L’Unità è fallita.
Si può ancora salvare l’Unità?

L’Unità è ufficialmente fallita. È l’ultimo timbro sulla fine di una grande storia. Il Tribunale di Roma ha respinto il ricorso degli avvocati e ha dichiarato il definitivo fallimento del quotidiano fondato da Antonio Gramsci il 12 febbraio del 1924. Un giornale che ha resistito al fascismo, che è sopravvissuto in clandestinità, che si è battuto negli anni più difficili della storia della repubblica, ora viene  archiviato tra l’indifferenza di chi dovrebbe sentire la responsabilità della sua storia.

Questa decisione è un duro colpo per i lavoratori (giornalisti e poligrafici) che la società editrice, scelta da Matteo Renzi quando era segretario del Pd, non ha mai licenziato – e quindi non ha consentito loro di utilizzare i normali strumenti di welfare previsti dalle leggi – ma ai quali non ha mai pagato lo stipendio. Un comportamento vergognoso e indecente contro il quale non una parola si è alzata dal Pd e dalla sinistra, da parte di coloro i quali hanno consentito nel corso degli anni prima lo snaturamento del giornale, poi la lenta agonia e infine la definitiva chiusura.

«Si tratta di un fallimento annunciato, un epilogo in cui chiare ed evidenti sono le responsabilità dell’azienda», dice una nota congiunta della Federazione nazionale della Stampa e del Comitato di redazione dei giornalisti. «Ad essere calpestati non sono stati soltanto i diritti, le aspettative, la vita stessa, delle lavoratrici e dei lavoratori, giornalisti e poligrafici, che dal primo gennaio di quest’anno sono senza alcuna copertura sociale, ostaggi di un’azienda che ha continuato a giocare sulla loro pelle. Ad essere calpestata – aggiunge il comunicato – è stata anche una storia gloriosa. La storia de l’Unità, il giornale fondato da Antonio Gramsci, un pezzo importante per l’informazione democratica di questo Paese».

Enrico Berlinguer e l'Unita allo sciopero generale del 1984
Enrico Berlinguer e l’Unita allo sciopero generale del 1984

C’è da aggiungere che la storia dell’Unità è stata calpestata più volte negli ultimi anni. Il quotidiano è diventato vittima di una visione leaderistica e personalistica della politica che ha pensato troppo spesso solo alla sua funzione di megafono piuttosto che a un serio progetto editoriale che garantisse autonomia, iniziativa giornalistica e professionalità. Con una serie di scelte scellerate un giornale che ha svolto un ruolo importante nella storia d’Italia e che è stato una delle migliori scuole di giornalismo è stato messo a tacere senza tanti complimenti.

Ma ora che succederà? Secondo il sindacato “ora si apre un percorso fallimentare che porterà alla vendita all’asta della testata”. L’auspicio, aggiunge la nota, è che, “in un momento delicato per la storia del Paese, l’Unità, con il suo patrimonio di storia e di valori, possa tornare a vivere. Se non ora, quando?».

È una domanda che abbiamo sentito ripetere più volte negli ultimi anni. Speriamo che non sia l’ennesima frase a effetto che ha accompagnato un lento declino e poi ha segnato un triste tramonto. Speriamo che ci sia un’altra possibilità prima di consegnare definitivamente alla storia una testata che per molti in modo diverso, e per tanti di noi in modo particolare e con grande passione, è stata parte importante della nostra vita. Ai compagni e colleghi finiti in questa trappola mortale la nostra forte e convinta solidarietà e l’auspicio – dettato dall’ottimismo della volontà – che si possa aprire davvero uno spiraglio di futuro.