L’esistenza umana è una fortuna
ma la vita è un temporale

Sono quasi due anni di lotta contro la pandemia. Due anni in cui è riapparsa, sotto le luci accecanti del vitalismo consumistico, la consapevolezza della caducità della vita. Nonostante tutta la nostra tecnica, continuiamo a essere mortali:
Stringere finché possibile
la fortuna d’esserci,
se fortuna rimane.
Pregare che un temporale
ti riporti delle voci,
non ti strappi nessuno.
Provare a darsi un cammino,
lieve peso sulla schiena,
spinta sino a scomparire.

Domenico Carrara

La raccolta postuma di Domenico Carrara

Questa poesia è tratta dalla raccolta postuma di Domenico Carrara, Nel ripetersi delle cose, pubblicata da Homo Scrivens. Il testo può essere suddiviso in tre parti, di tre versi ciascuna, ognuna introdotta da un infinito usato come imperativo impersonale. Questa particolare forma è presente principalmente nei manuali di istruzione e nelle avvertenze: è come se dietro questi versi si celasse una minaccia, un pericolo non dichiarato ma presente, che è in grado di colpire tutti coloro che non hanno intenzione di rispettare quanto espresso nella poesia.

L’esistenza umana è una «fortuna», cioè un evento casuale che giunge felicemente inaspettato, come una sorta di sorpresa. L’energia gioiosa di tale evento, però, va tenuta stretta, come se fosse qualcosa che potrebbe, in qualsiasi momento, sfuggire dalle proprie mani. E, di fatto, il verso «se fortuna rimane» sta ad indicare che questa energia rischia sempre di perdere il suo carattere “fortunato” e di trasformarsi, si presume, in qualcosa di negativo.

L’esistenza in quanto energia che può portare con sé sia fortuna che sventura si condensa nell’immagine del temporale nella seconda parte, che mette in mostra il pericolo che nella prima parte veniva evocato, ma non nominato. La vita è un temporale, anch’esso evento improvviso ma di segno completamente contrario rispetto alla fortuna, che però può portare con sé delle «voci». L’espressione «riportare delle voci» può essere interpretata in due modi: in maniera letterale, e quindi il temporale diventa l’occasione per ritrovare una comunità, che si forma intorno alle voci che si riuniscono nell’avversità; oppure in maniera figurata, col significato di “venire a conoscenza di dicerie”, come se il temporale fosse un avvertimento. Le voci possono essere allo stesso tempo una risorsa o un’insidia, una possibilità di incontro o il rischio di uno scontro. Interessante notare come questa parte si apra col verbo “pregare”: l’individuo deve invocare la presenza del temporale, andare incontro al pericolo, poiché solo in esso può sperare di trovare l’altro, le voci, e quindi sfuggire alla solitudine, alla possibilità che la vita possa “strapparci” l’altro.

La natura tragica dell’esistenza, fin qui espressa, trova il suo culmine nell’ultima parte: la prima parla dell’esistere in generale, la seconda dell’esistere insieme agli altri e a ciò che ci circonda, la terza, finalmente, dell’individuo nella sua unicità. L’individuo deve costruire il proprio progetto di vita, che è la sua direzione ma anche il suo fardello: eppure, paradossalmente, tutto ciò, anziché spingerlo verso la realizzazione, lo conduce verso la scomparsa. Carrara con questi versi conclusivi mostra la preminenza dell’azione sul soggetto, il quale deve addirittura sparire dietro il suo movimento.

Carrara considera la vita umana come pura energia e la vita stessa è possibile solo se si accetta di tornare all’essere, anziché distanziarsi da esso. Al riguardo, è eloquente la seguente poesia:
C’è un principio,
fatica di esistere,
qui tutto torna.
Tendere a te ora,
profumo che consola,
spina, spiraglio.

In questo haiku, si condensa l’intera visione di Carrara: le due parole, che hanno in comune la stessa sillaba iniziale, mostrano come gli stessi suoni possano prendere strade diverse. In entrambi i casi, la sillaba “spi” dà vita a una parola che indica qualcosa che si concentra in un punto: ma se nel primo caso quel punto si carica di dolore, nel secondo si riempie di speranza. Il ripetersi delle cose permette alle cose di persistere, ma anche di mostrare il loro lato oscuro: l’esistenza è una medaglia che vortica incessantemente, mettendo in luce ora il dritto e ora il rovescio, e sta a noi accorgerci che la realtà è una sovrapposizione mentale delle due.