Lombardia: Majorino non parte sconfitto, ma deve battagliare sulla sanità

Attilio Fontana, il presidente, sembrano che lo tengano nascosto. Invece si mostra, con la sua faccia sorprendentemente orgogliosa, Giulio Gallera, protagonista dei tempi neri del covid lombardo, sempre accompagnato dal tondino tricolore di Forza Italia e dalla scritta, un po’ datata, “Berlusconi presidente”. La Moratti nega il passato, un passato che è questione di mesi, e corre da sola, con il supporto di alcuni tra i cosiddetti centristi, dopo aver aspirato ai voti del Pd. Come, appunto, se il suo passato di convinta appartenenza al centro destra non contasse proprio nulla. Pentita sulla soglia dei settantaquattro anni. La ricordiamo sindaco di Milano, in testa ai cortei e alla fiaccolate contro gli immigrati, spalla spalla con De Corato e La Russa. Il peggior sindaco di Milano, la definimmo allora e continuiamo a giudicarla così.

Majorino, Fontana, Moratti: una contesa incerta

pierfrancesco majorinoIl cuore del Pd e dei suoi militanti, dopo aver fibrillato all’idea di un incrocio con la Moratti in virtù dell’illusione, opportunistica, “con lei si vince” (abbracciata da alcuni, respinta dalla maggioranza), si è rinfrancato di fronte alla candidatura di Pierfrancesco Majorino, cinquantenne, una lunghissima militanza nel Pd e precedenti, già consigliere comunale, poi assessore al welfare con sindaco Pisapia, in giunta con Sala, ora parlamentare europeo. Del suo lavoro in Comune si continua a dire un gran bene. Quando parla suscita entusiasmo. Gira instancabile la regione, ben consapevole che si vince a Milano, a Brescia, a Mantova o a Varese (patria di Fontana), ma che si perde in quelle che ancora si definiscono sommariamente periferie, nelle valli amate da Umberto Bossi e nelle campagne.

Majorino è riuscito in un primo traguardo: mettere insieme un’alleanza, che si potrebbe definire, nell’ormai “liquida” valenza delle parole, “di sinistra”, Pd, Cinquestelle, Verdi, Sinistra italiana (+Europa non si presenterà), più una lista civica. Al di là delle cifre, la Lombardia, dice Majorino, è un “laboratorio” che dovrebbe indicare qualcosa anche al resto del Paese. La Lombardia e Milano in particolare hanno sempre coltivato l’ambizione di presentarsi come un “laboratorio politico” buono per tutta Italia: basterebbe pensare alle prime amministrazioni di sinistra, sindaco Aldo Aniasi, Pci-Psi, a Milano, ma alle stesse presidenze di Piero Bassetti e Cesare Golfari.

Su tutto, dopo il covid e la crisi conseguente, a venti giorni dal voto, si sono abbattuti per ultimo i sondaggi. Ne sono stati pubblicati nove, qualcuno dice che Majorino è arrivato a quattro punti da Fontana, un altro che la Moratti fa lo sgambetto a Fontana, nessuno dice quanta disaffezione per il voto possano mostrare gli elettori lombardi, sempre più lontani dall’istituzione regionale, vissuta come un costosissimo moloch burocratico arroccato nella gigantesca sede voluta da Formigoni, per diciotto anni ai vertici regionali, condannato per corruzione.

Le mani sulla sanità

Con questi dati, difficile la previsione. Molto dipenderà dalla partecipazione al voto, alta alle politiche dello scorso anno, rispetto ad altre regioni, settanta per cento, con un calo però del sette per cento rispetto al 2018.fontana coronavirus Se si sta alle ultime politiche, qui la sinistra arrivò al 26,7%, la destra superò di poco il 50%, con Fratelli d’Italia al 28%, più del doppio della Lega, risultato più che sufficiente perché Meloni abbia potuto minacciare: “Adesso la Lombardia ce la prendiamo noi”. Avrebbe potuto aggiungere: “La pacchia è finita per Salvini”. Cioè: tenetevi Fontana, il resto è roba nostra. Il resto significa, ad esempio, la sanità e le riforme correlate (la più recente l’ha presentata proprio il tandem Fontana-Moratti). È sempre stato così: chi vince si prende la sanità, prima Comunione e Liberazione di Formigoni, poi la Lega di Maroni e Salvini. Se non passerà Majorino, toccherà ai vari Fratelli d’Italia. In attesa Romano La Russa, quello che fotografato mentre alzava il braccio per il “saluto romano”, si giustificò: “Mi è scappato”. Riflessi condizionati.

