Francia,
è scontro
tra due Paesi diversi

Domenica prossima la Francia tornerà alle urne per il ballottaggio delle elezioni presidenziali. Gli elettori dovranno scegliere chi, tra Emmanuel Macron e Marine Le Pen, diventerà presidente della Repubblica. Questo voto apre una lunga fase elettorale che porterà, oltre al rinnovo della Presidenza della Repubblica anche alle nuove elezioni legislative che si terranno in giugno.
Esattamente come cinque anni fa il primo turno del 10 aprile ha visto l’affermazione di Emmanuel Macron, Presidente uscente e leader della formazione La Republique En Marche (affiliata alla famiglia politica europeo dei liberali) che conquista oltre 9.7 milioni di voti (27.84%), seguito a breve distanza da Marine Le Pen leader del Rassemblement National (affiliato in Europa al gruppo Identità e democrazia) che conquista 8.1 milioni di voti (23.15%). Al terzo posto della contesa arriva il candidato più forte della sinistra francese, Jean-Luc Mélenchon, leader de La France Insoumise che conquista 7.7 milioni di voti (21.95%). Complessivamente si sono recati al voto quasi 36 milioni di elettori pari al 73.69% degli aventi diritto, un dato sostanzialmente stabile rispetto a cinque anni prima, quando si erano recati al voto 37 milioni di francesi.
Il panorama politico del primo turno delle Presidenziali francesi conferma i trend in corso da tempo in Francia. I primi due classificati all’esito dello scrutinio sono gli stessi di cinque anni fa mentre Mélenchon conquista il terzo posto tra i candidati Presidenti rispetto al quarto posto raggiunto nella elezione presidenziale precedente. Macron, Le Pen e Mélenchon hanno incrementato in voti assoluti il consenso rispetto a cinque anni fa. Oltre alla conferma del quadro dei protagonisti delle presidenziali, la Francia conferma anche la liquidazione dei protagonisti tradizionali della politica transalpina. Ciò significa la morte del Partito Socialista, precipitato ad un vergognoso 1,78% dei consensi con la candidata Hidalgo, mentre anche i Repubblicani, l’altra grande formazione politica con radici nel Gaullismo, che ha tenuto in mano la politica francese degli ultimi decenni, spariscono dalla circolazione conquistando appena il 4.78% dei consensi con la candidata Valérie Pécresse.

Covid, guerra, polarizzazione sociale

Ma nella stabilità del trend si celano anche altre tendenze che è utile esaminare in vista del ballottaggio di domenica e delle legislative di giugno. Oltre alle crisi sistemiche che hanno colpito tutto il mondo quali il Covid e la crisi russo-ucraina con tutte le conseguenze del caso, la Francia è stata tra i Paesi maggiormente colpiti dalle mobilitazioni interne nel corso degli ultimi anni. È possibile sostenere che proprio in Francia risulta maggiormente evidente la “nuova” polarizzazione sociale figlia delle trasformazioni economiche, demografiche e sociali. Sul piano sociale il simbolo di questa consapevolezza è stato (ed è ancora) il movimento dei Gilet Gialli, capace di mobilitare il Paese per decine di settimane con manifestazioni enormi e dense di significato, tanto più in un Paese in cui l’area rurale è particolarmente pesante e importante quale appunto la Francia.
La nuova faccia del sistema politico francese risponde a questi sommovimenti. In pochi paesi al mondo il confronto politico tra i nuovi blocchi sociali (integrati vs periferici) appare chiaro e lineare come oltralpe. In questo movimento che cancella vecchi rappresentanti giudicati oramai incapaci e ne fa emergere e consolidare di nuovi, l’area della sinistra di Mélenchon e della destra lepenista crescono in maniera evidente rispetto a cinque anni fa.

La destra oltre il 30 per cento

La destra francese supera il 30% dei consensi sommando i voti di Marine Le Pen, Dupont-Aignan ed Eric Zemmour, candidato nato “a destra” della Le Pen e che ha conquistato oltre il 7% dei consensi. Complessivamente quindi l’area della destra francese si colloca al 32% dei consensi complessivi, ben in crescita rispetto al 26% di cinque anni fa. In particolare la candidatura di Zemmour sembra aver avuto effetti benefici per Marine Le Pen che ha potuto “congelare” dei voti sulla sua destra e darsi un profilo più istituzionale e moderato, che è evidentemente piaciuto agli elettori gollisti della Francia periferica. Zemmour e Dupont-Aignan hanno poi annunciato che sosterranno la candidatura di Le Pen al ballottaggio.


