L’indispensabile fatica
di combattere
i demagoghi

E’ indubbiamente un momento di grande spaesamento, difficoltà e scoramento.

Quando le legge del buon senso e della logica sembrano essere del tutto cancellate da una valanga di rumori ed urla che travolgono tutto, è difficile riuscire ad emergere dal mare montante di affermazioni azzardate, in gran parte false, illogiche che vengono abbandonate quasi subito per altre e successive affermazioni altrettanto illogiche, assurde e false. Il rumore di fondo è diventata l’unica cosa che viene percepita, la chiarezza, la logica, il cercare di dimostrare la illogicità ed assurdità di tante frasi rischia di essere una battaglia persa perché non conta tanto quello che si afferma quanto la violenza verbale (per ora) con cui le affermazioni sono gridate, cambiando ogni giorno l’obiettivo della invettiva di turno, in modo tale di impedire di fatto una qualsiasi riflessione su quanto affermato poche ore prima. Non bisogna dare il tempo di rispondere ma obbligare ad una continua rincorsa dei cambiamenti repentini di toni e scenari.

Bisogna cambiare modo di affrontate questa tipologia demagogica e qualunquista di affrontare qualsiasi questione. Bisogna recuperare il dominio della ragione e della logica, pur tra le mille difficoltà. Non bisogna rispondere sullo stesso piano. Non tanto perché le tecniche di comunicazione siano raffinate e sofisticate o perché chi le comunica siano dei grandi geni, perché questa visione urlata, contradditoria, illogica e demagogica, rischia di travolgere tutto se si utilizzano gli stessi strumenti di comunicazione. Ed è inutile cercare delle scorciatoie. Cercare di spiegare i fenomeni che accadono nel mondo umano (l’unica specie vivente che ha inventato la guerra, circa 40.000 anni fa) ricorrendo a scorciatoie altrettanto demagogiche ed urlate non ha alcuna capacità di vittoria. La formazione culturale e politica  che tanti anni di attività politica hanno generato porta a volere spiegare, convincere, tramite discorsi, incontri, colloqui, scritti, parole, addirittura libri! E tutto questo richiede riflessioni, analisi, ponderazione. Il che significa tempo. Non ci sono dubbi che alla lunga questo modo di affrontare le questioni, ancora prima dell’indicare le soluzioni ai problemi, che richiedono altrettanto tempo se non di più, è l’unico possibile e l’unico che porterà ad una sicura affermazione sulla demagogia inefficace e falsa. MA, il fattore tempo è importante, essenziale, vitale.

La complessità (parola abusata) ha portato con sé il valore assoluto della semplificazione. Vogliamo cose semplici, chiare, vogliamo soluzioni rapide, veloci che chiudano definitivamente le questioni e senza grandi discussioni. Affidiamoci a chi urlando e sbraitando magari le questioni le lascerà alla lunga irrisolte ma che nell’immediato fa credere ed affermare con esultanza che finalmente qualcuno che decide, presto e forse anche bene c’è. E basta con tutte le lungaggini della democrazia, della complessità della democrazia che deve per sua (buona) natura mediare, tra i diversi interessi cercando di raggiungere l’interesse generale.

Alcune cose, tra le tante, sono alla base dell’evoluzione della unica razza umana che esiste, l’Homo Sapiens. La medicina, tanto per cominciare, che per sua natura non è e non sarà mai una scienza esatta. Ogni persona è diversa anche nei riguardi della malattia, ogni organismo reagisce in modo diverso. Ma la medicina ha compiuto enormi progressi (le grandi epidemie sterminavano in gran parte le popolazioni della terra in percentuali impensabili ai giorni nostri) perché la ricerca è riuscita a stabilire delle linee mediche di intervento che agiscono su grandi percentuali di individui, non su tutti, impossibile, ma su tanti, tantissimi. E ci sarà sempre un caso di tumore incurabile che poi non porta inspiegabilmente alla morte del paziente e ci sarà sempre qualcuno che morirà per le cure a cui è sottoposto. Ma le percentuali significative sono quelle che guidano le linee guida per gli interventi dei sistemi sanitari nazionali.  Cercando di curare anche chi non ha speranze ragionevoli di vita, badando a non buttare risorse in sperimentazioni insensate, badando all’interesse generale della popolazione e cercando di salvaguardare il maggior numero possibile di persone. Nessun bambino immuno-depresso perché in cura per gravi malattie deve essere messo a rischio. L’interesse generale prevale sull’interesse delle singole persone. E’ una delle regole che deve governare le linee guida della sanità pubblica. Ed è quello che la logica richiede e non ci sono terze vie. Le malattie hanno sterminato intere popolazioni, soprattutto quelle dove sono arrivati i colonizzatori, che portavano le armi da fuoco ma ancora peggio portavano virus sconosciuti agli abitanti del luogo che non avevano difese.

Un’epidemia di morbillo ha colpito la tribù amazzonica dei Yanomami, isolata al confine tra Brasile e Venezuela. “Se non saranno adottate al più presto misure d’emergenza, potrebbero morire centinaia di indigeni”, è l’allarme lanciato da Survival international un paio di mesi fa.

Quanto ci ho messo a dire queste cose? Parole, parole.  La formula vaccinazione obbligatoria/facoltativa è molto più efficace nella sua mancanza di logica. Dobbiamo accettare questo modo di discutere? No, ma dobbiamo sviluppare mezzi per ribadire, ribattere, cambiare le opinioni che siano veloci ed efficaci. E le nuove tecnologie possono essere molto efficaci da questo punto di vista. Non le barzellette dei referendum virtuali a cui partecipano poche migliaia di persone, ma coinvolgere milioni di persone. Abituando le persone a capire come usare in modo intelligente ed efficace la miniera di informazioni corrette che ci sono in rete (molte di più delle informazioni false). Cambiare e rendere più efficace la politica come ha fatto in un caso anche la comunità Europea cercando di coinvolgere nelle decisioni i popoli europei. Non con messaggi di poche parole, ma ragionando, confrontandosi, cercando di chiarire.

