Il rebus sulle quarantene,
ma intanto i vaccini
ci stanno salvando

Negli Stati Uniti le autorità sanitarie federali hanno dimezzato il periodo di isolamento raccomandato per i cittadini infetti: prima durava dieci giorni dal momento del test positivo, da lunedì scorso bastano cinque giorni per coloro che non hanno sintomi o che hanno sintomi in remissione e sono senza febbre. Contemporaneamente si è accorciata anche la quarantena per le persone che sono state esposte al virus, ad esempio perché in contatto con una persona risultata positiva: chi ha ricevuto la terza dose può non fare affatto la quarantena, chi ha ricevuto la seconda dose sei mesi fa o chi non è vaccinato deve rimanere isolato per 5 giorni. Tutti devono comunque indossare la mascherina e fare il tampone cinque giorni dopo l’esposizione. Si spera in questo modo di minimizzare i danni all’economia e alla vita quotidiana.

Usa, Italia e Germania

La mancanza di personale comincia a farsi sentire in modo pesante, innanzitutto negli ospedali e poi anche in altri settori, ad esempio migliaia di voli sono stati cancellati nello scorso week end proprio a causa del fatto che il personale era poco. Il problema è che Omicron va veloce e la marea montante delle infezioni rischia di travolgere il paese, soprattutto perché sono ancora decine di milioni gli americani non vaccinati. Misure analoghe sono allo studio anche in Italia, si prende in considerazione di ridurre la quarantena da sette a cinque giorni per chi ha la terza dose, ma alcuni Presidenti di Regione chiedono di eliminarla per chi ha la terza dose e di portarla a cinque giorni per chi ha la seconda dose. Il CTS convocato il 29 deciderà qualcosa al riguardo.

La Germania intanto ha visto i contagi scendere dopo la decisione di istituire regole di chiusura dirette soprattutto ai non vaccinati. Il paese nei giorni passati aveva visto un impennarsi dei casi con un sovraccarico delle strutture ospedaliere. I non vaccinati sono molti in Germania. A livello nazionale, il 71% ha ricevuto le due dosi e il 44% la dose booster, ma in alcuni Laender la percentuale scende: ad esempio in Sassonia è vaccinato solo il 63% della popolazione. Tuttavia, la misura non è stata esente da risvolti negativi. Lunedì sera si sono verificate diverse dimostrazioni di piazza per protestare contro le restrizioni adottate. Secondo quanto dichiarato dalle forze dell’ordine tedesche, i cortei non erano stati preannunciati e hanno visto una grande partecipazione. Nella città di Bautzen, in Sassonia, secondo la polizia i manifestanti hanno attaccato con bottiglie incendiare e diversi agenti sarebbero rimasti feriti. Nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore hanno protestato ben 15 mila persone in diverse città per opporsi alle restrizioni in cinema, teatri e musei e al divieto di riunioni provate con più di 10 persone.

Il bicchiere mezzo pieno

La misura di escludere i non vaccinati da buona parte della vita pubblica del paese sembrerebbe essere stata efficace per abbattere i contagi che in Germania sono passati da oltre 57.000 di media settimanale all’inizio di dicembre a circa 27.000 nell’ultima settimana del mese. Ma è una soluzione riproducibile con facilità? Guido Silvestri, immunologo che alla Emory University di Atlanta dirige i laboratori di immunologia e il dipartimento di patologia della scuola di medicina, al Corriere della Sera, ha dichiarato che sembra efficace, ma “speriamo di evitarla. Certo, va sempre fatta pressione sui non vaccinati: giusta l’estensione del green pass. Sui lockdown sarei più prudente. E qui vado al di là dei no-vax. Vorrei che, come Paese, uscissimo da una logica emergenziale troppo rigida che paralizza, esaspera e può portare a reazioni di insofferenza controproducenti. Ad esempio ridurrei gli obblighi di test per gli immunizzati. Rischiano di essere un disincentivo alla vaccinazione”. Insomma una misura da ultima spiaggia, proprio come è stata per la Germania che a novembre ha dovuto spostare i malati da una regione all’altra perché i letti erano tutti occupati. Certo, i casi salgono anche da noi, ieri siamo arrivati a 78.313 con 202 morti, ma se guardiamo ai dati di un anno fa, vediamo che le cose erano molto diverse: il 28 dicembre 2020 si registravano 8.585 casi e 445 decessi, nei reparti Covid erano ricoverate 23.932 persone, ora siamo a circa 10.000 e i malati in terapia intensiva erano il doppio di oggi. Ogni tanto bisogna guardare al bicchiere mezzo pieno.