Le catastrofi (annunciate o no) mettono in evidenza l’incapacità di chi governa il pianeta

Oramai da qualche anno l’indomani di ogni catastrofe che si verifica in luogo aperto, al consueto “era annunciata e si poteva evitare”, si suole aggiungere un richiamo alla responsabilità del mutamento climatico.
Ebbene quello che è successo ai piedi della Marmolada risponde bene a tutte e tre queste consuetudini. A cominciare dall’ultima: quando mai il tre luglio lo zero termico non arriva a tremila metri e addirittura è sostituito da un +10 gradi centigradi?
Mai. Sembra di sapere. E intanto ne siamo venuti a conoscenza in quanto sotto una valanga del residuo ghiaccio di questa splendida montagna sono rimaste coinvolte e schiacciate due cordate di alpinisti. Di quelle persone, cioè, che, come è loro diritto, hanno scelto un po’ di fresco dalla lunga calura di questo inizio estate scalando il ghiaccio anziché tuffandosi in acque marine.

Necessaria un’informazione precisa

Purtroppo non sapevano perché, credo, nessuno glielo aveva detto, che salendo salendo avrebbero trovato una temperatura ben al di sopra dello zero. Altrimenti qualcuno di loro avrebbe pensato e comunicato agli altri che magari si correva il rischio che tanto al di sopra dello zero il ghiaccio si poteva sciogliere.

È quello che è successo e che anche si poteva evitare con una informazione precisa e puntualmente trasmessa.
Adesso che si fa?
“Lavorare perché non accada più” ha dichiarato il capo del Governo Mario Draghi.
Mentre persone più e meglio informate dei fatti di questo tipo come il glaciologo Claudio Smiraglia mi sembra abbiano individuato una soluzione semplice semplice che è quella di riconoscere che con estati di questo tipo, e questo è il tipo di estati ai quali andiamo incontro, vanno evitate cordate del genere in montagna e soprattutto sui ghiacciai. Ambienti, cioè, sottoposti al rischio di valanghe. Fenomeni che, come dice un detto popolare, si verificano, ma non si sa quando e dove.
L’imprevedibilità, dunque, ne è anche una caratteristica e, quindi, vige più che mai la regola che prevenire è meglio che curare. O, ancora peggio, come nel caso della Marmolada, contare le vittime.

La colpa è dell’uomo

Vittime che non sono da imputare al ghiaccio, all’acqua, alla siccità e ai tanti drammatici eventi che per la loro drammaticità vengono definiti “estremi”. Qui, come su tutta la Terra, l’imputato è uno solo e si chiama uomo, nel senso di genere umano. Umanità che da molti, numerosi, decenni sta uccidendo il pianeta nel quale vive senza rendersi conto del rischio di non poterci più star di casa.
Un film dello scorso anno “Don’t Look Up” consente senza esagerati sforzi di fantasia, di ipotizzare che cosa potrebbe accadere e coinvolgendo chi.

Foto di Kevin Snyman da Pixabay

Il film prevede la distruzione della Terra provocata dall’impatto con una gigantesca cometa. Dunque niente mutamento climatico. Tuttavia in quel caso il tentativo di due scienziati di avvertire le cariche dello Stato del rischio incombente si scontra con una classe politica e un sistema delle comunicazioni che non prende sul serio la minaccia negandone la consistenza. E quando se ne rendono conto solo in pochi , preventivamente avvertiti e preparati, si mettono in salvo.
Col negazionismo tuttora diffuso legato al fatalismo del tipo “tanto una volta si deve morire”, si è ancora in ritardo nel realizzare gli impegni sottoscritti a Parigi nel dicembre del 2015 per impedire che le temperature terrestri aumentino di più di 2 gradi centigradi.
Allora se non ci si affretta prima che sia inevitabilmente tardi due sono le ipotesi: o siamo governati a livello planetario da incapaci; o c’è il così detto piano B che prevede di mettere in salvo qualche centinaia di migliaia di “privilegiati” condannando gli altri all’estinzione.
Credo che la prima ipotesi sia quella vincente