Lotta al centro: il lamalfiano contro il mastino di Rignano

E finalmente uno che parla chiaro e tondo. Più di Enrico Letta che ha ancora il nemico in casa. Più di Bersani e di D’Alema che sono parte in causa. Parliamo di Calenda che a noi non piace tanto, ma che una sua coerenza ce l’ha. Che cosa ha detto sul Corriere Calenda? Ha detto che Renzi deve smetterla di fare il business man e beccare soldi da stati stranieri. Oh, così neanche Travaglio! E ha aggiunto: la deve piantare di fare tatticismi e opportunismi tra giunte penta-Pd e Forza Italia-Miccichè. E infine si dovrebbe dedicare a fare un centro riformista serio da Più Europa a Franco Bentivogli, ex capo Cisl metalmeccanico. Sotto la stella di Draghi e sua proiezione.

Un serio partito riformista modernizzatore e progressista. Ma fin qui non pervenuto. Nemmeno una chiamata o un segno di interesse. Conclude Calenda: non bastano e non servono le battute e le querimonie dal palco di Leopolda per fare tutto questo.

Minchia signor Calenda, come gliele suoni! Ora, lo ripetiamo affinché sia molto chiaro,  non abbiamo simpatia per Calenda, per il suo settarismo neo borghese e autoritario illuminista. Che ha in odio la tradizione del movimento operaio, i Cinque stelle e quanto resiste di sinistra vera nel Pd. Poi pure lui va e viene, diciamo la verità: da Monti a Europa Socialista grazie al Pd. E lancia moniti da Roma a Strasburgo su chi deve andare via e chi può entrare nel gruppo S&D mentre lui sbatte la porta sdegnoso. Lasciando con un palmo di naso gli  elettori del Pd che lo votarono in Europa. Calenda è fatto così.

Alla ricerca di un centro progressista

Però bisogna ammetterlo. Una ferrigna coerenza ce la ha. Vuole fare un partito lamalfiano di centro progressista. Terza forza azionista larga e competitiva con la sinistra, nonché chiusa alla destra e a Berlusconi pure. E anche alle frattaglie berlusconiane, salvo attrarre, come è ovvio, elettori delusi di quel mondo e personalità in rotta. Senza alchimie. Questo significa parlar chiaro. E se fossimo borghesi illuminati – ma siamo rivoltosi della plebe – andremmo con lui. A fare questa cosa dignitosa. Di ceto medio efficientista e riformatore. Keynesiano. Forse un po’ dirigista ma a tutt’occhio sana. Trasparente. Centro sinistra light si direbbe, ma non trasformista. Derenzizzato e magari alla fine con Renzi dentro convertito ed emendato da se stesso.

Un alleato del campo largo?

Perché no? E’ un ragazzo con talento e vizi, hai visto mai che si emenda? Ma così sarebbe una operazione di chiarezza e di cultura politica. Una terza forza non demotrasformista d’assalto alla Ghino di Rignano refugium peccatorum. Un possibile alleato nel campo largo di cui parla Letta. Con quelli che nel Pd si sentono ancora renziani in altra zona. Finalmente. In questo modo il Pd verrebbe restituito al proprio baricentro naturale: sinistra del lavoro e dei ceti subalterni, aperta ai moderati esterni ed alleata con la neoplebe Pentastellata trasversale, ma che si colloca in area socialista e democratica con le sue istanze civiche e pure col suo massimalismo in progress che evolve. Sarebbe tutto questo uno scenario ragionevole. Che isola la destra. Accelera la fine del berlusconismo e da’ un ruolo serio ai moderati di progresso e alla sinistra variegata e identitaria.

Ma c’è un mastino in corridoio. Mastino molossoide di Rignano ferito e inferocito. Non più open ma braccato. O lo si calma e si placa o verrà accalappiato da se stesso. E stroncato. Da se stesso e dal destino. Intanto si dimena per trovare un varco sotto il Quirinale con la sua schiera sodale che lo aspetta. Mentre la destra sta a guardare ingolosita.