Fedez e quelle parole di Pericle:
“Noi siamo liberi di vivere come ci piace”

“Noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo. Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace (…)”. Fedez non ha detto proprio così, al Concertone del Primo maggio 2021, ma ha parlato di libertà. “Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace”, specie se non infastidiamo il nostro prossimo, sono parole di 25 secoli fa, pronunciate da Pericle, un famoso “influencer” del tempo.

Pericle, nel suo discorso agli Ateniesi (461 a.c.), getta le basi di una riflessione sulla democrazia, sulla giustizia, sulla libertà e forse sulla laicità, che può aiutarci anche oggi. In fondo, il rapper ed influencer Fedez, a modo suo, ha detto le stesse cose. Che male ci fanno due donne o due uomini che “vivono a modo loro”, che si amano e si baciano, che vogliono mettere su una famiglia? E ancora, perché non dare la cittadinanza italiana a bambini nati in Italia da genitori “stranieri”, che pensano, parlano, cantano, pensano in italiano e studiano nelle nostre scuole? Fedez, dal palco del Primo Maggio, la festa dei lavoratori, è stato molto chiaro e sintetico e si è scagliato, con citazioni precise e controllate, contro le parole d’odio espresse da rappresentanti istituzionali, tutti della Lega di Salvini. Una tra tutte: “Se avessi un figlio omosessuale lo butterei in una caldaia e gli darei fuoco”. Lo ha detto un consigliere regionale ligure della Lega, che però adesso nega, anche se si definisce “tradizionalista”.

Nel mondo classico, ai tempi di Pericle, l’omosessualità era riconosciuta ed accettata, soprattutto tra “gentiluomini” ed eroi, come Achille e Patroclo, politici e filosofi, anche se le donne forse non avevano l’anima e stranieri e schiavi non contavano. Ma noi siamo andati avanti, e quel riferimento alla “caldaia” ci ricorda che dentro la Shoah, che ha conciliato sterminio e modernità, bruciarono milioni di ebrei, preceduti dai disabili “ariani”, che “inquinavano” la razza, ma anche di omosessuali, “diversi”, oppositori politici, testimoni di Geova, gli unici che avrebbero potuto salvarsi con una “abiura”, che non avvenne. Fedez, che conosce i tempi brevi della comunicazione, con i suoi 12,5 milioni di follower, ha parlato soprattutto ai giovani, ha parlato di politica, e ci mancherebbe altro il Primo Maggio.

Eppure la Rai, sempre titubante e timorosa sulla “par condicio”, avrebbe voluto un confronto di opinioni diverse e quindi –secondo questa logica- il prossimo anno al Concertone del Primo Maggio verrà invitato anche un cantante o un comico della Confindustria. Fedez, questa volta, ha dovuto “lottare un pochino”, ma alla fine gli hanno dato il permesso, bontà loro, di “esprimersi liberamente”. Apriti cielo. E così la polemica con la Rai, tra “censura”, opportunità ed opportunismo, ha attirato tutta l’attenzione mediatica, mentre –in questo Salvini è stato davvero bravissimo- il Ddl Zan -già approvato alla Camera e bloccato al Senato dal presidente leghista della Commissione- è rimasto in ombra. Il Ddl Zan vuole considerare aggravanti le manifestazioni di odio omofobico, se e quando qualcuno dice “sporco gay”, come lo “sporco ebreo”, devi “bruciare in un forno”, e non certo le diverse opinioni e il legittimo dissenso nei confronti delle famiglie arcobaleno. I diritti, secondo alcuni, “non sono una priorità”, ma in questi giorni è stata una priorità per il Senato restituire il vitalizio a Roberto Formigoni, condannato in via definitiva per corruzione.

Forse è paradossale ricorrere a un decreto legge per odiarci un po’ di meno, specie nella rete, che troppo spesso sputa veleno, senza mai pagarne le conseguenze. E poco importa che la “Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino” (1789) affermi, con chiarezza e semplicità, che “la libertà consiste nel poter fare tutto ciò che non nuoce agli altri” (art. 4). E darsi un bacio, anche se ci sorprende e/o infastidisce, non nuoce ad alcuno, perché, “Qui ad Atene noi facciamo così” (Pericle, 461 a.c.).