Contro la destra
la democrazia cammina
sulle nostre gambe

 

Eccomi. Confesso: ho dovuto riprendere fiato prima di mettermi a scrivere. Ma ci sta, no? Nelle ultime 72 ore ho visto Maurizio Belpietro firmare l’Unità e Matteo Salvini baciare il crocifisso e invocare il Cuore immacolato di Maria per la seconda volta in troppo poco tempo. E poi ho visto la Lega prendere Riace. E 1800 lavoratori essere licenziati via facebook e… E quindi, sì, scusatemi: avevo bisogno di ossigeno.

Sapete, ancora una volta, chi mi ha restituito l’aria che mancava? No, non prendetemi per matto. Non sono mai stato più serio di così. Quello che è accaduto il 26 maggio ci ha detto che l’Europa, oggi più che mai, è viva e non è stata travolta dall’onda nera. I sovranisti hanno provato l’assalto ma non ce l’hanno fatta. E se non ci sono riusciti tanto merito va a noi.

L’Europa cammina sulle gambe della nostra generazione. La generazione dei nuovi partigiani, ovunque essi siano. Siamo andati a votare. Ed eravamo più dell’ultima volta, ovunque tranne che in Italia, ma ci lavoreremo. I dati dell’affluenza confermano che l’Europa ci interessa di più di quanto ci interessasse nel 2014. E poi c’è il voto degli italiani all’estero: http://www.interno.gov.it

Di Europa abbiamo una gran voglia perché noi nell’Europa della libera circolazione e delle frontiere aperte siamo nati e cresciuti. E se per un attimo smettessimo di guardare al voto con l’occhio provinciale del piccolo paese, della piccola nazione, dei piccoli interessi, scopriremmo, tra l’altro, che un’altra Italia esiste già. È quella dei ragazzi e delle ragazze che studiano, vivono e lavorano, per scelta o necessità, fuori dai nostri confini. La retorica del “Prima gli italiani” su di loro non fa presa. Come potrebbe?

La solitudine dei numeri primi sarà inevitabile. Perché vai a metterli insieme quegli ungheresi, quei francesi, quegli inglesi e quegli italiani che vogliono – ciascuno nel suo – essere un passo avanti agli altri. Sgomiteranno, litigheranno e alla fine cadranno. Al traguardo non ci arriveranno mai. Insomma oggi – che ho ripreso fiato – sono sicuro che questa maratona sarà pure faticosa, ma la vinceremo noi.

Siamo rossi come i papaveri che si preparano a spuntare d’estate. E pian piano coloreremo di più e meglio anche l’Europa con la nostra sete di giustizia economica e sociale, di diritti umani e civili, con il nostro radicale e irrinunciabile antifascismo.

E siamo verdi. Come la nostra speranza. Come il progresso che avanza. Lo hanno chiamato “effetto Greta”, perché a nessuno è sfuggito che chi ha votato per l’Europa nello scorso fine settimana ha chiesto anche che l’Europa fosse più attenta all’ambiente. Merito di una ragazzina svedese che dall’estate scorsa ogni venerdì sciopera per mettere l’emergenza climatica al centro dell’agenda politica dei nostri Paesi. E merito nostro anche che abbiamo riempito le piazze e continueremo a riempirle. Di rosso e di verde.

Ecco ora mi sento meglio. Non solo ho ripreso fiato, ma respiro a pieni polmoni. La nostra Europa non è in fiamme. Noi l’abbiamo salvata. Noi la faremo crescere.

Ciro Randazzo, blog “Il futuro è…”