Le migrazioni, vocazione dell’uomo
È una follia pensare di impedirle

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato, alla fine dello scorso anno, due importanti risoluzioni note come Global Compact, una delle quali – il Global Compact for Migration, firmato dai rappresentati di 190 paesi – altro non è che un patto mondiale per una migrazione disciplinata, sicura, ordinata e regolare. A questo patto, che sarà adottato l’Italia si è (incredibilmente) sottratta, come ci ha ricordato Valerio Calzolaio nel suo più recente articolo su strisciarossa. Addirittura il nostro paese ha disertato il summit delle Nazioni Unite che si è tenuto a Marrakech, in Marocco, tra il 10 e l’11 dicembre, quando il Global Compact for Migration è stato adottato.

Una parola di grande attualità

Valerio Calzolaio ha dedicato un libro al Global Compact, il cui titolo è M. Migrazioni. Il libro, snello eppure estremamente denso, è edito da Doppiavoce e fa parte del pacchetto iniziale di una nuova collana dedicata alle “parole” e diretta da Ugo Leone.

Migrazioni è una parola di grande attualità. Perché molte persone in Italia e in Europa, negli Stati Uniti e in Australia (insomma, un po’ ovunque in quello che una volta veniva chiamato “il mondo occidentale”) lo percepiscono sia come un fenomeno in aumento sia come un pericolo tremendo.

Nulla di più falso.

Intanto perché il fenomeno riguarda stabilmente da anni il 3% circa della popolazione mondiale. Certo, quando la popolazione umana era di quattro miliardi, le migrazioni riguardavano all’incirca 120 milioni di persone (il 3% appunto). Ora che siamo 7,6 miliardi le migrazioni riguardano all’incirca 220 milioni di persone (il 3%, non di più). Non sono poche. Ma neppure moltissime. Il pianeta è grande.

Una valvola di salvezza

Men che meno le migrazioni comportano particolari pericoli. È stato dimostrato, infatti, sia dalla storia sia da analisi economiche accurate che in genere rappresentano un gioco in cui tutti vincono. Vince chi parte, perché migliora le proprie condizioni di vita. Vince chi ospita, perché la società e l’economia si alimentano di nuova linfa. Se poi chi ospita – è il caso dell’Italia – si trova con una popolazione che invecchia, l’immigrazione rappresenta una delle più efficaci valvole di salvezza, perché assicura la sostenibilità economica e rallenta o addirittura inverte il regresso demografico.

Ma non è di questo (non è solo di questo) che Valerio Calzolaio parla nelle 80 pagine del suo libro. Perché lui inquadra il fenomeno nella storia della specie (e delle specie). La gran parte delle specie viventi migrano. Migrano gli animali. Migrano le piante. Migrano funghi, batteri, virus. Le migrazioni alimentano l’evoluzione biologica per adattamento all’ambiente che cambia e sostengono la biodiversità. Non ci sono isole impenetrabili né tantomeno monadi incomunicanti nell’ecosistema Terra.

La vocazione del genere Homo

E, tuttavia, il genere Homo – il nostro genere, apparso sul pianeta, in Africa per l’esattezza, all’incirca 2,5 milioni di anni fa – ha una certa vocazione a (diciamo, più correttamente, capacità di) migrare. Molte specie di questo genere – Homo erectus, Homo heidelbergensis e infine la nostra specie, Homo sapiens –, hanno realizzato l’out of Africa: sono uscite dal continente nero e hanno colonizzato anche il resto del pianeta abitabile.

Questa lunga storia ci dice che non è possibile impedire agli umani di migrare. Non ci sono muraglie e muri che tengano.

Queste migrazioni dell’uomo nel tempo profondo non sono state né disciplinate, né sicure, né ordinate e né regolari. Sono state al contrario spontanee, scostanti, caotiche. Talvolta violente. Anche in tempi recenti. Anzi, più che mai in tempi recenti.

Proprio per questo la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, adottata il 10 dicembre 1948 dalle Nazioni Unite (vale la pena ricordarlo, Italia compresa) all’indomani della Seconda guerra mondiale – e, vale la pena ricordarlo, delle decine di milioni di migrazioni coatte disposte in Europa dopo il conflitto a opera delle potenze vincitrici – prescrive, all’articolo 13:

 

  1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato.
  2. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese.

 

In sintesi, l’articolo 13 di quel fondamentale documento, sancisce la “libertà di migrare” (come recita il titolo di un altro libro firmato da Valerio Calzolaio insieme a Telmo Pievani).

Non disertare Marrakech

Naturalmente, per essere effettiva e per non suscitare reazioni scomposte – le reazioni scomposte che in questi ultimi anni registriamo un po’ in tutto il mondo occidentale, in primis in Italia – la libertà di migrare deve essere realizzata in modo disciplinato, sicuro, ordinato e regolare.

Riassumendo. Le migrazioni umane esistono da sempre e sono inarrestabili. Conviene a tutti che esse siano disciplinate, sicure, ordinate e regolari. Non lo sono mai state in passato. Non in modo significativo, almeno. Per cui eccola la novità, puntualmente indicata da Valerio Calzolaio: il Global Compact for Migration che sarà adottato a dicembre in Marocco colmerà questa lacuna. Senza nulla togliere all’indipendenza e alle leggi dei singoli paesi firmatari, riconoscerà il diritto inalienabile degli umani a migrare. A lasciare il loro paese e a ritornare nel loro paese, in un quadro – ordinato, per l’appunto – di diritti riconosciuti.

L’Italia  non doveva disertare Marrakech.

Senza queste tutele continueremo infatti ad assistere allo scempio dei valori e alle inaccettabili tragedie che stanno trasformando – che hanno già trasformato – il Mediterraneo da culla della civiltà occidentale in cimitero dei valori europei. Fino a registrare l’assurdo di un continente formalmente unito (l’Unione europea) che, con i suoi 500 milioni di abitanti e una ricchezza tra le maggiori al mondo, che reagisce spaventato, tremebondo e soprattutto imbelle difronte aa appena 42 persone povere e pacifiche che fuggono da condizioni di vita inaccettabili.

La domanda che sottende il libro di Valerio Calzolaio giunge dritta alle nostre menti e ai nostri cuori: possiamo sacrificare per una paura sconsiderata – qui in Europa, qui in Italia –il tramonto dei nostri valori?

 

La rubrica MIGRAZIONI è a cura di Valerio Calzolaio e Pietro Greco