Cile, elezioni a sorpresa per la Costituente. Sconfitto il governo

Sabato e domenica scorsa si sono svolte in Cile le elezioni per eleggere i 155 cittadini che discuteranno e redigeranno la Costituzione che sostituirà quella del 1980.

Succederà a quella stabilita dalla dittatura di Pinochet, una Carta autoritaria che ha promosso il neoliberismo, influenzando negativamente l’istruzione, la sanità pubblica e il sistema pensionistico.

Nel primo conteggio dei voti delle elezioni della Convenzione Costituente i candidati indipendenti, soprattutto di sinistra, hanno raggiunto il 31% dei voti.

Non era nelle previsioni: i sondaggisti hanno sottovalutato i nuovi arrivati e hanno creduto che l’elettorato sarebbe stato distribuito come era tradizionalmente.

Ma non è successo. Circa 65 dei 138 membri della convenzione eletti – gli altri 17 sono seggi per i popoli indigeni – non hanno militanza politica e questo crea una cappa di incertezza che rende imprevedibile come sarà la nuova costituzione del Cile.

 Sconfessati i sondaggi

Il partito di governo, del Presidente Sebastián Piñera, era certo di ottenere 45 elettori  in modo tale di moderare la stesura della nuova Carta, ma i risultati gli hanno dato 37 seggi.

L’ex Concertación, l’alleanza che vanta governi di successo e figure come gli ex presidenti Ricardo Lagos e Michelle Bachelet, ha ottenuto 25 seggi e il nascente Frente Amplio del Cile (un giovane conglomerato di partiti nato sulla scia del movimento studentesco del 2011) ne ha ottenuti 28.

I 63 seggi mancanti sono stati distribuiti tra gli indipendenti. Cittadini, più o meno conosciuti, che si sono raggruppati in liste al di fuori dei partiti e hanno ribaltato lo scacchiere elettorale. Se si analizza il “dna” politico di molti di loro, è probabile che possano essere collegati a settori del centro-sinistra e della sinistra. Ma una cosa è chiara: non rispondono all’establishment né a nessun altro se non a loro stessi.

cileI grandi perdenti

Quello che sembrava, allora, un processo costituzionale dove i due terzi necessari per gli accordi avrebbero garantito la moderazione, è ora una carta aperta piena di probabilità che gli analisti non osano proiettare. I grandi perdenti in queste elezioni sono stati il governo e i partiti politici tradizionali.

Il Cile entrerà in un processo costituente con più dubbi che certezze. In primo luogo, perché la destra non ha potere di veto, dato che non ha il terzo necessario. E anche se l’opposizione potrebbe rivendicare la vittoria, non c’è controllo sugli indipendenti, che sono anche necessari per raggiungere i due terzi per imporre le loro idee.

Ora la Costituzione dovrà essere votata in un plebiscito in uscita nella prima metà del 2022.

Le amministrative. A Santiago è sindaca la giovane comunista Hassler

In contemporanea, si sono svolte le elezioni di sindaci, consiglieri e governatori regionali. Quest’ultima è anche una pietra miliare poiché sostituiscono gli Intendenti nominati dal presidente e la cui riforma è stata promulgata dal secondo governo di Michelle Bachelet.

Per le amministrative, dove gli indipendenti si sono candidati molto meno, sembra che il comportamento elettorale sia stato più rispondente al previsto e ai canoni storici.

Qui la sinistra è andata molto bene, nella capitale Santiago del Cile è stata eletta sindaco Iraci Hassler la giovane esponente del Partito comunista.

Il progetto neoliberale, di cui il Cile era il fiore all’occhiello, si sta esaurendo, e le elezioni dello scorso fine settimana sono state la prima firma sul suo certificato di morte ufficiale. Il secondo e definitivo si saprà nel resto dell’anno.