La “cosa” di
Di Battista
nella deriva del M5S

Ah, ecco: Di Battista sarebbe pronto a fondare una cosa sua, un partito, un movimento, un blog, tutto quel che serve, perché lui è quello che ha dentro di sé i segni delle origini, lo stesso marchio dei tempi d’oro che altri perfidoni – come Di Maio, Crimi e tantissimi altri – hanno tradito. Quindi, ricco di senso e di messaggi da trasmettere, Di Battista nel salottino di Lilly Gruber ha annunciato la sua quasi certa discesa in campo, accettando di essere ormai fuori deriva rispetto ai percorsi di un partito che ora attende Giuseppe Conte come lo zio d’America mentre si lecca i baffi dai banchi del governo.

Così, la più celebre tra le riserve dell’era Di Maio, prende il volo e abbandonato il vecchio club, se ne inventa uno tutto nuovo. Sennò rischiava di invecchiare in panchina ed è sempre bello avere un partito proprio, uno in cui si ride solo quando il capo fa una battuta e stavolta il capo sono io e sempre e solo io, basta con le coabitazioni, che per questa via il tempo passa e niente cambia se non in peggio. Quindi, ecco il suo blog, strumento imprescindibile. Ma, mormora la base… e quello di Casaleggio, la vecchia casa natìa, l’inflessibile padre? La domanda non è oziosa: Di Battista è in rotta di collisione praticamente su tutto rispetto all’andatura governativa legata al Pd oggi praticata dalle rappresentanze parlamentari del M5S; ma anche Casaleggio è già in piena rottura con quegli stessi gruppi parlamentari e tra il giovane erede dell’impresa e i vertici del partito è guerra dichiarata da giorni. Quindi, perché non travasare i fuoriusciti di Di Battista proprio lì, sulla piattaforma delle piattaforme che nel frattempo si è svuotata di utenti ed è governata da uno che guarda caso come lui a Di Maio mangerebbe le orecchie.

Ma Di Battista non lo vuol fare, al momento, e verosimilmente perché non intende intrecciare il suo marchio – “Di Battista” – con quello di Casaleggio giudicato, pur con immenso pudore, in caduta libera. Insomma, non vuole rotture di balle, intralci, intromissioni: uno non si fa un partito personale per poi dare il proprio potere ai “poveri”. Fantastico. Chi l’avrebbe mai detto, ma davvero, che la splendente Trinità – Grillo Casaleggio Movimento – sarebbe esplosa con tanta ricchezza drammatica? Ormai, si guardano l’un l’altro digrignando i denti, ciascuno pensa che gli altri siano scemi, oppure banali farabutti molto furbi ma privi di una “visione”, ciascuno pensa degli altri le stesse cose che gli altri pensano di lui, fondamentalmente che è un traditore opportunista. Molti son delusi da Grillo, soprattutto dopo quella agghiacciante difesa del figlio, feriva assistere a quella scena tv. E Grillo non ha più nulla a che vedere con Casaleggio, quello che da settimane sta battendo cassa con i parlamentari del Movimento per avere, dice, i soldi che gli spettano per la piattaforma.

Partito politico e impresa privata

Com’è noto, gli hanno risposto che va tutto bene, che è giusto pagare, ma anche sarebbe giusto che lui non fosse così malevolo… in fondo, la vita è un lampo e di soldi te ne abbiamo già dati tanti, lasciano intendere. Insomma, tra sfottò e manate sul collo. L’altro si è arrabbiato molto e vuole fargliela pagare a questi che senza la Casaleggio sarebbero nessuno, altro che deputato, presidente, onorevole… Per questo, congelata la piattaforma, a Crimi e Di Maio che chiedevano gli elenchi degli iscritti, da sempre detenuti dalla Casaleggio, con garbo ha in sostanza risposto “provate a venire a prenderli”… Gli elenchi sono indispensabili per poter arrivare al voto, a quel voto che Conte ha dichiarato essenziale per poter accettare l’investitura di Grillo a capo dei capi del M5S. Niente elenchi, niente voto, niente voto niente Conte.

cinque stelleMa ecco che proprio nel cuore di questa confusa battaglia dove tutti menano tutti, viene pronunciata una frase che è forse l’ombelico di una recente ma già storica vicenda politica, quella dei cinque stelle. “E’ inaccettabile che un soggetto privato possa tentare di ostacolare l’attività di una forza politica del Parlamento e di governo”: così scrive il M5S “in persona” su Facebook, puntando i piedi con una certa indignazione in coda al gesto dell’ombrello che Casaleggio ha dedicato alla richiesta degli elenchi.

Questa battuta serve una notizia a suo modo notevole: segna la sconfessione polemica dell’ordine delle cose che ha governato fino a pochi istanti prima, e cioè la simbiosi tra una forza politica e un laboratorio di comunicazione, una impresa privata che quella forza politica se l’è inventata e cresciuta, disponendone come a lui pareva. Con la vivacità di orgoglioso, imprudente neonato, il partito ha deciso di spedire negli uffici della Casaleggio una pattuglia d’assalto formata da esperti legali e informatici con l’obiettivo di portare a casa quei preziosi elenchi: missione fallita, sgomento generale. E adesso?

Gira voce che se si togliesse di mezzo Crimi si potrebbe arrivare ad un accordo, e tutti stupiscono di fronte a questa ignorata importanza nodale del povero reggente. Di Battista, dall’altra parte della barricata, recita la parte di quello che se la gode in questo star fuori dai giochi grandi, parla come fosse il leader di una revoluciòn popular che smaschera il capitale e le sue orrende manovre, e alla domanda su cosa stia facendo risponde nervosamente ispirato: “…lavoro… scrivo reportage…”. Grande. Allora Lilly Gruber ha chiesto se fosse felice della sua vita attuale e lui ha risposto che sì, gli piace tanto. Effettivamente.