L’odore della benzina intossica la luna di miele tra Meloni e gli italiani

I carburanti si mantengono su prezzi molto alti e con sensibili variazioni a seconda delle zone, dei contesti, dei marchi, del tipo di rifornimento. Il mercato ha interamente acquisito le accise “piene”, ripristinate il 1 gennaio dal governo nonostante che da inizio del 2023 ad oggi il prezzo del petrolio greggio sia leggermente diminuito.

Per la presidente del Consiglio Giorgia Meloni quello dei carburanti è il tema capace di interrompere, più di ogni altro, la sua “luna di miele” col paese. E infatti palazzo Chigi inizia a manifestare parecchio nervosismo con improbabili consigli ai consumatori e il farsesco annuncio di “controlli sulla speculazione” che, in un regime di mercato libero al quale appartengono i carburanti, nulla possono sulla formazione del prezzo finale. Di nessuna utilità, poi, è l’obbligo per tutti i distributori di esporre il prezzo medio nazionale dei carburanti. Come fumo negli occhi appaiono anche i consigli agli automobilisti di fare attenzione ai “furbetti“, come a dire che nella tuta di ogni benzinaio si potrebbe nascondere un mariuolo.

Un miliardo al mese

Meloni ripete la versione sulla quale Fratelli d’Italia è attestata da Capodanno: “Il taglio delle accise costa un miliardo al mese, circa dieci l’anno: se lo avessimo mantenuto non avremmo potuto confermare il taglio del cuneo fiscale, né aumentare del 50% l’assegno unico o aumentare il fondo sulla sanità, aumentare la platea delle famiglie che accedono alle bollette calmierate, decretare la decontribuzione per i neoassunti, il fondo carrello, le risorse sul fondo per i crediti d’imposta per le piccole e medie imprese. Tutte queste misure avrebbero dovuto essere cancellate”. E nel Consiglio dei ministri ha chiesto: “Siete tutti d’accordo, vero?”, ben sapendo che Salvini, per ora taciturno, d’accordo non è.

Meloni “spiega” (a modo suo) la scelta sulle accise

È un bla-bla-bla un po’ stucchevole che mette a nudo lo scarto tra le promesse fatte dalla premier quando era all’opposizione e la fatica di governare. Arrampicandosi sugli specchi, Meloni ha anche smentito se stessa nel famoso video (vedi qui) col quale, all’inseguimento di Salvini, arringava i suoi follower sui social mettendo all’indice il truce uomo del fisco che su un pieno di 50 euro gliene chiedeva 35 per le accise lasciandone appena 15 al benzinaio. Esilarante la spiegazione.

“Accise più basse? Vorrei ma non posso”

È un video del 2019”. E quindi oggi non vale. Però, bontà sua, “sono ancora convinta che sarebbe ottima cosa tagliare le accise (ma va’?, ndr), ma dal 2019 ad oggi il mondo è cambiato, stiamo affrontando una situazione emergenziale che ci impone di fare alcune scelte”. Eppure ci sono tracce più recenti, della scorsa estate quando già “il mondo era cambiato”, che nel programma elettorale di FdI rimandano ad una posizione alquanto spericolata sull’argomento accise. Ecco, testuale, quel passaggio: “Sterilizzazione delle entrate dello Stato da imposte su energia e carburanti e automatica riduzione di Iva e accise”. La spiegazione della premier è un’arrampicata sugli specchi, un’esegesi del testo del programma di FdI che pure un ragazzo delle medie contesterebbe: quanto scritto “significa che se hai maggiori entrare dall’aumento dei prezzi del carburante le utilizzi per abbassare le tasse. Ma noi non avevamo maggiori entrate, ovviamente. Quindi si tratta di un impegno molto diverso dal ‘taglieremo le accise’. Obiettivo che continuiamo a condividere e sul quale lavoreremo, ma impegno che nell’attuale contesto non potevamo prenderci”.

Fra i prezzi più alti d’Europa

Approssimativamente nella maggior parte del paese la benzina verde al self service costa intorno a 1,80 euro al litro, il gasolio 1,86. Prezzi che collocano l’Italia nella parte alta della classifica europea dietro a Islanda, Norvegia, Finlandia, Grecia, Francia e Svizzera. Il “servito” per la benzina supera i 2 euro e per il gasolio i 2,10, in autostrada ancora di più. Il livello medio dei prezzi del Gpl, che in Italia esiste solo nella formula “servito”, è salito intorno a 0,79 euro (0,89 in autostrada) da 0,74 di fine 2022 e questo è l’unico carburante che, pur derivato dal petrolio, non ha avuto forti scossoni dopo il ripristino delle accise senza lo sconto introdotto dal governo Draghi. Altissimi i prezzi del gas naturale, ovvero il metano per autotrazione, venduto a 2,3-2,4 euro al chilo, due volte e mezzo il costo che aveva un anno fa. La filiera del metano, i cui impianti di distribuzione sono tecnologicamente complessi, ha iniziato un inesorabile processo di dismissione perché quasi nessuno produce più auto con questa alimentazione e le officine di trasformazione si stanno riconvertendo. Il destino del metano sarà un serio problema per le molte città che alimentano con questo carburante le flotte dei bus per il trasporto urbano.

I prezzi medi non rendono comunque giustizia a una parte non piccola del paese. In Sardegna i carburanti costano oltre  il 5% in più rispetto al continente. Nelle isole minori, nelle zone marginali e in montagna, dove i distributori sono pochi, va ancora peggio. Se la cavano, per ora, i cittadini di San Marino e quelli che possono “espatriare” dall’Italia nell'”antica terra della libertà” facendo pochi chilometri: la benzina parte da 1,445 al litro, il gasolio da 1,495, il Gpl da 0,705.