Buffoni e le poesie scientifiche
“Virus? La storia ebbe ore peggiori”

Franco Buffoni è uno dei maggiori poeti italiani, in questi giorni esce per Mondadori il suo ultimo libro “Betelgeuse e altre poesie scientifiche

Lei dirige da oltre due decenni i Quaderni di poesia contemporanea, un racconto del susseguirsi delle ultime generazioni e delle tematiche per loro stringenti. Come considera il mondo di oggi guardato attraverso gli occhi della poesia?
“Credo che essere poeti giovani oggi sia davvero una vocazione, riscontri economici non ce ne sono, il genere letterario è diventato assolutamente di nicchia, quindi se lo pratichi è perché sei portato a compiere questa scelta: mi sembra una cosa apprezzabile già di per sé. Non avrai certo il successo, potrai avere al massimo il riscontro dei tuoi pari. E’ necessario possedere una ricca vita interiore, fatta molto di studio, di riflessione e inevitabilmente di solitudine; altrettanto importante è il rapporto critico con gli altri: i coetanei e i poeti più anziani. Bisogna coltivare il proprio giardino, studiare lingue classiche e moderne, etimologie e filologie per potere avere “Gli strumenti della poesia” (volume curato dall’autore e uscito per Interlinea, ndr): non puoi prescindere dalla tua tradizione e dalla sua storia. E poi c’è la vita, il poeta è la fusione tra la capacità di continuare a stupirsi e la competenza degli strumenti acquisiti”.

Con “Silvia è un anagramma” (Marcos y Marcos) è andato proprio in questa direzione.
“In ‘Silvia è un anagramma’ rifletto sull’orientamento sessuale di Leopardi. Lo scandalo suscitato dal libro è dovuto a un problema tutto italiano: la non accettazione della dichiarazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo la quale ‘l’omosessualità è una variante naturale dell’umana sessualità’ (17 maggio 1990)”.

La feralità di una certa condizione umana si sente e si percepisce nella sua poesia: le iene contemporanee citate in “La linea del cielo” (Garzanti) sono diventate ancora più sole con la pandemia, più desocializzate. Come crede che la società si sia evoluta in questa ultima fase? Gli ultimi sono diventati più ultimi, i soli più soli? I fragili più fragili? E in tutto questo la poesia che fine fa? Diventa solo affresco del contemporaneo?
“Ci sono dei momenti miliari nella storia dell’umanità, come la Dichiarazione dei diritti dell’uomo, avvenuta dopo la seconda guerra mondiale, l’istituto del perdono che il cristianesimo ci ha lasciato, oppure Marx umanista radicale. Momenti della storia da cui escono costrutti destinati a lasciare il segno. Non credo che quello che stiamo vivendo sia uno dei momenti peggiori dell’umanità. Mia nonna ai tempi della spagnola vide la gente morire per strada sul marciapiede in centro a Milano; mia madre tra il 1943 e il 1945 vide atti di una brutalità che oggi nemmeno riusciamo a immaginare. Non è corretto utilizzare termini roboanti per descrivere quello che sta succedendo in questi giorni. Occorre mantenere il senso delle proporzioni. Su questo pesiamo il senso della storia. Pur senza sottovalutare le sofferenze anche economiche di alcune fasce della popolazione, rendiamoci conto che queste sofferenze in altri momenti della storia sarebbero stati il massimo della felicità: oggi in Italia nessuno muore di fame. Poi, è vero, le sofferenze non sono solo fisiche, sono anche morali, e qui si entra in un campo totalmente diverso. Però – riflettiamoci – percepiamo maggiormente le sofferenze morali quando i bisogni primari sono soddisfatti”.

Da Purgatorio, VI, vv 25-8 parafrasi: “Non appena mi fui liberato da tutte quelle anime che pregavano perché altri pregassero per permetter loro di purificarsi più in fretta, io cominciai…”

Un intenso bagliore violaceo

Come libero fui da tutte quante
Quell’ombre che pregar pur ch’altri prieghi,
sì che s’avacci lor divenir sante,
io cominciai: “Un intenso bagliore violaceo
circonfuso di elettrico blu,
così è apparsa nei telescopi Xmm-Newton dell’Esa
e in quelli a raggi X della Nasa
l’esplosione del superammasso di Ofiuco
a trecentonovanta milioni di anni luce da noi.
Ofiuco è un mostro cosmico formato
da migliaia di galassie
dove Cristo si è incarnato
prima di venire da noi”.