Lega, Salvini in affanno:
l’iniziativa di Draghi
alimenta la fronda

Nel panorama politico italiano sempre frammentato e litigioso spicca in queste settimane il caso della Lega, una delle formazioni più radicate sul territorio, certo quella che ancora oggi ha le caratteristiche di un solido partito politico del Novecento: sedi, iscritti, feste, molti amministratori in particolare in regioni e comuni chiave del Nord, una forte capacità di mobilitazione, di creare opinione e consenso. Il caso Lega nasce dalla linea un po’ incerta, ondivaga del leader Matteo Salvini che nei giorni scorsi è riuscito a votare contro e poi a favore dei provvedimenti del governo Draghi, che i leghisti sostengono fin dall’inizio. La fibrillazione del segretario leghista è determinata dalla necessità di contrastare e di oscurare la politica di Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni che, all’opposizione, continua a cavalcare i temi di una destra populista, sovranista, con i soliti fronzoli di ex e neo fascisti, guadagnando consensi. Ma questa schizofrenia di posizioni e di scelte è il sintomo di qualche cosa di più profondo che investe la natura stessa del movimento leghista. Le differenze e le divergenze di linea, finora controllate o taciute come si usa in un partito simil-leninista dove il capo comanda e gli altri stanno buoni, sono emerse in più occasioni in questa legislatura su temi come l’Unione Europea, l’euro, l’immigrazione, l’emergenza Covid, oggi il Green pass e l’obbligo vaccinale, tra qualche giorno sui provvedimenti per la concorrenza con i quali il premier intende, tra l’altro, colpire le rendite delle gestioni delle spiagge demaniali (Salvini ha minacciato: “bloccheremo le autostrade”).

L’imprenditoria del Nord

La vivace dialettica interna alla Legale è emersa negli ultimi giorni. Le parole dei presidenti leghisti di Regione, Zaia (Veneto), Fedriga (Friuli Venezia Giulia) e Fontana (Lombardia), con la benedizione finale del ministro Giorgetti, a favore dell’estensione del Green pass sono suonate come un allarme ai vertici della Lega. I leader leghisti sul territorio non condividono le oscillazioni di Salvini sulla questione delle misure di contrasto alla pandemia. E lo hanno fatto capire chiaramente aprendo un fronte nei confronti del segretario che, in caso di insuccesso alle prossime elezioni amministrative, potrebbe vedere ridimensionato il suo ruolo. Così come quel tessuto economico composto da imprenditori, commercianti, artigiani del Nord che sta beneficiando delle generose misure del governo e dunque può alimentare una ripresa davvero formidabile in questa fase, mostra segnali di insofferenza verso le mosse di Salvini che, per competere con Giorgia Meloni, un giorno sì e uno no contesta la linea di Draghi. Le imprese, anche quelle più vicine al mondo leghista, comprendono benissimo che la ricetta Draghi sta funzionando e non vogliono interruzioni in questa esperienza di governo.

Salvini è nelle condizioni di chi aveva in mano un biglietto vincente della lotteria, ma non è riuscito a incassare il premio e oggi vede allontanarsi questa possibilità. Alle elezioni politiche del marzo 2018 la Lega incassò il 18% diventando il primo partito del centrodestra, sorpassando Forza Italia (14,2%), mentre Fratelli d’Italia era lontanissima. Un anno dopo, alle elezioni europee, la Lega di Salvini è arrivata al 34%, un successo strepitoso che spinse il leader leghista a chiedere i “pieni poteri” nell’estate della spiaggia del Papeete. Salvini, però, non è riuscito ad ottenere né la guida del governo né le elezioni anticipate e si è trovato bloccato dal secondo esecutivo Conte basato sulla maggioranza davvero incredibile M5S-Pd. Dopo un altro anno, Salvini è rientrato al governo con una maggioranza d’emergenza, regia del Quirinale, a sostegno di Mario Draghi che mostra una totale autonomia dai partiti che lo appoggiano. Il Pil è in ripresa del 6%, l’occupazione risale, tra Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna l’export ha registrato un balzo record, il salone del Mobile a Milano, il Cibus di Parma, il prossimo Salone nautico di Genova evidenziano una forte mobilitazione economica per rilanciare il Paese. Salvini può mettersi contro gli stessi interessi dei suoi territori e dei suoi potenziali elettori?

La destra al bivio

La realtà oggi è che la Lega è ridiscesa al 20%, più o meno gli stessi voti di Fratelli d’Italia, in forte crescita. Una destra unita sarebbe un soggetto politico di grande forza e impatto, ma le sensibilità e gli interessi (anche personali) sono tanto diversi. Per rafforzare la sua posizione Salvini ha proposto la federazione o l’unione con Forza Italia, facendo balenare l’idea di una candidatura di Silvio Berlusconi alla presidenza della Repubblica. Entrambe le opzioni sembrano difficilmente percorribili. Così come la riconquista del comune di Milano, la “battaglia” di Salvini, sembra fallita in partenza. Il problema di fondo per la Lega è quello che avvolge oggi l’intera destra italiana che, sondaggi alla mano, avrebbe i numeri per governare: Salvini, Meloni e soci vogliono abbracciare la linea di una destra europea, liberale, antifascista, non razzista, aperta oppure preferiscono andare a braccetto con Orbán e Lepen? La possibilità per la destra italiana di guidare il Paese dipende dalla risposta a questi quesiti, finora rimasti irrisolti.