Liz Truss, la “flessibile” premier britannica che va dove la porta il vento conservatore

Flessibile. Così la descrivono gli estimatori. Sembrerebbe una dote politica. Nel caso di Liz Truss, neo-leader Tory e primo ministro britannico, è un termine che vira facilmente nella definizione di voltagabbana. Una che da fervida remainer si è convertita rapidamente alla Brexit più decisa, senza contare il passato lib-dem (un errore giovanile, per sua stessa ammissione) e quello di ambientalista anti-nucleare liquidato con una conversione alla più stretta ideologia conservatrice. “Ho fatto una campagna elettorale come conservatrice e governerò come una conservatrice”,  ha detto appena eletta, sgombrando il campo da qualsiasi illusione su una collocazione più centrista anche in ragione delle gravi difficoltà del momento e  della necessità di tenere insieme Paese e partito, mentre divampano scioperi a catena e, causa Brexit, mancano oltre un milione e mezzo di lavoratori per coprire i posti vacanti e dare fiato all’economia.

L’emergenza inflazione

Elizabeth Truss (Di Simon Dawson / No10 Downing StreetPosted – Da Wikipedia)

Ma la flessibilità di Truss, “adattabilità” dice qualcuno, potrebbe rivelarsi nel tempo molto utile ad aggiustamenti in corsa, modulando gli slogan elettorali (i classici meno tasse – “è giusto tagliare le tasse ai ricchi” –  e meno stato) in più realistiche applicazioni. A cominciare dal problema numero uno, le bollette energetiche che nel Regno Unito come nel resto dell’Europa sono diventate un’emergenza. E già qui la neo-premier che ha promesso una risposta già nella prima settimana di governo dovrà dare mostra di quella sua capacità di tenere il piede in più di una staffa: come conciliare i suoi no elettorali a tasse sugli extra-profitti delle società energetiche, i no ad aiuti e sovvenzioni e all’interventismo statale con l’urgenza di rendere i conti più sopportabili per imprese e famiglie?

Il tempo è un fattore chiave in questo momento e Truss non ne ha, anche grazie alla lunghissima parentesi tra la bocciatura di Boris Johnson e la conclusione della corsa alla nuova leadership tory: quasi due mesi, un’era geologica con una guerra in campo e i prezzi dell’energia arrivati alle stelle. A parte il ticchettio dell’orologio che non le giova, Liz Truss, terza donna premier a Londra, non ha nemmeno la fiducia dell’opinione pubblica.  Appena il 19 per cento crede che riuscirà a mettere le briglie al crescente costo della vita, pollice verso invece dal 67%, secondo un sondaggio YouGov fatto a caldo dopo la sua elezione. E intanto l’inflazione viaggia al 10% e secondo Goldman Sachs arriverà al 22% l’anno prossimo, al 15% nelle previsioni più ottimistiche.

La fiducia è poca anche nelle file del suo partito. Truss strappa la vittoria sull’altro principale contendente Rishi Sunak, con il 57 per cento delle preferenze tra gli iscritti, il risultato più basso che si ricordi. E quel che è peggio è che non convince che un terzo dei parlamentari Tory: raccoglie un maggior numero di voti lo sconfitto ex cancelliere dello Scacchiere.

Nel governo solo fedelissimi

Truss avrà perciò del filo da torcere anche in casa e questo certo non faciliterà la sua velocità d’azione. A sentire la stampa, ha tutta l’intenzione di blindarsi. Il nuovo governo sarà formato da fedelissimi, con buona pace dell’appello all’unità del partito, lanciato dallo stesso Boris Johnson nel suo “discorso d’addio”, se così si può definire quello in cui il premier uscente ha recriminato sulla propria uscita di scena  lasciando intravedere un suo possibile ritorno come “Cincinnato” richiamato per servire la patria, se le cose dovessero mettersi male.

Boris, incensando il proprio operato, ha definito il passaggio delle consegne a Truss come una staffetta, sottolineando la linea di continuità tra il proprio e il futuro esecutivo. E la stessa neo-premier ha profuso lodi a piene mani sul suo predecessore, che nel luglio scorso era stato costretto a lasciare in seguito ad una serie di scandali e alle dimissioni dei propri ministri. Di sicuro non cambierà nulla nella politica nei confronti di Kiev e della guerra in Ucraina, Truss ha sposato in pieno come ministro degli esteri il sostegno pugnace di Johnson, che prima di partire alla volta del castello di Balmoral per le formalità d’uso con la regina ha chiamato Zelensky al telefono per l’ennesima volta.

Più incertezza su altri dei molti dossier su cui Truss dovrà confrontarsi a breve. Nei confronti della Ue pende la questione del protocollo sull’Irlanda del Nord, che Londra è tentata di sospendere unilateralmente – e su questo non c’è nessun ottimismo a Bruxelles. La Scozia, intanto, aspetta ancora di vedere se sarà possibile un accordo per tenere un secondo referendum sull’indipendenza nel 2023, altra patata bollente in vista.

Addio alle politiche per l’ambiente e sì al nucleare

Sul fronte interno, a parte le beghe tory, c’è tutta la questione ambientale. Truss vuole alleggerire le bollette della quota destinata a finanziare misure per la sostenibilità, incrementare il ricorso a trivelle, fracking, etc, insomma un addio agli obiettivi di riduzione delle emissioni. E c’è poi la partita dei servizi pubblici, a cominciare dal sistema sanitario, che ha subito nel tempo tanti e tali tagli che si stima che un inglese su otto sia in attesa oggi di una qualche terapia o intervento. Nuovi investimenti non sono in vista, al di là dell’asserita (da Johnson) costruzione di 40 nuovi ospedali di cui il Guardian smentisce l’esistenza. Al contrario Truss ha ipotizzato un taglio degli stipendi più alti dei dipendenti pubblici di sanità, esercito, pubblica sicurezza per finanziare parte del promesso taglio delle tasse per 30 miliardi di sterline, suscitando un vespaio.

Comunque, per ora, è Liz Truss la vincente. Ha saputo mostrarsi come il nuovo anche se è da 10 anni al governo con varie mansioni, battendo il tasto usurato della riduzione delle tasse – mentre il suo avversario Sunak, da ex ministro delle finanze, affermava improvvidamente che avrebbe preferito perdere piuttosto che promettere tagli insostenibili.

Ce la farà la 47enne Liz, dopo aver spezzato il cuore al padre che non le perdona la svolta conservatrice, a tenere insieme tutti i pezzi? Chi la conosce bene, e la descrive come testarda e ambiziosa sin da quando era in fasce, è sicuro di sì, ce la farà e in tempi rapidi, senza mostrare quella “pigrizia di casta” del predecessore.

I luburisti avanti di 10 punti sui Tory

Il Labour, che nei sondaggi supera di 10 punti percentuali i Tory, ha già iniziato a fare campagna, puntando il dito contro una leadership che, accusa, intende comprimere diritti dei lavoratori e finanziamenti a scuole e ospedali più di quanto non sia già avvenuto. E pazienza se Truss si schermisce quando qualcuno la paragona alla Thatcher, di cui in campagna elettorale ha imitato abiti con il fiocco e atteggiamenti, tirandosi dietro ironie da chi più che una lady di ferro ha visto in lei una banderuola, come quelle che dai tetti girano al mutare del vento: di ferro, ma pronta a cambiare direzione. Sui manifesti laburisti apparsi ieri nelle strade del Regno si avvisano gli elettori: “Lei non è dalla vostra parte“.