L’ascesa di Zuppi: il Papa affida la presidenza Cei al prete dei poveri

Papa Francesco ha nominato il Cardinal Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo di Bologna, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana.

Nella mattinata di martedì 24 maggio, i Vescovi riuniti in Assemblea Generale hanno proceduto all’elezione della terna per la nomina del Presidente e come previsto Zuppi è stato il più votato nella terna nella quale Papa Francesco ha scelto.

Il Cardinale Matteo Zuppi,

Matteo Maria Zuppi è nato a Roma nel ’55; nel 1973, al liceo Virgilio, conosce Andrea Riccardi il fondatore di Sant’Egidio. “Vicino a casa c’era la fermata di un tram – racconta l’arcivescovo – potevo scegliere se frequentare i salotti del centro o aiutare i bambini del doposcuola in periferia. Riccardi mi convinse a prendere la direzione della periferia.

La “folgorazione” di Sant’Egidio e il passaggio a Bologna

Frequentare la Comunità e dedicarsi attività al servizio degli ultimi nelle scuole popolari per i bambini emarginati nelle iniziative per anziani e non autosufficienti, per gli immigrati e i senza tetto, è stato probabilmente il percorso formativo fondamentale per Zuppi.

Ma Sant’Egidio compie un salto di qualità di grande rilevanza identificando le vittime delle guerre come gli ultimi della terra ed impegnandosi per far terminare i conflitti e costruire la pace.

La collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio nel 1990 lo porta con Andrea Riccardi, Jaime Pedro Gonçalves e Mario Raffaelli a tentare con successo una mediazione nelle trattative tra il governo del Mozambico e il partito di Resistência Nacional Moçambicana. La sanguinosa guerra civile che durava dal 1975 si spegne. Dopo 27 mesi di trattative si arriva alla firma degli accordi di pace di Roma. Zuppi e Riccardi vengono nominati cittadini onorari del Mozambico e questo capolavoro di pacifismo operoso rimane nella storia. Dal 2000 al 2012 è assistente ecclesiastico generale della Comunità di Sant’Egidio.

Una intensa vita di parroco a Roma

Zuppi con Papa Francesco

Dopo una intensa vita di parroco a Roma, dove diviene Vescovo il 27 ottobre 2015, Papa Francesco lo nomina alla sede metropolitana di Bologna e il 5 ottobre 2019 lo crea Cardinale.

Per l’arcidiocesi petroniana si apre una nuova fase tutta improntata sulla presenza discreta ma autorevolissima di tutti i luoghi della solidarietà. Il primo Maggio 2016 sale sul palco della festa dei lavoratori. Non era mai successo. L’anno dopo presenta “Insieme per il lavoro” un progetto che mette in rete il comune di Bologna, la curia, la città metropolitana e le diverse associazioni di categoria con l’obiettivo di contrastare la disoccupazione. “Non ci preoccupiamo di camminare con le scarpe rotte – dice Zuppi – la nostra volontà è che nessuno vada in giro scalzo”.

Dopo i lunghi anni di reazione seguiti alla straordinaria ma anche dirompente stagione del Cardinal Lercaro, Bologna ritrova un Vescovo fra la gente e teso al fare più che al condannare.

IZuppi con il presidente della Regione Emilia-Romagna Stefano Bonaccini

Il vescovo che sa usare i social

Sant’Egidio diffonde sui social le sue parole di fronte alla guerra in Ucraina. “Io resto affezionato alla parola disarmo. Quelli che hanno vissuto la guerra sanno cosa significa l’arma. Sanno cosa provoca, le lacrime che provoca. È questo a cui bisogna pensare. Il bene e il male. E a quel male che può portare alla distruzione totale. Sembrerebbe logico, è logico. Dobbiamo pensare al disarmo, cominciando da noi. Noi stessi siamo armati, anche senza avere armi”.

Zuppi appare a Bologna, subito un figura molto diversa dal tradizionalismo di Caffarra. Tuttavia una diversità, certo una specificità, di Don Matteo viene in evidenza anche di fronte alle figure nobilissime della vicenda lercariana.

Meno teorico, forse più diretto, con una grande capacità di accettare e farsi accettare. La città e cambiata, i fili della consapevolezza ideologica sono tagliati da tempo. Zuppi non cerca di riannodarli, ma di dare il senso di una Chiesa che cammina, con modestia ma anche con rinnovata convinzione. Il modo di essere sacerdote di Don Matteo ricorda, ad un protestante come me attaccato innanzitutto al testo evangelico, la parabola del grano e del loglio. L’uomo, la donna di Dio, non dividono subito le due piante, l’utile e l’infestante. Far crescere, non correre a condannare. Questa forse la missione più urgente.

Saranno questi i caratteri che consentiranno al nuovo Presidente della Cei di lasciare un’orma nella Chiesa cattolica italiana? Che lo aiuteranno a supportare con intelligenza un Papa che ha bandito ogni ambigua prudenza?

Probabilmente per il Cardinale le prove non si faranno attendere.