Berlusconi, l’autunno
del patriarca
e il sogno del Quirinale

Silvio Berlusconi può diventare presidente della Repubblica? La domanda circola nel mondo politico, nelle anticamere delle istituzioni, nelle stanze dell’informazione come se fosse una provocazione o un’invenzione. Berlusconi, l’imprenditore che ha dominato, influenzato, vessato la politica nazionale per circa trent’anni, invece coltiva quella che ritiene una legittima e ambiziosa aspirazione. Spera, immagina di salire al Quirinale per chiudere da “uomo di Stato” la sua carriera politica, illudendosi di essere sempre un uomo potente, pur senza la forza di un tempo, rincorso ancora dai giudici che lo vogliono processare perché sospettato di aver corrotto dei testimoni, un vecchio vizio.

85 anni e sentirli tutti

Berlusconi compie 85 anni oggi 29 settembre, è malato da tempo, negli ultimi mesi è entrato e uscito più volte dall’Ospedale San Raffaele, i giudici di Milano hanno chiesto una perizia psichiatrica subito rifiutata, ma il Cavaliere non si arrende, continua a tessere faticose trame politiche, cerca voti e alleati improbabili per poter realizzare la sua ultima missione di un lungo percorso politico avviato nel 1993 quando in un ipermercato di Casalecchio di Reno annunciò il suo appoggio a Gianfranco Fini, allora non ancora depurato dalle scorie fasciste, nella corsa a sindaco di Roma e poi la sua discesa in campo per fermare il comunismo. “L’Italia è il Paese che amo” disse in tv presentandosi agli italiani all’ora di cena. In realtà la vera missione era di salvare il suo gruppo, molto cresciuto e moltissimo indebitato, ormai privo delle coperture politiche della Prima Repubblica. Il CAF (Craxi, Andreotti, Forlani) era stato affondato dalle inchieste di Mani Pulite e proprio alla fine del 1993 Berlusconi si precipitò a creare Mediaset, la holding televisiva controllata dalla Fininvest, e a quotarla in Borsa prima che fosse troppo tardi, grazie anche a un aiuto del Monte dei Paschi di Siena, banca considerata di sinistra se mai può esistere una banca di sinistra.

In meno di trent’anni il Berlusconi politico ha vissuto diverse vite. E’ stato protagonista di un successo straordinario con Forza Italia, vincendo le elezioni del 1994. Ha trionfato nelle urne in altre due occasioni, è stato nominato quattro volte presidente del Consiglio, guidando l’esecutivo per oltre nove anni complessivi. Piaccia o no: nessuno come lui, un record per la storia italiana. E’ uscito da Palazzo Chigi, e non è più rientrato, dieci anni fa, nel mezzo della più grave crisi finanziaria del dopoguerra. E’ stato investito da molte inchieste giudiziarie per reati di varia natura (dalla corruzione al concorso in associazione mafiosa, dalla creazione di fondi neri alla prostituzione), ha corrotto un giudice di Cassazione per comprare la sentenza lodo-Mondadori con la quale ha conquistato la casa editrice di Segrate scalzando Carlo De Benedetti. Poi ha dovuto risarcire, in sede civile, l’Ingegnere con circa 500milioni di euro. Ha usato la sua forza politica per ispirare leggi che lo tutelassero dalle inchieste e dai processi.

La Tv commerciale va così così e Forza Italia è in crisi

Come imprenditore Berlusconi ha creato la tv commerciale in Italia, la sua influenza è stata certamente forte (devastante, ma per molti italiani positiva), ha elevato la pubblicità al livello di un business straordinariamente ricco e con pochi rischi, ha usato il calcio per alimentare la sua popolarità anche oltre confine, ha creato uno dei pochi grandi gruppi economici nati e cresciuti al di fuori dell’influenza della Mediobanca di Enrico Cuccia. All’estero è riuscito a esportare le sue tv solo in Spagna, in Francia “la Cinq” venne spenta dal governo di Parigi senza tanti riguardi. Il Cavaliere è ricchissimo, ha un patrimonio personale stimato di oltre 7 miliardi di euro.

Oggi Berlusconi è al tramonto. Le sue imprese, a partire da Mediaset, fanno fatica perché il modello della tv commerciale ”in chiaro” rappresenta la fascia più bassa del mercato tv e pubblicitario, la diversificazione nella pay tv o nel digitale ha portato risultati deludenti, le piattaforme Over The Top hanno cambiato e conquistato lo scenario della comunicazione globale, compresa la pubblicità. Rimangono tracce di carta stampata e libri con il Giornale e la Mondadori e la partecipazione in Mediolanum, gallina dalle uova d’oro. Il suo movimento politico è da tempo in crisi, ha perso consensi e potere. Berlusconi vorrebbe essere riconosciuto come uno statista europeo, ma si trova accanto Salvini e la Meloni. E’ stato tradito, abbandonato anche dai suoi ex collaboratori, già dipendenti, persone inventate, allevate e promosse dal Cavaliere di Arcore come Toti o Romani e altri. Quando compri, paghi i tuoi fedelissimi, il tradimento è dietro l’angolo. L’autunno dell’inventore del partito-azienda si consuma nell’aspirazione di diventare presidente della Repubblica. Non ci crede nessuno, tranne lui. Ventisette anni fa, quando scese in campo, Berlusconi si descrisse così: “Il mio modello è Einaudi”. L’emulazione, possiamo dirlo, non è riuscita. Ma Berlusconi coltiva la sua impossibile speranza in questa stagione che apre la corsa al Quirinale.