Prendersi la sanità significa gestire la fetta più consistente del bilancio (venti miliardi, ma il conto di questi anni è viziato dall’emergenza covid), affidare incarichi, scegliere primari, generare rapporti con i grandi centri privati convenzionati: cioè quattrini, potere, voti futuri, una formidabile rete clientelare. Mentre il cittadino, quello – come si diceva una volta – della mutua, deve aspettare mesi se non anni per una radiografia o una tac, salvo pagare (chi può e chi si è affidato a qualche assicurazione privata). Giustamente Majorino, nei suoi incontri pubblici, si è sempre dovuto misurare con le, anche drammatiche, testimonianze dei cittadini alle prese con il degrado della sanità, dalla indisponibilità dei medici di base alla estenuante lunghezza delle liste d’attesa: “Intendiamo porre mano ad un profondo cambiamento…”. Non sarà facile e non sarà subito, ma è la questione più sentita. È la prima tra le emergenze.

Poi viene la casa: record degli sfratti, oltre cinquemila, diecimila famiglie in strada, con quindicimila alloggi popolari Aler, cioè a gestione regionale, vuoti; affitti che vanno, nella media, dai 460 euro di Sondrio ai 1780 di Milano, contro i 619 euro della media nazionale; prezzi di vendita al metro quadro 5000 euro nel capoluogo contro i 1800 della media nazionale. Segue, tra varie incertezze per il futuro, il lavoro: in una regione che l’anno scorso ha visto una crescita del prodotto interno lordo del 3%, ma con una previsione, secondo il centro studi di Assolombarda, per l’anno prossimo di una risalita solo dello 0,3%, gli occupati sono quattro milioni e mezzo, con un incremento del 3% nei primi sei mesi del 2022, totale al di sotto comunque del periodo prima del covid, con un tasso di disoccupazione sceso al 5,5%. Però riparte l’impiego precario e non si fa il conto del “sommerso” e si teme una crisi futura, causa energia, guerra e nuovi produttori.

Lombardia, la “terra degli evasori fiscali”

lombardiaIl lombardo potrebbe comunque trovare il modo di consolarsi: la retribuzione media a Milano è di 30.000 euro, a Sondrio di 20.000 (al di sopra della media nazionale di 19.000); i depositi bancari pro capite sommano a Milano a 30.000 euro contro i 20.000 di Mantova. Anche questi al di sopra ancora della media nazionale.

Ma è la storia dei polli, cioè delle statistiche che tutto appianano, il mega manager con il pensionato alla minima. E quest’altro, di preoccupante invece, ci dice la statistica: l’indice di vecchiaia che continua ad essere alto. Nel 2019, infatti, si contavano 166 vecchi contro 100 giovani, nel 2022 siamo arrivati a 177 contro 100.

Non sarà solo questa la Lombardia che si troverà a governare il prossimo vincitore della contesa. Non abbiamo detto di trasporti (il disastro di Trenord, la società ferroviaria gestita dalla Regione), di viabilità, di inquinamento, di discariche abusive, di parchi regionali a rischio (speculazione sempre in agguato, con la firma della Regione di Fontana). Per conoscere la Lombardia bisognerebbe girarla in lungo e in largo, per poter pure apprezzare e giudicare quanto di nuovo si fa strada (vedi i nuovi insediamenti nella zona che fu dell’Expo), ma anche il peggio che si è fatto avanti: se parliamo di impresa criminale, mafia, ‘ndrangheta e camorra si sono ormai infeudate ovunque, secondo il vecchio sistema della prostituzione, dello spaccio della droga, del taglieggiamento, dell’usura o secondo la nuova frontiera della finanza. La Lombardia è al primo posto dell’economia “non osservata”, assorbe circa il 17% del totale regionale, che significa l’equivalente del pil della provincia di Brescia. Per quanto riguarda l’economia illegale in senso stretto, l’Istat parla di un valore vicino  ai 4 miliardi di euro, che significa, grosso modo, il pil di una provincia come Sondrio.

Per concludere, la parola al procuratore di Milano, Francesco Greco, che nel corso di un convegno di Bankitalia dice: “La Lombardia è la terra degli evasori fiscali”. Un bel colpo all’orgoglio lombardo. Un colpo che vale 20 miliardi.