L’oscenità no green pass e la memoria dello sterminio

A Novara alcuni “no green pass” hanno sfilato, come si sa, travestiti da internati ad Auschwitz. Portarli a fare un giro dei vari conzentration lager sparsi per l’Europa immagino sarebbe inutile. Arruolarli a forza in un reality, tipo un mix tra “Il collegio” e “Nudi e crudi” ambientato in un campo di concentramento allestito per la bisogna, potrebbe servire? I mesi tra dicembre e febbraio sarebbero ideali per vivere l’esperienza delle baracche, degli zupponi malnutrienti, delle Schutzstaffel (le SS) in vena di simpatici scherzetti, del lavoro forzato da raggiungere con una marcia di almeno cinque chilometri sulla terra ghiacciata, della totale deprivazione fisica e morale, della Vernichtung durch Arbeit, la distruzione tramite il lavoro progettata da quei fantasiosi imprenditori del dolore e dell’afflizione che sono stati i nazi.

All’arrivo bambini piccoli da una parte e genitori dall’altra, ovviamente. E per souvenir un bel tatuaggetto sull’avanbraccio. Forse quei travestimenti, una volta ritornati a casa dal reality lager i buontemponi novaresi non li indosserebbero più. Rispetto ai sopravvissuti dell’Olocausto, i partecipanti al reality avrebbero comunque un vantaggio: grazie alla diretta tivù nessuno dubiterebbe di ciò che hanno patito, un destino amaro toccato invece a tanti dei “salvati”, gravati dalla memoria dei “sommersi” e dal frequente misconoscimento del loro calvario.

Un’altra esperienza salutare sarebbe la “Cura Ludovico” resa famosa dal film “Arancia meccanica”, col criminale drugo interpretato da Malcom McDowell costretto alla visione coatta di generiche scene violente. Ai travestiti di Novara andrebbe ammannite invece solo foto e filmati di uomini e donne nei lager, fosse comuni comprese. Un paio d’orette a nastro e via. Purtroppo sia il metodo reality sia la Cura Ludovico, utilizzando la coercizione e la violenza, potrebbero facilmente fallire, non rieducando ma stimolando piuttosto sentimenti di rivalsa e vittimismo.

Un’alternativa c’è per non lasciare impuniti quei signori. Si potrebbe fare ricorso all’articolo 572 del Codice penale, che, per tutelare la moralità pubblica, disciplina gli atti osceni in luogo (appunto) pubblico e ne punisce i responsabili, chi se ne rende protagonista e chi li istiga abusando di persone in stato di deficienza psichica (e qui, quanto a deficienza ci siamo, nevvero?). Cosa c’è di più contrario alla pubblica decenza che travestirsi da internati in una città della Repubblica che mantiene viva memoria e condanna della barbarie nazifascista? Se esiste uno spettacolo osceno (turpe, laido, indecente, sconcio) è giusto quello. Osceno: secondo alcuni studiosi è ciò che sulla scena non deve essere mostrato, che non va esibito al pubblico.

La moralità pubblica è, insomma, tutelata dalla legge, che deve difendere e salvaguardare la decenza e far rispettare i sentimenti profondi dei cittadini. E se non interviene la pubblica sicurezza, sotto con qualche bella denuncia. Perché non è accettabile né ammissibile l’offesa a milioni e milioni di vittime.