Il Primo maggio e l’urgenza di un governo

È stato il Primo maggio dei black bloc francesi che si sono presi la scena a colpi di auto incendiate e vetrine infrante per le vie di Parigi, mandando un segnale chiaro a Macron: nessuna pace sociale. Sulla strada delle riforme, il presidente francese non incontrerà solo i ferrovieri che fino a giugno hanno proclamato una serie di scioperi, ma anche loro, molto più conflittuali, affatto inclini al compromesso. In Turchia, a Istanbul, il Primo Maggio è stato negato: la polizia ha represso un’iniziativa pacifica, ci sono stati scontri oltre 60 le persone arrestate, per aver violato il divieto di manifestare in occasione della Festa dei lavoratori. Altro che celebrazione retorica: alle porte d’Europa mancano le libertà fondamentali e c’è chi ha trovato il coraggio di dirlo in una giornata che ha gli stessi colori, le stesse rivendicazioni in tutto il mondo. Una giornata in cui i temi del lavoro diventano megafono per opporsi ai governi, per contestarli come è avvenuto ieri nelle Filippine dove le manifestazioni del Primo Maggio hanno preso di mira il presidente Duterte che con la sua “guerra alla droga” è accusato di aver fatto sparire 12mila persone dal 2016 oltre che di soprusi, intimidazioni, restrizioni delle libertà a danno della popolazione.

Le cose cambiano alle nostre latitudini, nessun Duterte, nessun Erdogan da contestare, per fortuna. La festa dei lavoratori è rimasta nel suo solco, quella dell’occupazione e dei suoi diritti. E’ mancato semmai l’interlocutore istituzionale, un governo con pieni poteri a cui i sindacati, lavoratori e famiglie possano far istanza. Così anche le parole del Capo dello Stato restano un auspicio per il futuro: “La crescita del lavoro e la sua qualità” devono restare “necessariamente centrali per ogni strategia di governo. Il lavoro è la priorità, avvertita dalla stragrande maggioranza dei nostri concittadini”. Ha parlato anche della sicurezza sul lavoro, Sergio Mattarella, degli investimenti da fare per garantirla. E lo stesso si è fatto nelle manifestazioni che si sono tenute in tutta Italia, perché questo era il tema scelto da Cgil Cisl e Uil.

Ci sono stati tredicimila morti in 10 anni, inaccettabile bollettino di guerra”, ha ricordato il segretario della Cisl Annamaria Furlan a Prato, dove si è tenuto l’appuntamento nazionale delle confederazioni. “Siamo allo stesso livello di mortalità del 1911 – le ha fatto eco Carmelo Barbagallo, segretario della Uil – Quest’anno ci sono state 36mila irregolarità, il 67% delle imprese non è in regola, servono sanzioni”.

E poi Susanna Camusso: “La somma di mancati investimenti e precarietà ha determinato disattenzione alle norme di sicurezza. Ancora troppi insistono a dire che sono dei costi e devono essere tagliati, non ci sono investimenti su questo tema – ha detto la la leader della Cgil – Nonostante tanta tecnologia, non la si usa per creare le condizioni di sicurezza”. Appunti per il governo che verrà. Quando? “Il Paese non merita il voto anticipato. Non ci si avvicina ai problemi del Paese continuando ad invocare il voto -ha chiosato la leader Cgil – servono risposte concrete, le forze politiche devono assumersi questa responsabilità”. La responsabilità di fare un governo che, come ha detto Mattarella – ponga il lavoro al centro. 

Centinaia le manifestazioni in tutta Italia, migliaia le donne e gli uomini in piazza. Tra loro a Torino, per la prima volta in un corteo del Primo Maggio, i rider, i ciclofattorini di Foodora, Just Eat, Delivery, protagonisti di quella Gig economy che si va affermando, sovvertendo per certi aspetti le regole del lavoro così come le abbiamo conosciute finora. E che se non affrontata e regolata, rischia di attecchire con tutto il suo potenziale di sfruttamento.