L’ombra di un palazzinaro sulle elezioni della Regione Lazio

Meno di un mese, e nel Lazio si vota per la Regione. Dando le dimissioni da presidente della giunta, Nicola Zingaretti ha lasciato un’eredità, anzi un atto mancato. Non ha firmato l’atto di estensione del Monumento naturale sul residuo 40 per cento dell’area del Lago dell’ex Snia, al Prenestino.
Un atto mancato che rischia di diventare una valanga: e, ricordate, si vota tra meno di un mese.

La lunga storia del Lago dell’ex Snia

Due passi indietro. L’area dell’ex Snia Viscosa è in parte parco pubblico, utilizzato dagli abitanti del quartiere, e non solo. In parte è in mano di privati. E in parte è occupata da un lago, nato da una speculazione edilizia malamente eseguita (qui il link alla canzone di Assalti Frontali  che ne racconta la nascita): un lago di falda che negli anni di abbandono si è rinaturalizzato, in parte espropriato ma ancora minacciato da continui progetti di edilizia creativa.
E’ qui che nasce la valanga prodotta da quell’atto mancato. Perché intanto il palazzinaro che possiede i ruderi dei capannoni industriali ha chiesto un permesso a costruire per il ripristino dell’uso. Cioè? Vuole ricostruire la fabbrica della Viscosa? Vuole costruire una fabbrica purchessia, ormai in una zona quasi centrale di Roma? Vuole costruire un polo logistico, invece, nel cuore della città, utilizzando tutti i volumi preesistenti, eccetto il parcheggio dei Tir. Già, perché i poli logistici sono tutti uguali, Tir in entrata, Tir in uscita. Il traffico sulla Prenestina e sulle limitrofe via di Portonaccio e via di Acqua Bullicante, già al limite dei dati sull’inquinamento, ringrazieranno.

Un polo logistico a due passi da Porta Maggiore

I comitati che da anni lottano per la salvezza di quell’area, vitale per il quartiere Prenestino e per quello di Casal Bertone si sono mobilitati. Presidi, sit in, agitazioni, contestazioni: sì, anche all’iniziativa di presentazione del candidato del Pd alle regionali, Alessio D’Amato, in cui hanno portato lo striscione infamante: “Pd partito del cemento”.
Vis polemica, certo. Ma attenzione. Se dovesse marciare il progetto del palazzinaro, altro che iperbole. Quella valanga di cemento potrebbe trasformarsi in una valanga di astensioni, o peggio.
Di valore economico degli ecosistemi parla il messaggio dell’architetto Stefano Boeri. Il geografo Massimiliano Tabusi rileva: “Siamo capaci di dare valore al benessere e alla qualità della vita?”. Enrico Alleva parla del lago come di una zona umida ad alta biodiversità, luogo di passaggio e nidificazione di civette, gheppi, pipistrelli. Il biologo Giuliano Fanelli parla dell’area del lago come un sistema complesso, capace di rigenerarsi. L’urbanista Barbara Pizzo rileva: ”La natura ha solo bisogno di tempo e spazio, a tornare tra noi ci pensa da sola”.

Il convegno in  Campidoglio

Intanto attorno a quella piccola grande lotta si stanno stringendo molti interessi. Lo si è visto lunedì in Campidoglio, durante l’incontro ”La biodiversità sotto casa. Convegno per un futuro ecologista”.
Intanto il consigliere comunale Alessandro Luparelli  sta cercando di riunire le commissioni comunali ambiente e urbanistica per ascoltare le associazioni e far approvare un documento di indirizzo da rivolgere alla Regione: sì, per il Campidoglio quell’area va preservata. D’accordo anche l’assessore al patrimonio Tobia Zevi, molto interessato alle esperienze dal basso e partecipate, oltre alla salvaguardia della natura in città alla luce del cambiamento climatico.

La versione dell’assessore

All’incontro è intervento anche Maurizio Veloccia, assessore all’urbanistica, che ha firmato quel maledetto permesso a costruire. “Era un atto dovuto, è stato chiesto per il ripristino dell’uso. Diverso sarebbe stato se il Monumento naturale fosse stato ampliato, la trasformazione sarebbe stata minore, e così il costo dell’esproprio. Anche l’Agenzia del demanio, che sta esaminando la possibilità di demanializzare l’intera area, ha rallentato. Finché non c’è un vincolo, resta vigente il diritto edificatorio”.
Dunque, è questo il punto. La firma mancata non è un caso. E poi hanno rallentato tutti gli uffici nelle cui mani era la tutela mentre sembrano aver lavorato alacremente quelli in cui capo è la costruzione e gli interessi dell’imprenditore.

Di chi sono gli interessi prevalenti, per Comune e Regione?

Dunque Comune e Regione tutelano gli interessi di chi? Delle associazioni e degli abitanti del quartiere? O quelli del costruttore? C’è da saperlo, prima di andare a votare.
“E’ il momento di prendere impegni certi – dice l’assessore Andrea Catarci – non solo perché non si costruisca nulla in quell’area, ma perché il lago diventi un centro di biodiversità, una unicità di questo territorio”.

“Quella realtà è un polmone di ossigeno, di cultura e socialità capace di compensare il danno del troppo cemento – dice il consigliere comunale Nando Bonessio – non ci interessa un polo di logistica, ci interessa quell’enorme valore immateriale di salute e benessere per la popolazione. L’edificazione è uno scempio che abbiamo il dovere civile e sociale di fermare”.
Basterà? Il ruggito delle ruspe del costruttore, alla vigilia dell’ispezione dell’Ispra che dovrebbe controllare se esiste quella famosa biodiversità, depongono molto male. Se cancelleranno nidi e alberi, piante e tane, i tecnici dell’Ispra non potranno che sancire il danno subito, l’ennesimo.
Si schiera Roma Natura, responsabile della gestione dell’area espropriata e che ha chiesto da tempo l’allargamento del vincolo: “Lo diciamo ai consiglieri regionali e ai candidati alla regione: la firma sull’allargamento dell’area vincolata si può mettere ora. I proprietari faranno ricorso? Lo facciano, lo hanno già fatto per il primo esproprio e lo hanno perso. Noi faremo tutto il possibile perché il parco esistente non venga toccato”.

Intanto, domenica prossima, un’altra giornata di mobilitazione al Lago. Tenacemente.