“Leggeri arredi”: l’ambiguo approccio amoroso nell’io poetico di Verri

Oggi, tutti i mezzi di comunicazione a nostra disposizione hanno aumentato considerevolmente la possibilità di “scambiarsi” delle informazioni, inaridendo, però, a volte, le nostre possibilità di fusione con l’altro, di costruzione di una comunità che trascenda l’identità dei singoli individui. Se la logica del dare/avere si impossessa anche dell’amore, allora ogni coppia sarà una somma di io che difficilmente riuscirà a diventare un noi.

Di tutto ciò, ne è una rappresentazione la raccolta poetica di Andrea Verri, Leggeri arredi. E lo stesso io poetico a descrivere il tema della propria opera: «Pensai, e penso ancora,/ fosse oggetto curioso di narrazione/ nella mia piana vita/ il nulla corso tra me e te» (p. 12). Come risulta evidente da questi versi, è difficile parlare di una vera e propria storia di Leggeri arredi. Di fatto, le poesie sono presentante come dei “frantumi”: l’opera di Verri non è il racconto di qualcosa che è accaduto, ma le schegge di un sogno infranto. Le poesie della raccolta possono essere considerate come dei “fotogrammi” di un film che non è stato possibile realizzare. Durante la lettura, si intravede l’attrazione dell’io poetico nei confronti di un ragazzo sfuggente e ambiguo, che assume i tratti di una presenza “felina”: «Ti vorrei con me:/ forse ora starei meno male,/ ma tu sei un gatto,/ io purtroppo non lo sono/ e tu forse lo sai» (p. 5). È il racconto di una storia d’amore in potenza che però non è mai riuscita a concretizzarsi, restando solo sotto forma di tensione dell’io poetico verso l’enigmatico “gatto”:

– Posso chiederti una cosa: a maggio,
quando siamo usciti la prima volta,
perché sei venuto, quando già altre volte
ti avevo chiesto d’uscire? – Rispondesti
ma non mi convinci e te lo dico e tu:
– In realtà ho pensato che era meglio uscire con te
che fare quel che avrei fatto a casa:
computer e patatine in confezione a tubo.-
(Perché a quarant’anni io continui
a rivolgere domande
le cui prevedibili risposte
non sono pronto a ricevere, non so).
Fui a te trasparente, hai visto e ti sei affrettato:
– Preferisco essere sincero. –
Strana notte quella anche
per uno strano gatto come te:
rivelare dopo una sola obiezione
ciò che per un paio di mesi avevi lasciato
gattescamente a me inattingibile (p. 30).

In questa poesia, è osservabile l’intero schema narrativo della raccolta: l’io poetico interpreta come segnali positivi gesti che, di fatto, non hanno alcun valore. L’io poetico è una sorta di investigatore che registra ogni più piccolo gesto per andare alla ricerca di una prova d’amore. La prima parte della raccolta si fonda sulla visione: osservando l’altro l’io poetico prova attrazione e con l’occhio cerca le tracce di una possibile reciprocità. È nello sguardo che si costruisce il sogno d’amore. Nella seconda parte, invece, l’io poetico interroga il “gatto”: nella parola altrui, nell’ascolto, risiede, allora, la prova della propria illusione e tutti i gesti che, nella prima parte, erano stati caricati di significato, si rivelano per quel che sono: semplici movimenti del corpo, senza senso, dei “leggeri arredi”:

Ricapitoliamo: siccome tu rimanevi, era notte, eravamo
soli e le macchiette di luce tremolavano nel buio attorno al
divano dove eravamo seduti ubriachi,
verso di te voltando e alzandomi un po’,
sollevai appena il fianco destro
ma nell’istante di sospensione
prima del resto
tre tuoi no fermarono il mio ardire,
e mi riportarono indietro seduto
del tutto, decisi e consecutivi.
Asseristi di non essere gay,
non ricordo ora bene che dicemmo
e in che ordine:
annullato, non chiesi lumi
(che forse avrei avuto ragione a chiedere),
ti offrii invece un’altra birra,
maledette mie buone maniere!
quanto alcol goduto, sprecato,
ma a quel punto sarebbe stato ingentile
riaccompagnarti subito a casa;
semiserio tenni a rassicurarti
che non avrei riprovato a baciarti (p. 44).

Leggeri arredi è la storia di una serie di significanti che, nel corso della lettura, cambiano i propri significati. Di fatto, è una raccolta che possiede un lessico ben preciso, che si ripresenta continuamente, permettendo di osservare le stesse scene alla luce di una nuova consapevolezza dell’io poetico. Il divano, l’alcol bevuto insieme, il graffio sul ginocchio, le mani, ecc. sono i frammenti di una storia che assumono dei significati diversi al passaggio da un punto di vista a un altro: Leggeri arredi è la scoperta che la storia che l’io poetico si sta raccontando non è la stessa del suo destinatario, il gatto.

Andrea Verri sembra ricongiungersi con l’origine della tradizione poetica italiana, calando nel mondo di oggi quel “dolce stil novo” che tanto ha condizionato la rappresentazione dell’amore nel mondo occidentale. Per lo stilnovo attraverso l’amore non corrisposto si poteva arrivare a contemplare l’assoluto rappresentato dal divino. Per Verri, oggi, l’amore non corrisposto non apre a una dimensione trascendentale, ma, anzi, trasforma ogni vissuto in un “arredo”, in una mera immagine che non conduce a nessun vissuto, poiché può solo “immortalarsi” in una raccolta di poesie, di cui l’io poetico non saprà «dirne positivamente il significato», ma che porterà avanti lo stesso «per un puntiglio da niente» (p. 12). L’amore impossibile non conduce nient’altro che a una traccia di se stesso.