L’epidemia cambia anche la tv
Non è più il tempo per i tuttologi

La televisione, “un elettrodomestico”, per dirla con Eduardo De Filippo titolare di un’artistica superiore diffidenza agli esordi del mezzo, in questi straordinari tempi di epidemia è diventata per molti l’unico collegamento con l’esterno, lo strumento per avere informazioni sul progredire del virus, l’informatore principe assieme ai social, dei passi in avanti, per ora pochi, e di una situazione in continuo divenire.

tvChe quello schermo nero rifletta e animi le esistenze di tutti – anche di quelli che dicono di non sedercisi mai davanti e poi sanno tutto – che sia il centro della vita degli italiani, non è una scoperta. Specialmente in un Paese come il nostro popolato in maggioranza di gente che non ha più l’età per il baretto e l’aperitivo ma preferisce prima di cena la storica ghigliottina di Insinna. Ma ora, di fronte all’avanzata di un nemico sconosciuto, alcuni programmi hanno dovuto adattarsi e nella rivoluzione dei palinsesti molti big, padroni incontrastati della rete, hanno dovuto cedere non potendo opporsi con la sola forza dello share o della capacità di contrattazione ad una situazione che esclude privilegi in nome della salute della collettività.

Ecco la Rai al tempo del coronavirus, così come Mediaset e La7, gli altri, costretti a un intervento drastico. Di taglio dei programmi dopo il tentativo di salvare il salvabile rinunciando al pubblico. Ma poi l’aggravarsi dell’epidemia, ora pandemia, ha mandato a casa Bruno Vespa che non poche polemiche ha sollevato in difesa del suo Porta a Porta per cui era transitato Zingaretti e, quindi, necessariamente doveva essere sospeso. Niente Corrida, perché un programma così senza pubblico come si fa. Niente Made in Sud, un’ altra trasmissione “fisica”. Cominciano a scarseggiare le puntate, finite quelle registrate, dei Soliti ignoti e dell’Eredità. Per i David di Donatello bisognerà aspettare l’8 maggio a virus piacendo. E’ a rischio Ballando con le stelle.

Ferma Quarta Repubblica con il suo conduttore Nicola Porro in cura per aver contratto la malattia. E poi le Iene, un programma fatto di contatti trasgressivi, Verissimo, Forum, la Domenica Live di Barbara d’Urso, il Cr4 di Piero Chiambretti. Questo per Mediaset. La7 ha rinunciato al pubblico di Propaganda Live sostituito da illustri cartonati.

Ci sarà poi il tempo per gli studiosi del mezzo e della comunicazione attraverso esso di analizzare queste settimane, forse mesi, in cui il pubblico abituale è cambiato. Tutti a casa e quindi si è arricchito di giovani, ma anche di adulti che con il tele lavoro possono dare una sbirciata ai programmi anche in ore inconsuete. La Rai per i giovani è andata a rispolverare l’Albero azzurro, una versione in inglese di Peppa Pig e il cartone 44 gatti. Tutti stanno dando fondo alla riserva di film per grandi e piccini. Quello schermo acceso ti collega col mondo. Un italiano su tre vive da solo. La maggioranza sono anziani.

tvLa fanno da padrone oltre ai tg le trasmissioni tra l’informazione e l’intrattenimento. Con gli inviati sul posto, davanti agli ospedali, per le strade vuote delle città. E in studio, finalmente, del tuttologo si è persa la traccia. Solo qualche giornalista ancora ci prova, pur se in tono minore, ma il rumoroso opinionista è stato sconfitto dal virus, chissà che questa non possa essere una conseguenza positiva della catastrofe che stiamo vivendo. Al posto di persone che senza pudore intervengono sulla qualunque, dalle elezioni americane alla riforma della giustizia, dalle adozioni alle pene giuste fino a Sanremo, ora ci sono diventati familiari i volti stanchi ma rassicuranti di medici, virologi, infettivologi, infermiere sfatte per il lavoro straordinario. Non la pensano tutti allo stesso modo, a volte polemizzano ma sempre ad un livello di confronto di cui gli opinionisti di casa nostra non ci hanno fatto vedere mai neanche l’avvio. Qualunque fosse l’argomento.

Il negazionista Vittorio Sgarbi si è dovuto affidare a Facebook, visto che nessuno lo invitava, per far sapere che per lui non c’è virus ma solo mistificazione. Ovviamente con i toni che lo distinguono. I dipendenti del Mart di Rovereto , uno dei più autorevoli musei di arte moderna di cui il critico è stato appena nominato presidente, ne hanno chiesto le dimissioni.

l'amica genialeLa richiesta di svago, per non farsi travolgere dall’ansia, è aumentata. Gli italiani stanno davanti all’elettrodomestico. Tant’è che il commissario Montalbano ha conquistato nella prima puntata quasi dieci milioni di spettatori pur andando in onda dalle 22 per lasciare spazio a comunicazioni urgenti del premier Conte.

Il problema vero (per gli appassionati) data la certezza che le Teche Rai sono inesauribili e che ormai ci sono tanti modi per accedere a film o serie di sicuro interesse con Netflix in testa, è per il futuro. Sono state sospese le registrazioni delle puntate finali del Paradiso delle Signore, l’Allieva 3 ha gli stessi problemi. Anche la terza serie dell’Amica geniale per ora è a rischio. E andando avanti saranno sempre di più le sospensioni.

Che dire? Per molti questi non sono problemi. Che sarà una fiction? Ma si parla di migliaia di persone in difficoltà perché dietro queste serie che molti giudicano con snobistica sufficienza ci sono lavoratori che vedono messo in forse il loro futuro. Come quelli che lavorano per il cinema e il teatro. In quel mondo della cultura tutto in angoscia per quelle sale chiuse per virus e i riflettori spenti.