Lo storico trionfo di Petro, candidato della sinistra in Colombia

Gustavo Petro è il nuovo presidente della Colombia . Il candidato del Patto Storico ha vinto con il 50,46 per cento per un totale di 11.278.437 voti, diventando il presidente più votato nella storia del Paese. Il suo avversario Rodolfo Hernández ha ottenuto il 47,29% con 10.569.258 voti.

A un’ora e mezza dalla chiusura delle urne, in una domenica ricca di aspettative e tensioni,  l’alta affluenza, tre punti in più rispetto al primo turno, ha confermato un risultato storico vissuto con gioia da chi ha votato Petro. Non solo per la vittoria, ma anche per la rapida accettazione del risultato da parte del presidente uscente Iván Duque e anche di Rodolfo Hernández. Il riconoscimento della sconfitta ha dissipato le possibilità di uno scenario di tensione che era sembrato possibile nei giorni precedenti al voto.

L’eredità opaca di Duque

Anche se la costituzione colombiana non gli permetteva di candidarsi per la rielezione, Iván Duque aveva parlato come se fosse un candidato durante la campagna elettorale assicurando che: “La Colombia non cadrà nell’abisso del socialismo del XXI secolo”.

La verità è che la Colombia ha chiuso il 2021 con un bilancio sanguinoso di 96 massacri registrati dalla Ong Indepaz, con decine di leader comunitari ed ex guerriglieri assassinati. Inoltre, durante le manifestazioni iniziate il 28 aprile contro il progetto di riforma fiscale, Indepaz ha registrato 2005 detenzioni arbitrarie e 79 morti.

Petro e la vicepresidente Francia Márquez ereditano quindi una Colombia con più disoccupazione, più esodi forzati, più ragazzi e ragazze reclutati da gruppi armati, la miseria che attanaglia e bisogni primari insoddisfatti per troppi. Scontri armati nelle aree rurali, aumento dei combattimenti tra gruppi  illegali e forze di sicurezza nelle aree remote del Paese, minore accesso al lavoro nelle città, aumento della fame e, in risposta a ciò, la ribellione tra i colombiani delle campagne e delle città che chiedono diritti garantiti e non solo privilegi per la classe dirigente e i privilegiati.

Il presidente e la sua vice

Petro è un economista, padre di sei figli, è stato sindaco di Bogotà dal 2012 al 2015. Nato in una famiglia modesta originaria della costa caraibica della Colombia, ha abbracciato la politica da adolescente, dopo il colpo di Stato e l’assassinio di Salvador Allende del 1973 in Cile. A 17 anni si unì al gruppo di guerriglia urbana M-19, senza però partecipare alla lotta armata, operando solo come attivista.

Catturato dall’esercito nel 1985, fu torturato prima di trascorrere quasi due anni in carcere con l’accusa di detenzione di armi. Fu liberato e l’M-19 firmò un accordo di pace con il governo nel 1990. Da allora è stato senatore e sindaco.

Al fianco di Gustavo Petro ci sarà Francia Márquez che ha alle spalle una storia di attivista per i diritti umani e di avvocato per le cause sociali che hanno contribuito a portarla a successo di cui gode oggi.

Non solo si è opposta all’estrazione indiscriminata conseguenza  della concessione di titoli minerari a società di ogni tipo, ma ha anche assunto la difesa dell’ambiente e dei diritti umani, anch’essi colpiti da una industrializzazione selvaggia e senza scrupoli.

La svolta per la Colombia

ColombiaNel suo primo discorso, il neo Presidente, ha sottolineato in numerosi passaggi la necessità di realizzare una riconciliazione sociale, politica, nel quadro di un Paese che ha espresso ancora una volta le grandi divisioni che attraversano la Colombia.
“Il cambiamento significa il benvenuto alla speranza, la possibilità di aprire un futuro, il cambiamento significa aprire opportunità per tutti gli uomini e le donne. La speranza può riempire tutti gli angoli del territorio nazionale”.
Il suo governo si impegnerà primo nella pace, secondo nella giustizia sociale, terzo nella giustizia ambientale.

Qualsiasi opposizione sarà ascoltata per discutere i problemi della Colombia, non ci saranno mai persecuzioni politiche, persecuzioni legali, sarà un governo basato sul rispetto e il dialogo.
“Se mi chiedete a cosa serve un Accordo nazionale, direi per costruire il massimo consenso in modo da realizzare assieme le riforme che consentano alle persone una vita migliore”, ha detto il presidente, riferendosi alle grandi trasformazioni necessarie al Paese, come l’energia di transizione verso l’energia pulita, la giustizia sociale o la pace.

La politica internazionale

Nel discorso un riferimento anche alla politica internazionale con la  necessità di raggiungere accordi di fronte alla transizione energetica: “Penso sia giunto il momento di sedersi ad un tavolo con il governo degli Stati Uniti per parlare, dialogare, di cosa significhi per l’intero continente americano che i gas serra vengono emessi lì come in quasi nessun altro Paese. E noi  li prendiamo, li assorbiamo dalla nostra giungla amazzonica.”

Il trionfo e la gioia di tante persone  hanno fatto intendere l’importanza storica del risultato, soprattutto dopo tre anni consecutivi di grandi proteste, repressione e persecuzione. A questo ha fatto riferimento Petro quando ha chiesto al Procuratore generale di liberare i giovani ingiustamente detenuti, soprattutto nei giorni scorsi, quando sono stati segnalati altri arresti illegali.

La Colombia sta iniziando una nuova era che, come hanno ricordato Gustavo e Francia, nasce da anni di resistenza che l’hanno preceduta e di cui fa parte. Il Paese, che spera in una rinascita dopo oltre 70 anni di conflitto armato e 30 anni di neoliberismo, si trova ora di fronte alla possibilità di un governo che si propone di cambiare lo status quo conservatore, disuguale e sistematicamente violento. Il 7 agosto inizierà una nuova era.