L’evoluzione del Pd: bilancio di un partito con anime inconciliabili

Il PD, dalla sua fondazione, ha alimento speranze e sogni, ma anche dubbi, giudizi e aspre critiche. Nato nel 2007, su idea di Walter Veltroni, mirava a riproporre l’esperienza ulivista costruendo, come affermato dallo stesso, “una casa grande e nuova, il sogno che insieme a Romano Prodi abbiamo coltivato per così tanto è diventato realtà”.

Il duplice obiettivo del partito di Veltroni

L’obiettivo di tale nuovo progetto politico era duplice: da una parte suggellare le tre anime che avevano dato vita alle avventura ulivista e unionista, quella liberale, quella popolare e quella lib-socialista, superando i limiti della coalizione grazie ad un “contenitore” che mimava il modello del Partito Democratico USA; in secundis era un ulteriore tassello nella costruzione di uno scenario politico maggioritario, che vedeva due unici avversari contrapposti: il PdL e per l’appunto il PD, entrambi sostenitori di tale sistema e dunque, la costruzione di un partito che perseguisse tale vocazione e rispettasse il paradigma dell’ “elettore mediano”, teorizzato da Anthony Downs negli anni ’50 nel tentativo di creare un modello relativo al comportamento elettorale, che appariva una conditio sine qua non.

A distanza di quasi 15 anni è dunque possibile, se non doveroso trarre un effettivo bilancio critico su questa esperienza, e delle problematiche ad essa connesse, focalizzandoci sull’annosa questione dell’elettorato. Partiamo innanzitutto considerando quello che è il saldo, prettamente numerico, di tale progetto nel periodo tra le politiche del 2008 e quelle del 2018: il risultato è di un capitale di voti assoluti dimezzati che passano da 12 e 11 milioni a Camera e Senato a 6,1 e 5,7, trend rintracciabile pure per gli iscritti che passano da 831.042 a 412.675 tra il 2009 e il 2019.

L’emorragia di voti comunisti

Tale emorragia è rinvenibile principalmente nell’elettorato della working class, storicamente comunista, il quale compie nel tempo una doppia migrazione passando prima verso i 5S e, successivamente, travasandosi nella Lega salviniana.

Tale diaspora, inoltre, non offre tuttora segni di inversione di marcia. Il partito del Nazareno, secondo un’analisi effettuata da Nando Pagnoncelli e pubblicata sul Corriere della Sera, evidenzia come l’elettore medio sia rappresentato principalmente da persone over 65, da studenti o persone con titolo di studio elevato, e le categorie su cui trova maggior consenso sono gli imprenditori e i colletti bianchi.

Poiché dunque tale difficoltà nel recuperare il suo elettorato storico? La risposta potrebbe essere banalmente, ma non erroneamente, rintracciabile su questioni di policies e di fiducia, soprattutto alla luce della fiducia al Governo Monti e la stagione delle riforme del mondo del lavoro adottate nell’esperienza renziana, rivendicate con forza anche successivamente. La questione, tuttavia, potrebbe essere anche osservata da un punto di vista politico-strutturale in seno al partito stesso: la sua eterogeneità.

Per seguire questo ragionamento possiamo ricorrere, in una maniera un po’ fantasiosa, a Vilfredo Pareto, nome particolarmente noto per chi ha seguito corsi di economia politica all’Università. L’economista e sociologo italiano, nei suoi scritti, coniò il concetto di “efficienza paretiana”, più volte ripreso ma approfondito e delineato nel suo “Manuale di Economia Politica”, secondo cui è possibile “aumentare il benessere materiale, o le qualità religiose o altre di tutti i membri della società, o almeno di alcuni di loro, senza danneggiare gli altri”. Ora, come abbiamo evidenziato precedentemente, il PD è composto da tre anime, tre aree caratterizzate da background culturale, tradizioni politiche e visioni del mondo diametralmente opposte e antitetiche, se escludiamo il governismo puro e crudo.

Un elettorato eterogeneo caduto nella “trappola paretiana”

Dunque, sarebbe necessario agire in modo da rappresentare tutto il suo elettorato eterogeneo, senza però scontentare nessuno, cosa che nella realpolitik non è assolutamente possibile visto che qualunque corrente abbia la maggioranza d’assemblea tenterà di imporsi sulle altre. Si configura quindi una sorta di “trappola paretiana”, la quale impedisce quindi di sbilanciarsi per conquistare, o riconquistare, elettorato imbrigliando il partito in uno scomodo equilibrio. A conferma di ciò possiamo prendere in considerazioni i sondaggi registrati dal 2018 ad oggi, i quali attestano costantemente il PD su valori intorno al 20%, con un saldo negativo ancora del 10% rispetto alla sua fondazione, mentre i partiti intorno ad esso, come FdI, accelerano in modo sorprendente.

Tali cortocircuiti si manifestano, inoltre, anche nelle iniziative di policies in cui sorgono spesso forti opposizioni intra-partito: basti pensare alle stepchild adoption, alla recente questione della mini-patrimoniale, la dote per i giovani e molti altri esempi che potremmo porre in essere e che testimoniano quindi l’impossibilità giungere ad una effettiva sintesi che non sia determinata da veti incrociati, dettati da vere e proprie battaglie ideologiche.

In conclusione, possiamo dunque vedere come il Partito Democratico rappresenti ad oggi un gigante dai piedi d’argilla, il quale è uscito fuori da quello che era il suo obiettivo storico e che si ritrova in un contesto partitico non adatto alla sua conformazione e struttura, privo di un’identità chiara sfumata dalla dialettica ed eterogeneità interna. Sarà dunque necessario, anche alla luce degli sviluppi dei prossimi appuntamenti istituzionali, procedere ad una brusca inversione di rotta oppure ragionare lucidamente sugli effettivi risultati raggiunti, cercando eventualmente un nuovo indirizzo per il centro-sinistra, liberando quindi una forza politica che per anni si è imbavagliata da sola.

Fonti

Istituto Cattaneo analisi flussi elettorali politiche 2018

Discorso Walter Veltroni, assemblea costituente Partito Democratico, 27/10/2007

Chi sono gli elettori dei partiti: Lega «operaia», FdI nordista e il Pd domina nelle città, Corriere della Sera, Dario Di Vico, 07/11/2021

Unioni civili, offensiva dei cattolici Pd. La maggioranza dem: ddl resti così, Corriere della Sera, 14/01/2016

Patrimoniale, il Pd prende le distanze dall’emendamento Orfini-Fratoianni. Di Maio: «Sarebbe folle in un momento di crisi come questo», Sole 24ore, 29/11/2020

Pd e Forza Italia ora accelerano “Maggioritario per legge o al voto, Repubblica, Goffredo De Marchis, 17/01/2008

Fisco, il Pd: tassa di successione per i patrimoni oltre il milione. Draghi: “Non è il momento di prendere soldi ai cittadini”. No Fi e Lega. Ma Letta tira dritto, Repubblica, Giovanna Vitale, 20/05/2021

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