L’impianto che inquina
può riaprire:
San Sago in rivolta

Immaginate una roccia a strapiombo, un torrente di nome Pizinno che confluisce più in là nel fiume Noce, qualche chilometro ancora e siete sul Tirreno, là dove è segnato il confine tra la Calabria e la Basilicata. Poi immaginate ancora, nello stesso posto, due vasche, un piazzale, un via vai di camion che trasportano rifiuti pericolosi e non, sversamenti, morie di pesci, flora marina a rischio estinzione. Le due immagini stridono e, in effetti, è davvero difficile capire come si possa progettare e realizzare un impianto di smaltimento a ridosso dell’antica via dei mulini.

Una comunità pronta a dar battaglia

Siamo a San Sago, comune di Tortora. L’impianto, avviato nel 1988 e posto sotto sequestro nel 2013 a causa di alcune violazioni, ora, dopo aver ottenuto dalla Regione Basilicata il parere favorevole della Vinca (valutazione di incidenza ambientale), potrebbe essere riattivato. La valutazione era stata richiesta dalla Regione Calabria in seguito alle sollecitazioni del Comune di Tortora e di Italia Nostra, in quanto è assai vicino al Sito di Interesse Comunitario (SIC) Valle del Noce.

La Vinca non significa la sua riapertura automatica, ma ne può rappresentare il primo passo. Gli amministratori dei Comuni ricadenti nel territorio interessato sono nuovamente sul piede di guerra. A Tortora un partecipato consiglio comunale ha fatto il punto della situazione e ha sancito l’unanimità di intenti tra sindaci, cittadini, altri rappresentanti istituzionali, associazioni sia del versante lucano che di quello calabrese. Il sindaco di Tortora si è detto pronto a consegnare la fascia; il vicepresidente della Regione Basilicata ha chiesto la revoca in autotutela della disposizione; il senatore Pittella ha sottolineato la natura politica della questione, arrivando a ricordare i fatti di Scanzano, zona della costa jonica lucana in cui, nel 2003, il governo aveva deciso di smaltire scorie radioattive, portando alla ribellione le popolazioni locali. All’incontro era presente anche Ferdinando Laghi, presidente internazionale Medici per l’Ambiente, da poco eletto al Consiglio della Regione Calabria.

Tutti i rischi della riapertura

Laghi ha ricordato come quello di San Sago sia un impianto insalubre di Prima Classe a rischio di esalazioni, sversamenti, inquinamento delle acque utilizzate per irrigare i campi e abbeverare gli animali, potendo così incidere anche sulla filiera agroalimentare. Altri problemi sono legati al trasporto dei rifiuti, vale a dire quelli derivanti dai gas di scarico dei camion impiegati per il trasporto, dalle perdite di percolato o dalla semplice congestione viaria. Rilevanti e preoccupanti sono i rischi per la salute, seppur evidenziati, nella letteratura internazionale, a carico di discariche di rifiuti urbani e industriali, dalla maggiore incidenza di neoplasie varie alle malformazioni congenite. Secondo Laghi, i limiti di legge, dal punto di vista sanitario, anche ove fossero rispettati, non rappresenterebbero una garanzia assoluta, in quanto essi non possono tener conto della concomitante presenza di altri fattori inquinanti che contribuiscono, sinergicamente, al rischio sanitario (il cosiddetto “effetto cocktail”). Ma bisogna pensare pure a conseguenze come il deprezzamento di terreni e immobili, oltre al danno di immagine, in un territorio fortemente vocato al turismo.

La Valle del Noce è un’area dalla bellezza rara, così come le vicine coste calabro-lucane. Secondo Ulderico Pesce, attore e regista teatrale che sui fatti di Scanzano ha scritto “Storie di scorie”, sempre in prima linea sui temi ambientali e sociali, questa zona sconta anni di malapolitica e malagiustizia. Gli interessi in gioco a San Sago sono alti, ecco il motivo per cui, lì come altrove, è possibile oltraggiare persino aree di interesse comunitario. Quelle contrade, ha detto Pesce, non sono più abitate come un tempo. Ciò ha permesso finora la sopravvivenza di specie animali e vegetali rare, ma, per scongiurarne la definitiva scomparsa, basterebbe riprendere a viverle con progetti non impattanti.

E allora, come sostiene il Biodistretto Baticòs, “nessuno si senta escluso, solo perché non abita nel raggio stretto dal fiume Noce o perché si occupa di altro. Non si può più ragionare a compartimenti stagno, le questioni ambientali, specie a questi livelli, sono completamente circolari e, oltre la salute e i diritti delle popolazioni, coinvolgono tutti, anche nel loro specifico, il coltivatore biologico come chi si adopera per un turismo di qualità”.