E’ duro, faticoso, ma solo così si costruiscono i sistemi difensivi per reagire alle ondate di falsità e fantasie.

Certo un elemento essenziale è il riuscire ad analizzare la propria storia cercando di capire il perché degli errori commessi e come evitarli in futuro.

Ed il grande problema è lo stato di confusione e di sfiducia che non solo i cittadini hanno nell’unico partito per ora sopravvissuto, il PD.  La percezione che il PD non sia in nessun caso una soluzione ma sia anzi una delle cause della situazione attuale, che la sua classe dirigente sia oramai impresentabile, è un fatto che predomina nel paese. Era un fatto ineluttabile, ci sono stati errori dei dirigenti, sono state scelte sbagliate? E soprattutto perché? O invece le cause sono tutte esterne, il popolo è ignorante e non capisce quanto di buono è stato fatto, la storia è ingiusta e prima o poi la storia stessa si vendicherà e il bene trionferà.

La storia ha insegnato in anni di guerre, stermini e genocidi che i “buoni”, ammesso che si siano, non vincono sempre. Anzi, non solo la storia, le singole comunità umane, se si guarda indietro nei secoli, hanno passato la maggior parte della loro vita in mezzo a tragedie e lutti e drammi di tutti i tipi. Malgrado questo nel nostro DNA per motivi di sopravvivenza pensiamo, ci illudiamo, che la logica, la verità, la solidarietà vincerà. Oggi è uno di quei periodi in cui non si vede come questo possa accadere in tempi brevi. E da qui il grande spaesamento. Ed  è in questi periodi che si vede chi è in grado di fare previsioni, stabilire strategie, indicare una direzione di marcia che deve portare a modificare la situazione. Perché a distruggere ci vuole molto poco, a ridare la speranza, la fiducia, la volontà di reagire si fa molta fatica. Nel caso specifico della politica chi è uno statista lungimirante e chi non lo sarà mai. E come in medicina nulla è deciso a priori, si può benissimo avere la ragione dalla propria parte e non riuscire a modificare nulla. Il ruolo dei leader politici diventa quello che indicare questa vie, se si riesce ad individuarle. Ridando la speranza anche se la situazione è disperata.

Si sono dimostrati all’altezza i leader (chiamiamoli così) del PD o non hanno  e stanno continuando a contribuire a distruggere qual poco che è ancora rimasto in piedi  di un partito di persone che pretende che le parole hanno un senso, che la logica e la solidarietà siano alla base della convivenza umana? Hanno fatto tesoro degli errori fatti, delle scelte non fatte o subite, hanno avuto un giusto ruolo l’ammissione e l’interesse collettivo? Hanno in poche parole dimostrato di essere all’altezza? Hanno sviluppato una qualche strategia che nel breve o medio periodo porti ad un cambiamento che non avverrà come diceva il presidente Mao, aspettando sulla riva del fiume che gli avversari siano sconfitti? Hanno contribuito a far rinascere la speranza ed una sana utopia in cui continuare a credere?

Il problema ed è una delle cause principali della inazione è che le risposte a queste domande sono tanti no. Basta chiedere tra le persone, sentire quello che viene detto. Certo è anche un effetto di una demagogica propaganda che utilizza tutti i mezzi per presentare la realtà come esattamente si vorrebbe che fosse, senza dover fornire alcuna prova? Certo è anche un effetto dei tanti problemi che ha il paese, problemi che continuano da anni e che vengono affrontati con scarsa convinzione  e ancora più scarsa capacità di fornire soluzioni. La magistratura, la sanità, l’educazione, il lavoro dei giovani, la povertà. Ci sono situazioni eccellenti in molti di questi settori in Italia, ma quello che è sicuramente una realtà è che il paese non è tutto eguale, è profondamente disomogeneo  e queste sono cose che vengono dette da anni con una stanca liturgia. E allora perché non sfruttare queste incapacità, queste situazioni insostenibili, non per risolverle ma per indicare alle persone i colpevoli della situazione. Non siamo in grado di darvi una soluzione (questo ovviamente non è detto esplicitamente) ma vi forniamo i colpevoli. Sono loro la causa di tutto. Strategia che regge per un breve periodo, ma che produrrà danni incalcolabili nel tessuto sociale del paese, creando e stimolando tensioni, odi e rancori su cui qualsiasi società è destinata a sfasciarsi. Un inciso: ovviamente che cosa succede nel mondo è assente da qualsiasi discorso perché per definizione abbiamo deciso che tanto noi nel mondo non contiamo nulla e quello di cui ci occupiamo è solo l’oggi e il subito in Italia.

E’ ora adesso e non credo che la rovina del paese sia una buona strategia, come quella di dare qualche volta un’ intervista in risposta a qualche atto del governo. Un’ idea di lunga strategia per il rilancio dell’Europa delle libertà e della fratellanza e della pace e della cooperazione tra i popoli Europei. Pensando anche a come espellere dall’Europa quelli che non rispettano le libertà civili su cui l’Europa è stata fondata (con qualche ambiguità). Se la Grecia non avesse rispettato la road map dei fondi ottenuti probabilmente sarebbe stata in qualche modo allontanata dall’Europa. Solo questo interessa?