“Le cose che restano”: in un film
la vita e la musica di Ezio Bosso

Guardare Ezio Bosso in “Le cose che restano”, documentario sulla sua vita realizzato da Giorgio Verdelli, ci porta ancora più di quanto non fosse prima di vederlo- a rimpiangere la morte prematura di questa magnifica persona, a sentire l’assenza delle sue parole oltre che della sua musica, a guardarsi dentro come esseri umani dentro questo mondo e questa società, magari confrontandosi con quello che gli è successo.

Ed infine ad apprezzare ancora una volta le grandi capacità, la grande sensibilità di Giorgio Verdelli, da sempre voce giornalistica appassionata nel racconto della musica italiana, a godere della maniera in cui negli ultimi anni (da Pino Daniele a Paolo Conte ad Ezio Bosso) ha saputo traslare le sue passioni in documenti visivi che ci portano agli occhi non solo le storie musicali di grandi artisti, ma anche la loro anima, il loro mondo, il modo in cui le persone a loro più vicine li vivono (o li vivevano) ed accompagnano nell’affetto, nella stima o nel ricordo.

Il sorriso e l’empatia

Ezio Bosso ha avuto una gran bella vita, almeno fino a quando la malattia lo ha catturato ed ha provato a ghermirlo ancor prima della sua morte, peraltro senza riuscirci.
Ma oseremmo dire che una gran bella vita è riuscito ad averla anche dopo la consapevolezza di quello che il destino gli aveva riservato, e quello davvero non è da tutti.
Perché nonostante le sue gravi menomazioni e la fatica che di certo gli costava salire su un palco e dirigere un’orchestra, Ezio Bosso ha continuato a farlo, ed a farlo con entusiasmo, con empatia, con l’idea della condivisione, con il desiderio di portare qualcosa di bello agli altri, il bello che aveva dentro di sé per dono della natura. E sorridendo, spesso sorridendo. E spesso ringraziando gli altri, come in occasione della commovente partecipazione a Sanremo, dove probabilmente era lui a dovere essere ringraziato per primo.

Dal rock e punk fino alla musica classica

Dal basso elettrico, che suonava da più giovane con gli Statuto ed in tante altre situazioni al tempo delle sue sue grandi passioni del periodo rock e punk, fino alla sua particolare lettura delle composizioni classiche dei grandi maestri ed alle sue personali composizioni per orchestra, il salto sembrerebbe particolarmente ardito e complicato. Ma in lui tutto sembrava molto naturale, appariva come lo scorrere, allo stesso tempo placido ed impetuoso, di acqua limpida nel letto di un fiume che conteneva, contiene ancora talento, fantasia, intelligenza, cultura, condivisione, simpatia, estro.

Guardare Ezio Bosso in concerto, o spesso in occasione di incontri ed interviste, ti toglieva anche quel pudore dell’imbarazzo che a volte può dare trovarsi di fronte a qualcuno che ha una evidente e conclamata menomazione fisica, di fronte a te che saresti sano; quando qualche volta giri lo sguardo per vergogna non si sa di cosa, o rischi di avere occhi impietositi e compassionevoli.

Le tante cose che restano

No, con lui l’impressione era ed è quella di comunicare con un amico, che non solo conosce della musica gli aspetti più rivelatori e risplendenti, spesso nascosti, ma che ha da raccontare tante cose e lo fa con simpatia e saggezza.
Tutto questo “Le cose che restano” te lo trasmette in modo molto efficace, con le sue parole, con la musica, con le brevi storie che compongono il mosaico di una bella vita, con le testimonianze di persone come Silvio Orlando, Enzo De Caro, Diego Bianchi, Valter Malosti, Gabriele Salvatores, Luca Bizzarri, i compagni di gruppo degli Statuto e vari altri.

E con le magnifiche immagini di alcuni dei suoi più recenti concerti e del suo speciale rapporto di sincera confidenza con quelli che si trovavano ad assistervi.

 

 

Le Cose che Restano” è stato proiettato per alcuni giorni al cinema

per poi essere disponibile a noleggio con Nexo Digital.