L’impero americano
si è fermato
a Kabul

Sergio Romano dice di sì! L’epoca degli imperi coloniali era già finita da tempo ma l’occidente ne ha prolungato la durata inventando l’ideologia della esportazione della democrazia, e della ingerenza umanitaria.

Henry Kissinger dice si, ma per altra via: ”I tempi di costruzione di società con le caratteristiche che diciamo di voler affermare con il nostro interventismo non sono compatibili con i tempi della politica Americani”.

Due monumenti della realpolitik giungono a una conclusione simile e radicale.

Ora come è possibile trarre una conclusione del genere quando l’Impero a cui ci si riferisce è il più potente che la storia abbia visto sul pianeta terra? Con una proiezione di potenza militare sparsa in modo diretto sul globo attraverso più di 780 basi militari fuori dai suoi confini, tredici flotte che dominano, incontrastate da forze comparabili, tutti i mari del mondo, una forza aereo spaziale, una tecnologia militare formidabile?

Kabul è solo l’ultimo epifenomeno: colpisce, rivela e disvela, rappresenta e manifesta, qualcosa di molto più lungo e complesso.

Henry Kissinger Di David Shankbone – David Shankbone (da Wikipedia)

Il crollo dell’Urss e la voglia di passare all’incasso

Dopo il crollo dell’URSS, suo principale rivale, l’Impero ha cercato di passare all’incasso.

La Jugoslavia, non allineata, sapientemente portata con le condizioni imposte attraverso la contrattazione del debito, alla esplosione guerreggiata interetnica. I Balcani militarmente occupati.

L’Iraq invaso e Saddam spodestato. La Siria portata alla esplosione. L’Iran messo alle strette. Il Caucaso fomentato alla ribellione anti Russa con sostegno militare e politico alla disgregazione e alle guerre inter etniche. La Libia invasa.

In sostanza, annesso il centro Europa si è tentato di prendere il cuore dell’Asia incuneandosi in tutto l’asse che dalla Libia arriva al confine Cinese.

La potenza rivale sconfitta andava inseguita puntando alla sua finale disgregazione (Brezinsky).

La potenza rivale crescente, la Cina, messa sotto pressione, da dentro e da fuori.

Questo disegno quarantennale possiamo dividerlo in due fasi. Nella prima fase gli USA affrontano guerre contro rivali classici. Stati nazione dotati di eserciti organizzati più o meno potenti. Qui la guerra simbolo è l’Iraq di Saddam. La geometrica potenza delle nuove fantascientifiche tecnologie militari dispiegate dall’occidente frantuma l’esercito Irakeno. Saddam si era dotato con l’aiuto dell’Unione sovietica di un imponente sistema di difesa antiaereo. Gli americani lavorarono più di un anno e mezzo per trovare il modo di neutralizzare le difese contraeree di Saddam e ottenere il dominio del cielo.

Sergio Romano – Di stefie66 from italy (da Wikipedia)

Lo schema delle guerre americane

Tutte le guerre americane di questa prima fase hanno lo stesso schema: si conquista il dominio dei cieli, si frantumano le controforze aeree e antiaeree avversarie e si procede sul terreno con forze proprie o con forze sostenute e coperte dall’aria al rastrellamento delle forze di terra avversarie. La tecnologia come la leva archimedica. Il sostegno a forze fanatiche, spesso islamiche. Solo successi. Forze regolari contro forze regolari.

Vinta la prima fase delle guerre, dichiarata la vittoria dai ponti delle portaerei (Bush) si apre in realtà la fase successiva. Qui entra in campo un altro tipo di guerra! Una guerra che noi non riconosciamo come tale e che, nel migliore dei casi, chiamiamo terrorismo! Data questa definizione ce ne precludiamo però la comprensione.

Cosa vuol dire terrorismo? La definizione di guerra terroristica andrebbe limitata al suo punto centrale distintivo: una estrema minoranza, che usa la violenza per condurre e perseguire obbiettivi politici. La storia è piena di lotte violente definite come terroristiche, ma che, vincitrici, hanno dato vita a stati o realtà politiche durature. A partire dall’America.

La seconda fase si chiama la guerra asimmetrica. Anche questa forma di guerra è per certi versi sempre esistita. Ma la sua teorizzazione raffinata e i suoi concetti moderni vengono fissati da due colonelli Cinesi, Liang Quiao e Xiangsui Wang in un libro dal titolo “Guerra senza Limiti “pubblicato in Italia con un commento del Generale Fabio Mini. Non a caso dopo la Guerra del Golfo, spettacolarizzazione superlativa della potenza tecnologica.

La crescente e inaffrontabile potenza tecnologica dell’esercito convenzionale dell’impero dominante pose agli strateghi militari il problema di cosa si poteva fare da parte di chi non intendeva sottostare al dominio dell’impero. La soluzione fu trovata nella patria del maestro di tutti i maestri della guerra! La Patria di Sun Tzu.

Se la guerra è un fenomeno tremendamente ed essenzialmente umano allora non bisogna farsi abbagliare dalle sue manifestazioni tecnologiche, che ovviamente rimangono importantissime. La guerra è un fatto umano che si svolge su un territorio e in un assetto sociale. In ogni contesto, tutto, può diventare una arma.

La condizione prima, quella da cui tutto dipende è rappresentata dalla volontà umana del guerriero combattente. La guerra asimmetrica rivaluta il partigiano nella versione Schmittianleniniana e lo colloca al centro della guerra senza Limiti moderna, il combattente anonimo che sparisce e ricompare secondo la sua iniziativa (C. Schmitt: Teoria del Partigiano).

Statua a Sun Tzu, Giappone – Di 663highland (da Wikipedia)

Il generale magnifico vince senza combattere (Sun Tzu)

La guerra è un atto più filosofico di quanto siamo disposti ad ammettere. Non a caso Sun Tzu diceva che il generale magnifico vince senza combattere.

Così si realizza la sconfitta militare perfetta. In Afghanistan un esercito dotato di 83 miliardi di dollari di armamenti, di cinque volte il numero di effettivi del suo avversario, lungamente addestrato, si è arreso senza combattere passando armi e bagagli a quello che doveva essere l’avversario. Un avversario apparentemente in ciabatte come è stato detto. E sicuramente nella sua massima parte pressoché analfabeta.

Veniamo all’ultimo punto. La motivazione. Fatichiamo a capire come una ideologia fanatica e feudale, religiosa e opprimente, possa fornire una motivazione superiore a tutto quello che noi crediamo e alle nostre idee di libertà e diritti umani. La verità è che l’impero ha ragionato fondamentalmente sempre con il tamburo della sua pistola.

L’impero non ha portato strategie di sviluppo economico e sociale e di miglioramento della condizione dei popoli invasi.

Inoltre l’Impero ha soffiato sul fondamentalismo religioso in funzione di contenimento dei tentativi di modernizzazione più o meno socialisteggianti che si sono tentati nel modo islamico. Il vero punto è che quella arretratezza – come confessò Edward Luttwak – era meglio del Comunismo. Classica Nemesi della Storia.

La seconda fase delle guerre dell’impero finisce nella sconfitta campale. L’aeroporto di kabul riverbera la sua luce sulla illusione della Sinistra Atlantica e sul tramonto dell’Impero americano.

Dopo Kabul, l’impero si trova con una enorme forza militare, ma senza una strategia praticabile proprio sul terreno della sua Efficacia.

Pensare che la strategia diventi la formula delle democrazie da scagliare contro i regimi illiberali russo-cinesi è ormai una strategia che può trovare adepti solo in qualche atlantico sprovveduto che guarda il mondo dal salotto di casa. Tempi Interessanti.