L’Italia e l’economia di guerra: ora rischiamo una grave recessione

“Non siamo ancora in un’economia di guerra, ma dobbiamo prepararci”, avverte il presidente del Consiglio Mario Draghi e immediatamente, a margine dell’immensa tragedia che si consuma in Ucraina, sui Tg e i quotidiani ricompaiono servizi e articoli sulle domeniche a piedi, sugli scaffali vuoti dei supermercati, sull’energia razionata come se fossimo tornati al primo collasso petrolifero del 1973. Ma se lo choc di quasi mezzo secolo fa fu accolto dagli italiani come la campanella che suonava la fine della festa protrattasi troppo a lungo, ora le conseguenze economiche e sociali della guerra nell’Est Europa possono avere un impatto durissimo per i prossimi anni. Così come è stato più volte detto e scritto a proposito delle conseguenze della pandemia da Covid-19 – “Niente sarà più lo stesso” – ora arrivano davvero al pettine nodi irrisolti e che impongono ai governi e ai cittadini un cambiamento del paradigma di sviluppo, di consumi, di convivenza. Siamo stati e siamo consumatori accaniti di petrolio e di gas, abbiamo comprato da tutti senza distinzioni perché le imprese vogliono energia disponibile a prezzi contenuti e le famiglie chiedono un “pieno” di benzina senza sacrifici. Non abbiamo voluto il nucleare, con tanto di referendum, abbiamo bloccato le nuove perforazioni, abbiamo osteggiato i rigassificatori (e adesso ci servirebbero, eccome), qualcuno ha lottato per difendere gli ulivi pugliesi sacrificati per far posto al gasdotto Tap. Tutte scelte legittime degli italiani che ora, però, devono accettare di riaprire le centrali a carbone con tanti saluti alla sostenibilità, alla transizione ecologica, al Friday for future.

Relazioni pericolose

Per molti anni l’Europa e il mondo occidentale si sono fidati della Russia, hanno fatto affari enormi con Mosca, hanno intessuto relazioni economiche, politiche, culturali con Putin nella convinzione generale che non ci sarebbero state spiacevoli sorprese. L’Europa, l’Italia hanno beneficiato di questa relazione d’affari e d’interesse con gli epigoni dell’ex Unione Sovietica, un rapporto costruito e rafforzato nei trent’anni passati dopo la caduta del Muro di Berlino e la fine del Patto di Varsavia. Hanno sfruttato anche quei capitali enormi che potevano essere sospettati di una provenienza incerta, illegale. Gli oligarchi russi, colpevoli di aver defraudato il tessuto industriale ex sovietico, hanno finanziato e costruito fortune gigantesche nei paesi europei, creando un’economia su misura fatta di finanza, servizi, lusso, ristoranti, yacht e squadre di calcio di successo, con il plauso quasi generale perché quei miliardi d’investimento facevano gola a molti. E ora appaiono un po’ ipocrite le confische dei conti russi o il blocco delle attività degli oligarchi. Ma oggi si può fare tutto e negare i comportamenti passati, questa è una guerra, da febbraio siamo tornati al mondo diviso in blocchi, alla cortina di ferro, alle minacce nucleari.

Il nostro Paese è in prima fila nelle relazioni con la Russia. Il fabbisogno d’energia dell’Italia è per il 40% garantito dal gas acquistato in Russia, solo la Germania ha una dipendenza più alta che arriva al 50%. Il gas di Putin ci è sempre piaciuto, come a Berlino. Il ministero dell’Economia tedesco sostiene che lo stop delle forniture di gas dalla Russia provocherebbe la chiusura di molte imprese industriali e un’ondata drammatica di disoccupazione. L’Italia è esposta verso la Russia per circa 19 miliardi di euro, somma che potrebbe anche andare persa se, come dicono le agenzie di rating, Mosca dovesse finire in default. Ma anche questa valutazione potrebbe lasciare il tempo che trova visto che la Russia ha messo probabilmente in conto il suo isolamento internazionale. Se Putin non rimborsa i bond russi sottoscritti all’estero ci sarà qualcuno che andrà a imporgli il pagamento? Con il gas e il petrolio a buon mercato e con l’opulenza degli oligarchi in Europa, Putin ha conquistato quasi tutti. Anche i più potenti e più esperti statisti o investitori planetari non sono riusciti ad anticipare e comprendere le strategie di Putin. BlackRock, il più grande investitore al mondo, ha perso 17 miliardi di dollari sulle partecipazioni acquistate sul mercato russo, e non ha messo in campo alcuna correzione di rotta fino a che i carri armati di Putin non hanno invaso l’Ucraina.

Evitare una nuova recessione

L’Italia ha di fronte alcune serie emergenze da contrastare al più presto. Manca l’energia se si interrompono o diminuiscono le forniture russe, scarseggiano le materie prime per le produzioni industriali e le trasformazioni agroalimentari. Importanti settori industriali come la siderurgia, la ceramica, la carta, il vetro sono in difficoltà, con le aziende incerte se continuare a produrre con costi crescenti per l’energia e le materie prime che scarseggiano. In una congiuntura con l’inflazione già in salita, l’emergenza energetica indotta dal conflitto ha prodotto un’altra fiammata sui prezzi, sulle bollette di gas ed elettricità, sulla benzina. L’inflazione, come negli anni Settanta della doppia crisi petrolifera, è tornata ad essere una minaccia per la stabilità dell’economia. Negli Stati Uniti i prezzi al consumo sono cresciuti del 7,9%, un record che ha costretto l’amministrazione Biden e le Autorità monetarie a correre ai ripari. La Federal Reserve si appresta ad aumentare i tassi di interesse, finisce dunque la stagione del denaro a costo zero o quasi e nemmeno la Bce potrà restare con le mani in mano. Se aumentano i tassi in Europa per il nostro Paese non sarà una passeggiata dopo che per anni abbiamo beneficiato di un trattamento di favore anche da parte della Bce con l’acquisto di titoli del debito pubblico.

Draghi si appresta a varare nuove misure straordinarie per contrastare l’emergenza, con possibili interventi proprio da economia di guerra come lo stoccaggio di beni primari, la riduzione di prezzi per benzina e gasolio, il taglio di consumi energetici negli uffici pubblici e altri sostegni a famiglie e imprese. Quello che il governo ancora non dice è che l’Italia finirà dritta dritta in una nuova recessione, dopo la forte ripresa del 2021, con un forte contrazione del Pil. Draghi con il presidente francese Macron si è fatto promotore in Europa della proposta di un altro Recovery Plan per contrastare gli effetti negativi della guerra tra Russia e Ucraina. Ma ci sono resistenze da parte dei Paesi “frugali”, che temono ulteriori esborsi finanziari dopo quelli destinati a contrastare la crisi da coronavirus. Ma i conti possono essere accantonati. Una caduta dell’economia è un fatto grave per gli italiani e gli europei, ma passa in secondo piano davanti alle stragi, ai bombardamenti e al disastro umanitario che si consumano in Ucraina. In ogni caso per continuare a distinguersi i partiti della maggioranza si sono divisi sulla riforma del catasto, per ben due volte il governo si è salvato per un solo voto. E non è finita. Una crisi politica italiana in un’Europa in fiamme sarebbe l’ultimo “capolavoro” del nostro sistema.