L’errore fatale del Pd col M5S: quel copione doveva essere scritto in un altro modo

Dopo una giostra impazzita di trattative snervanti e di colpi di scena in diretta Tv, pare finalmente che si sia definita la composizione dello schieramento che, facendo perno sul Pd, si dovrebbe opporre al trio Meloni-Salvini-Berlusconi. Il quadro è molto confuso e si può solo sperare, (per carità di patria, si potrebbe dire), che questa vicenda, per molti versi imbarazzante, sia stata ignorata dal grosso degli elettori.

Nei giorni scorsi, molti commenti, anche da parte di chi scrive, si sono soffermati sull’interpretazione di questa sconcertante vicenda, sulle possibili spiegazioni di quello che si configura come un vero e proprio suicidio politico. Non vogliamo ripeterci. Voglio piuttosto proporre un piccolo esercizio di fantasia, entrando nel campo della “ucronìa”, cioè quel genere letterario che immagina cosa sarebbe successo se, ad esempio, Napoleone non avesse perso a Waterloo (un esempio mirabile è il romanzo di Philip Roth, Il complotto contro l’America). Vale a dire, ci potremmo chiedere cosa sarebbe accaduto se Letta, il giorno dopo la crisi di governo, avesse fatto il discorso che qui di seguito proviamo ad immaginare, rivolgendosi a tutte le forze della “non-destra”. La scena è quella che conosciamo: la sala stampa del Nazareno, affollata di giornalisti, telecamere e microfoni.

La precipitosa chiusura di Letta

“Cari amici, siamo qui per illustrarvi la valutazione che gli organi dirigenti del nostro partito hanno compiuto della situazione politica venutasi a creare con la crisi di governo e le elezioni anticipate: Innanzi tutto, ribadiamo che il M5S ha commesso un grave errore, su cui la destra ha giocato per far cadere il governo. Sarebbe quindi ben giustificato un nostro atteggiamento di rivalsa: avevamo avvertito Conte che era pericoloso forzare la mano. Con il M5S abbiamo condiviso un lungo periodo di governo, con buoni risultati, e in questi mesi abbiamo comunque dialogato sull’agenda del governo. E si poteva continuare a farlo: auto-criticamente, riconosciamo che noi dovevamo anche appoggiare più apertamente almeno alcuni dei punti programmatici che Conte aveva posto al governo. Forse la situazione non sarebbe precipitata. Ma Conte ha comunque sbagliato a non votare la fiducia”.

A questo punto la regia fa un flashback: scena, una riunione del PD a porte chiuse (ma qualcuno smanetta sui social). “Amici”, è sempre Letta che parla, dicendo una cosa che in pubblico non potrà mai dire: “il M5S ha sbagliato, anche perché ha dato un occasione al capo del governo, che – oramai è chiaro – non vedeva l’ora di togliersi di torno, per sfuggire ai difficili mesi che ci attendono, per sfuggire ad una maggioranza che in clima pre-elettorale sarebbe stata inevitabilmente sempre più ingovernabile, e preservarsi così come una ‘riserva della Repubblica’, non logorata da mesi di scontro politico”.

L’accordo elettorale neanche cercato

M5sSi ritorna alla conferenza stampa: “Ci sarebbero molte ragioni, dunque, per rompere con il M5S. Ma noi siamo una forza generosa e lungimirante: per questo proponiamo a tutte le forze democratiche, e quindi anche al M5S, un accordo elettorale, un patto di collaborazione, che ci viene imposto da questa pessima legge elettorale (che non si è riusciti a cambiare in tempo), con l’obiettivo comune di neutralizzare gli effetti perversi che essa rischia di produrre: semplicemente, non vogliamo regalare alla destra più seggi di quanti le siano dovuti in base al reale consenso che ha nella società italiana. Vogliamo proporre a tutti di concordare candidati comuni nei collegi uninominali, secondo criteri condivisi di designazione che discuteremo. Siamo forze diverse, dobbiamo riconoscerlo senza timori, ma ci accomuna la volontà di non spianare la via del governo ad una destra pericolosa. Ci diranno che siamo un’“accozzaglia”, ma possiamo facilmente ribattere: “voi, destra-destra, avete litigato furiosamente fino a poche settimane fa, e ora vi mettete d’accordo solo per spartirvi i collegi, avete scritto un programma che state già interpretando ciascuno a modo suo, ebbene proprio voi venite a farci questo discorso? E vi pare strano che noi, pur riconoscendo senza problemi che tra noi abbiamo programmi diversi, abbiamo concordato dei candidati nei collegi, per evitare di regalarvi la vittoria su un piatto d’argento?”

