande sostituzione della popolazione francese ed occidentale con una popolazione non europea , proveniente soprattutto dall’Africa subsahariana e dal Magreb, destinata a provocare un radicale cambiamento di civiltà con il sostegno di élites ormai corrotte. Una tesi introdotta nel 2010 dallo scrittore Renaud Camus e che Zemmour, sostenuto dal gruppo mediatico di Vincent Bolloré, ha ampiamente diffuso. Da qui l’esigenza di bloccare l’immigrazione perché l’Islam sarebbe incompatibile con la Repubblica.

Nel discorso politico di Zemmour s’incrociano temi vecchi e nuovi dell’estrema destra francese: da un lato un “nazionalismo identitario” che si è consolidato alla fine del XIX secolo e che con un andamento carsico riemerge al momento di crisi gravi della società transalpina. Dall’altro lato un fermento populista che indica come modelli Donald Trump e Victor Orban, segno che il suo pensiero s’inscrive in una corrente internazionale e in un contesto che riguarda tutto l’Occidente.

Suggestioni americane

D’altro canto, “la grande sostituzione” richiama la preoccupazione presente in gran parte dell’elettorato conservatore repubblicano statunitense di diventare una minoranza nel paese e la necessità, quindi, di battersi con ogni mezzo per conservare il potere. Ora, tale paura è del tutto ingiustificata in Francia, come dimostrano le tendenze demografiche e il numero sempre elevato di matrimoni misti. Ma quello di Zemmour non vuole essere un discorso razionale disposto ad accettare la smentita dei fatti. Zemmour diffonde, al contrario, una “sua narrazione” della realtà, fondata sul principio: domani sarà troppo tardi.

Una narrazione, ampiamente amplificata dal gruppo mediatico Bolloré, che è già riuscita a influenzare, ad esempio, il dibattito politico all’interno del partito della destra repubblicana (les Républicains ), che nei prossimi giorni terrà le sue primarie. I diversi candidati hanno , infatti, assunto il tema dell’immigrazione come l’unica questione fondamentale sulla quale definire l’identità politica del loro schieramento, come se la Francia non avesse vissuto e non continuasse a vivere il dramma della pandemia del Covid. Addirittura, Michel Barnier, smessi i panni del negoziatore per l’Unione Europea con la Gran Bretagna per definire i termini della Brexit, indossati quelli da candidato ha rivendicato la superiorità del diritto francese su quello comunitario, diventando il portaparola della tendenza sovranista, contro la quale nei giorni scorsi ha giustamente preso posizione Romano Prodi.

Vuoto di idee e di valori

Ecco perché, in attesa di capire il suo effettivo peso elettorale, la candidatura di Zemmour ha già prodotto effetti negativi.  Alla sua narrazione della realtà, nel dibattito pubblico, non si contrappone  nessuna contra-narrazione efficace della sinistra e del fronte progressista. Un vuoto d’idee e di valori forti che si riflette nella divisione politica e nella triste realtà di una molteplicità di candidature, nessuna delle quali al momento sembra potere ambire a competere per il ballottaggio.

Di questa impotenza politica e culturale e di come si muoveranno in questo contesto Emanuel Macron e Marine Le Pen  scriveremo nelle prossime settimane cercando di seguire l’evoluzione della campagna elettorale.