Lega e 5 Stelle a rischio rottura. Ma non saranno un problema per Draghi e il governo

Con un lungo applauso, liberatorio, il Consiglio dei ministri ha dato il via ai lavori  della prima riunione dopo la rielezione del presidente Sergio Mattarella. “Le priorità che ha espresso il Capo dello Stato, la lotta alla pandemia e la ripresa della vita economica e sociale del Paese, sono le stesse del governo” ha detto Mario Draghi in apertura, ribadendo, data la situazione, la necessità di far ripartire senza più soste il treno del governo. D’altra parte sarebbe stato davvero singolare se, mentre le forze politiche si confrontavano anche sulla sua candidatura al Colle, il premier avesse convocato qualunque tipo di riunione. Una questione di rispetto istituzionale, che in troppi nella vicenda appena conclusa, hanno dimostrato di non avere. Troppo presi com’erano, la maggioranza dei protagonisti, dalla ricerca di successi personali. Persi dietro alchimie senza prospettive che ora, nonostante il clamoroso insuccesso, qualcuno è tentato di replicare sul governo ipotizzando un rimpasto consolatorio. Ipotesi che al momento non è in alcun modo presente nell’agenda del premier che sull’argomento non intende “scherzare” e che è intenzionato solo a impegnarsi nella ripartenza e non a inseguire (o farsi inseguire) dalle dinamiche interne ai partiti.

Mario Draghi
Mario Draghi

Che sono stati invitati, nei fatti, a risolvere al proprio interno le loro questioni, arrivando rapidamente a conclusioni che non mettano in discussione la stabilità del governo che ha davanti a sé tante scadenze da rispettare. Un auspicio difficile data la poca  propensione ad impegnarsi per risolvere i problemi del Paese verificata nella quasi settimana di scontri e tranelli trascorsi per arrivare alla soluzione Quirinale.

Tutti i partiti sono già proiettati alla scadenza elettorale del prossimo anno. Con situazioni interne più o meno facili ma tutti con davanti la questione della riforma della legge elettorale. E’ un obbligo per procedere. Al momento il proporzionale sembra riprendere quota anche se una vera discussione non è stata avviata. Ma bisognerà farla in tempi brevi.

Fronti aperti nei partiti

Luigi Di Maio
Luigi Di Maio

I fronti aperti più complessi sono in casa Lega e Cinquestelle. Questi ultimi dovranno riuscire a risolvere la contrapposizione netta tra Giuseppe Conte e Luigi Di Maio che si fronteggiano da tempo direttamente e con i rispettivi fedelissimi. Il presidente del movimento si sente accerchiato e riconduce ogni attacco a lui a Di Maio e vorrebbe una sorta di confronto sul comportamento del ministro da tenersi davanti a tutti gli iscritti.  Un processo collettivo attraverso la Rete per cercare di sventare il tentativo del suo contendente di cambiare la leadership. Di ridimensionare il ruolo dell’ex presidente del Consiglio. Ovviamente, trattandosi dei Cinquestelle non poteva mancare anche uno scontro via social. Cambiare la percezione del consenso anche attraverso un uso scorretto di account risvegliati per l’occasione ha visto come vittima Luigi Di Maio. Lo guerra è ancora tutto da combattere dato che non è ancora sceso in campo Beppe Grillo, garante in ribasso ma ancora in grado di influire su una parte della base. E poi c’è Roberto Fico. Dopo il giuramento del presidente Mattarella, fissato per il 3 febbraio, il presidente della Camera potrà mettere da parte l’aplomb istituzionale che lo ha caratterizzato in questi giorni, per cercare di intervenire per contribuire a decidere il destino del Movimento. Che altrimenti, e con un Alessandro Di Battista in un orizzonte non così lontano, potrebbe arrivare ad una spaccatura insanabile. Cinquestelle da dividersi in due partiti. Difficile ma possibile.

Matteo Salvini
Matteo Salvini

Matteo Salvini, dopo il disastro da king maker palesemente fallito, cerca con la consueta disinvoltura di rifarsi la faccia all’interno del suo partito e anche all’esterno. Messa via, per forza di cose, l’ipotesi di un rimpasto di governo  con il quale avrebbe voluto riprendersi il Viminale, accantonato il caso Giorgetti, l’impegno di Salvini è quello di far dimenticare il recente passato facendo la proposta di una federazione del centrodestra, quello che non c’è più per Giorgia Meloni, e indirizzarsi ad un partito sul modello dei repubblicani americani. Giusto per cambiare discorso. cercando di coinvolgere Berlusconi, appena dimesso.

Doppio consiglio per recuperare

Mercoledì nuovo Consiglio dei ministri, una accelerazione necessaria dopo la settimana di quasi blocco dell’attività di governo per l’elezione del presidente della Repubblica, che, oltre alle questioni legate al Covid, la scuola in particolare e le regole per le quarantene, si occuperà anche di Pnrr. “L’erogazione della data in scadenza al 30 giugno 2022, presuppone il conseguimento di 45 traguardi e obiettivi per un contributo finanziario e di prestiti pari a 24,1 miliardi di euro” ha comunicato il premier preannunciando una puntuale ricognizione della situazione relativa ai principali risultati non mancando di mostrare soddisfazione per l’ipotesi di crescita del Paese.