Manifestazione Movimento 5 StelleA questo punto iniziano le domande dei giornalisti: “Ma se è così, come pensate di risolvere la questione del governo? Siete voi stessi a dire che non avete un programma comune.” E Letta risponde: “bisogna intendersi: è finita l’epoca di un bipolarismo forzato, l’epoca di finte coalizioni che si presentano unite solo per ottenere il premio (come ai tempi del Porcellum) o vincere nei collegi, oggi, per poi dividersi subito dopo. Peraltro lo stesso Rosatellum prevede esplicitamente che ogni lista presenti il suo programma, che indichi il suo “capo”, non si richiede alcun programma comune della coalizione o la designazione di un candidato comune a Palazzo Chigi. E’ bene ribadirlo: avremmo voluto una legge elettorale proporzionale, con lo sbarramento al 5%; la destra in parlamento non ha voluto una discussione sulla riforma, e oggi se ne capiscono le ragioni!! Siamo in una democrazia parlamentare: gli elettori si esprimeranno con il proprio voto di lista proporzionale per eleggere i 2/3 dei parlamentari, mentre con il nostro accordo sui collegi cerchiamo di evitare uno squilibrio inaccettabile tra voti effettivi e seggi ottenuti. Non vogliamo unirci per “fermare la destra”: se la destra avrà la maggioranza dei voti, governerà, ma sulla base del reale consenso che otterrà. Il governo si formerà in parlamento, come è giusto e normale che sia: ora dobbiamo discutere dei programmi e di ciò che ciascuno propone per la società italiana”.

Il grillismo torna alle origini

Non sapremo cosa sarebbe successo se il Pd avesse fatto questo discorso: ciascuno è libero di immaginare i diversi scenari. Qui ne vogliamo ipotizzare uno, che avrebbe avuto un’effettiva probabilità di avverarsi: ossia, la scelta del M5S di respingere comunque l’invito del PD, di preferire la corsa solitaria, di puntare sul “ritorno alle origini”. Ma anche in questo caso, la scelta pregiudiziale del Pd di interrompere precipitosamente ogni dialogo con il M5S, si sarebbe rivelata una scelta sbagliata: una proposta unitaria, una riapertura del confronto avrebbe messo in difficoltà il M5S.

pdLa scelta di troncare i rapporti drasticamente con il M5S si può rivelare un vero boomerang per il PD. L’attuale potenziale elettorato del M5S, a cui (nonostante la martellante campagna della grande stampa che ne profetizza ad ogni passo l’implosione finale), i sondaggi continuano a dare un cospicuo 10-11%, proviene oramai quasi tutto da sinistra: il Pd si illude forse, con queste idee, con questa collocazione politica, di recuperare questi voti? L’impressione è che l’assenza anche solo di un minimo gesto di riapertura nei confronti del M5S possa produrre di riflesso proprio un “ritorno a casa” di elettori M5S magari fino a poco tempo fa sfiduciati o astenuti nelle elezioni amministrative degli ultimi anni.

Il Pd conta sulla paura di una vittoria della destra per chiedere agli elettori di rafforzare il partito più forte che vi si oppone; ma questa strategia, dopo non aver nemmeno tentato di costruire uno schieramento democratico più ampio, rischia di rivelarsi molto debole. Con le scelte di questi giorni è stato lanciato un messaggio di divisione, un segnale implicito di resa preventiva, di rinuncia ad una vera competizione: un messaggio che rischia di produrre sfiducia e smobilitazione. Spero sinceramente di sbagliarmi, ma temo che sarà molto difficile fermare questa deriva.