Anche a sinistra l’elettorato complessivo è cresciuto, pur se frazionato in molte più candidature e con uno spettro di posizioni abbastanza vasto. Cinque anni fa, oltre Mélenchon, erano presenti Hamon per i socialisti, Poutou e Arthaud per le formazioni anticapitaliste ed operaie. Complessivamente queste forze rappresentavano il 27% dei consensi. Cinque anni dopo il quadro si presentava più ampio con la presenza oltre che di Mélenchon, dei socialisti di Poutou e Arthaud anche i candidati dei Verdi e del Partito comunista francese. Complessivamente queste forze finiscono per rappresentare poco meno del 32% dei voti.
È da notare e sottolineare il fatto che il voto a Mélenchon, a differenza ad esempio di quanto avviene nel caso italiano, mantiene una solida e predominante presenza nei ceti popolari (urbani) francese, dove la nuova costellazione della sinistra francese è tutt’altro che soppiantata dai nazionalisti conservatori. Insomma il quadro francese consolida una tripartizione politica pressoché identica tra tre aree, una di sinistra una di destra ed una liberale centrista che hanno completato la pars destruens del vecchio sistema politico.

Gli over 65 con l’uscente

Guardando al voto in chiave demografica i risultati dei candidati nelle varie fasce d’età è opposto tra Macron da un lato e Le Pen-Mélenchon dall’altro. Il Presidente uscente ottiene risultati crescenti al crescere della fascia demografica considerata dominando il panorama del voto Over 65 mentre Le Pen e Mélenchon ottengono risultati decrescenti al crescere della fascia d’età. Mèlenchon fa meglio di tutti tra i molto giovani (Under 25).
Geograficamente, la distribuzione dei voti ricorda da vicino quella del 2017. Marine Le Pen è regolarmente in testa al nord della Francia, all’est e lungo l’intera costa mediterranea. Regioni in cui il Rassemblement National è tradizionalmente forte. Emmanuel Macron, invece, è primo soprattutto lungo la costa atlantica.
Una certa novità è invece rappresentata dalle buone prestazioni di Mélenchon in alcuni territori. Il candidato della sinistra francese è arrivato primo a Seine-Saint-Denis, in Ariège a Reunion. Forte nei territori d’oltremare e nei sobborghi di Parigi, Mélenchon ha fatto progressi soprattutto nelle grandi città, arrivando primo anche a Tolosa, Montpellier, Lille, Strasburgo, Nantes e Rennes, confermando una buona capacità di penetrazione nelle periferie urbane caratterizzate da una forte presenza di cittadini francesi immigrati.

I più poveri votano Mélenchon e Le Pen

Questo esito ricorda molto da vicino la prestazione offerta nelle aree periferiche ad alta presenza di neri nelle città americane del Presidente Biden nelle ultime presidenziali statunitensi. Riguardo i dati per fasce di reddito e per categoria di lavoro vediamo che nelle fasce più estreme (molto poveri o molto ricchi) dominano rispettivamente Mélenchon e Le Pen (pressoché alla pari tra gli elettori con meno di mille euro al mese) e Macron, che svetta tra gli elettori con più di 3500 euro al mese. Nelle fasce intermedie i sondaggi descrivono una situazione di sostanziale parità tra i tre candidati senza predominanze eccessive da parte di nessuno dei tre.
Rispetto alle categorie lavorative infine  Le Pen conferma una netta prevalenza tra operai ed impiegati, ma tra i primi bisogna considerare che Macron acquisisce punti rispetto alle rilevazioni di cinque anni prima, mentre si rilevano prestazioni superiori alle attese tra i dipendenti pubblici francesi del Presidente uscente, pur spesso considerato una specie di nemico dell’impiego pubblico.

Un Paese in piena transizione

Il quadro che ne esce è quello di un Paese in cui la transizione verso un nuovo sistema dei partiti politici è pienamente in atto. Lo scontro tra la Francia integrata e quella periferica costituite da blocchi sociali e geografici chiaramente distinti ed in linea con la letteratura contemporanea in fatto di fratture sociali nei Paesi a capitalismo avanzato, è pienamente in corso ma con alcune differenze al proprio interno.
Mentre la Francia integrata ha già trovato una sua stabilità sul piano politico, ed un dominus indiscusso, nella Francia periferica, nettamente maggioritaria, si combattono le due tendenze della sinistra da ricostruire e della destra neo nazionalista. Di questo beneficia certamente Macron che potrà agilmente continuare a formulare l’appello al voto contro le tendenze fascistoidi presenti nella tradizione della estrema destra francese.
Ma l’appello al voto antifascista è un’arma sempre più spuntata, Le Pen è arrivata molto oltre il tradizionale bacino di consenso della destra post fascista francese: per rendersene conto basta considerare la progressione dei voti dal 2007 ad oggi al primo turno della candidata del Rassemblement.

In giugno le legislative

Pur se probabilmente non sarà la prossima inquilina dell’Eliseo, oramai il fronte lepenista ha dalla sua un terzo dell’elettorato francese, una forza dominante (il Rassemblement) e quindi la possibilità di giocarsi le sue carte anche sul piano delle importantissime elezioni parlamentari che si terranno in giugno, decisive per determinare la maggioranza parlamentare, nonché la capacità di mettere in atto il proprio programma specie di politica interna.

La sinistra può contare su una forza complessivamente simile a quella della destra, ma in un quadro di forze politiche estremamente più disarticolato.
Vedremo come queste tendenze che abbiamo descritto incideranno sull’andamento del ballottaggio di domenica. E soprattutto vedremo come si articolerà il sistema dei partiti in Francia in vista delle legislative di giugno e quale conformazione avrà la sinistra.