Loujin e gli altri. La vergogna di quei bambini morti di sete nel mare d’Europa

Il blocco navale che la signora Meloni invoca ogni giorno c’è già. Lo dimostrano le morti ripetute in mare, la lentezza o l’assenza dei soccorsi, il fatto che si resta inutilmente giorni e giorni in natanti precari o in avaria, e pochi, troppo pochi, i marinai o le ong che possano dare soccorso.


Qualche giorno fa a colpire è stata la storia di Loujin, quattro anni, la bimba di 4 anni morta di sete tra le braccia della mamma su una barca partita dal Libano. “Mamma, ho sete”, le sue ultime parole. Con lei anche il fratellino di un anno, troppi 60 giorni di navigazione senza cibo né acqua verso Pozzallo.

A Pozzallo altre 26 persone, due bimbi morti

Il Mediterraneo è un mare stupendo, ma anche un cimitero infinito. Quest’anno oltre 1.200 persone sono sparite nelle sue acque. A volte il tributo di anime non ha bisogno neppure del naufragio: ieri sei siriani, tra cui due piccoli bimbi, un dodicenne e una nonna, sono arrivati cadavere a Pozzallo, sbarcati dalla Guardia costiera insieme ad altre venti persone. Anche qui, un viaggio in mare troppo lungo, un sole che ustiona, la mancanza di cibo e acqua potabile. Bisognosi di cure, disidratati e ustionati, anche i loro compagni di viaggio.
rifugiatiMa il problema, si dice in questa campagna elettorale, è l’insopportabile arrivo di gente in fuga. Che sia insopportabile la morte di persone in fuga è un dettaglio che alla signora Meloni, al signor Salvini, interessa poco. La signora Meloni si autoproclama “madre”, e lui “padre”. Lo saranno certo, solo dei loro figli. Come si possa ascoltare queste storie e restare a ciglio asciutto è poco comprensibile. Come si possa sopportare le carceri-lager libiche, o le polizie frontaliere scatenate attorno all’Europa girando lo sguardo altrove è un crimine di cui l’Italia e l’Europa dovranno rendere conto. Ma intanto la campagna elettorale va avanti e i rifugiati. si sa, non votano.

Unhcr: soccorso rapido e canali sicuri e regolari

L’agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr) ricorda che basterebbe qualche sempice provvedimento: “questa inaccettabile perdita di vite umane e il fatto che il gruppo abbia trascorso diversi giorni alla deriva prima di essere soccorso evidenziano ancora una volta l’urgente necessità di ripristinare un meccanismo di ricerca e soccorso tempestivo ed efficiente, guidato dagli stati nel Mediterraneo. Il soccorso in mare è un imperativo umanitario saldamente radicato nel diritto internazionale. Allo stesso tempo, è necessario fare di più per ampliare i canali sicuri e regolari e crearne di nuovi per fare in modo che le persone in fuga da guerre e persecuzioni possano trovare sicurezza senza mettere ulteriormente a rischio le loro vite”.